Si è svolta nell’aula consiliare la cerimonia di consegna

Premio «Gasparo da Salò» a Dolfo ed i coniugi Foffa

08/11/2001 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo

Una fes­ta piena, una cer­i­mo­nia sen­za retor­i­ca e vena­ta di emozione, quel­la che si è cel­e­bra­ta domeni­ca pomerig­gio nel­l’aula con­sil­iare del munici­pio di Salò in occa­sione del­la con­seg­na dei tradizion­ali pre­mi «Gas­paro da Salò». Pre­mi che l’am­min­is­trazione comu­nale con­ferisce ai suoi cit­ta­di­ni dis­tin­tisi in attiv­ità ben­e­merite nei con­fron­ti del­la col­let­tiv­ità e che ha vis­to quest’an­no insigni­ti il comm. Francesco Dol­fo e i coni­u­gi comm. Tul­lio Fof­fa e prof. Maria Cru­ciani. Tut­ti e tre ven­er­a­bili per età e anco­ra arzil­li, non salo­di­ani di orig­ine, ma per­fet­ta­mente inte­grati nel­la comu­nità. Di fronte ad un udi­to­rio numeroso e com­pì­to il sin­da­co e il pres­i­dente del­la Comu­nità mon­tana Bruno Faus­ti­ni han­no illus­tra­to il sen­so del­l’inizia­ti­va e del­l’at­tes­ta­to (una stat­ua che ripro­duce il bus­to del musicista Gas­paro da Salò, opera del­lo Zanel­li, una delle glo­rie artis­tiche lacus­tri) che non a caso coin­cide con la ricor­ren­za del san­to patrono del­la cit­tad­i­na riv­ieras­ca, S. Car­lo Bor­romeo. Poi la paro­la è toc­ca­ta ai due men­tori, ai due cor­re­la­tori, che han­no riper­cor­so le biografie dei pre­miati, sot­to­lin­e­an­do i mer­i­ti nelle rispet­tive sfere di inter­ven­to ed evi­den­zian­do come le loro sor­ti, qua­si un seg­no del des­ti­no, si siano sfio­rate una cinquan­ti­na di anni fa nel­l’am­bito del­lo stes­so plesso edilizio: il pri­mo come diret­tore del col­le­gio Civi­co, gli altri come respon­s­abili del­l’osser­va­to­rio mete­o­ro­logi­co, che è ancor oggi ubi­ca­to nel­la torre adi­a­cente l’ex-con­vit­to . Il dot­tor Vit­to­rio Pir­lo, tes­ti­mone ocu­lare di fer­rea memo­ria nonché adren­a­l­i­co ani­ma­tore del­la vita salo­di­ana, con parole molto appas­sion­ate ha delin­eato il pro­fi­lo umano e pro­fes­sion­ale del comm. Francesco Dol­fo (classe 1909), «un friu­lano figlio del­la labo­riosa cul­tura contadina…uomo burbero ma benefi­co», pri­mo sin­da­co dopo la Lib­er­azione di un pic­co­lo paese del­l’hin­ter­land por­de­nonese, che a Salò arrivò nel lon­tano 1946 per dirigere il Col­le­gio Civi­co, cadu­to in malar­nese dopo gli anni del­la guer­ra. Poi nei pri­mi anni ’60 il comm. Dol­fo rilevò la ges­tione del con­vit­to delle suore Orso­line, con scuo­la pri­va­ta annes­sa, dan­do vita ad un com­p­lesso sco­las­ti­co che ospi­ta­va centi­na­ia di stu­den­ti. Una lun­ga sto­ria insom­ma, pad­a­gog­i­ca e impren­di­ti­va, con­clusasi solo qualche anno fa per rag­giun­ti lim­i­ti di età e soprat­tut­to per il venir meno del mod­el­lo scuo­la-con­vit­to. , ex-sin­da­co di Salò, ha avu­to l’onere e l’onore di mag­nifi­care le fig­ure e i ruoli del comm. Tul­lio Fof­fa e di sua moglie, la prof. Maria Tere­sa Cru­ciani, respon­s­abili fin dal 1951 del locale osser­va­to­rio mete­o­ro­logi­co, uno dei più antichi e più impor­tan­ti a liv­el­lo nazionale. Tul­lio Fof­fa (classe 1919), bres­ciano di nasci­ta, all’e­poca era un «uomo d’arme» reduce dalle tra­ver­sie bel­liche che lo ave­vano vis­to pri­ma impeg­na­to in Lib­ia, poi pri­gion­iero in India. Al ritorno del­la guer­ra, Tul­lio Fof­fa ave­va conosci­u­to la moglie, lau­re­a­ta in chim­i­ca all’ di Pavia e suc­ces­si­va­mente docente all’is­ti­tu­to tec­ni­co «Bat­tisti». La loro è sta­ta una vita di totale abne­gazione, nel seg­no del­la mil­i­tan­za sci­en­tifi­ca e del servizio civile: non sono mai andati in ferie per pot­er ottem­per­are ai loro doveri gior­nalieri, rius­cen­do a coni­u­gare tut­tavia le neces­sità del­la famiglia con l’im­peg­no. Molto emozionati, come com­pren­si­bile, i pre­miati che han­no rilas­ci­a­to alcune dichiarazioni a cal­do. «Ho pas­sato una vita tra i gio­vani e ne sono orgoglioso — ha com­men­ta­to il comm. Francesco Dol­fo -. Oggi leg­go e sen­to dire che i gio­vani sono cam­biati, ma non ci cre­do. Non so se sono deg­no di questo pre­mio. Spero di essere giu­di­ca­to con la stes­sa mag­na­nim­ità anche più in alto, quan­do sarà l’o­ra». «Ero anda­to sot­to le armi per fare solo qualche mese, e invece di mesi ne ho fat­ti più di ottan­ta», ha det­to invece Tul­lio Fof­fa, che si è poi sof­fer­ma­to a spie­gare metodolo­gie ed espe­rien­ze del suo lavoro, riv­e­lando una pas­sione inesaus­ta. Va da sé che gli applausi sono sta­ti lunghissi­mi. Per tut­ti i pre­sen­ti quel­la di domeni­ca scor­sa è sta­ta l’oc­ca­sione per recu­per­are le opere e i giorni di una micros­to­ria locale che non può e non deve essere dimen­ti­ca­ta. Salò, ha ricorda­to il sin­da­co Cipani, è un paese che vuole con­ser­vare la pro­pria memoria.

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