Coinvolti anche i bambini delle materne

Presepe nella palafitta e storia in diapositiva

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Di Luca Delpozzo
g.b.

Una palafit­ta pres­soché a grandez­za nat­u­rale, se non addirit­tura un po’ più grande, ricostru­i­ta sul­la base del mod­el­lo con­ser­va­to al Museo di Cavri­ana. Ques­ta palafit­ta fa bel­la mostra di sé, nel gia­rdi­no di per­ti­nen­za del­la Palazz­i­na Stor­i­ca, e viene usa­ta come capan­na: ospi­ta infat­ti l’ultimo nato dei pre­sepi allesti­ti nel­la cit­tad­i­na aril­i­cense per le prossime fes­tiv­ità. E dall’epoca delle palafitte, sim­bo­lo per eccel­len­za del­la valen­za stor­i­ca di Peschiera che è conosci­u­ta in tut­to il mon­do come sito di rifer­i­men­to per l’età del bron­zo nell’archeologia sub­ac­quea, parte la serie di dia­pos­i­tive proi­et­tate all’interno del­la Palazz­i­na Stor­i­ca nei giorni fes­tivi e nei fine set­ti­mana e che riper­cor­rono la sto­ria del paese pro­prio dall’era delle palafitte sino ai giorni nos­tri. «Abbi­amo ritenu­to gius­to cer­care di val­oriz­zare questo grande pat­ri­mo­nio stori­co rac­chiu­so nel­la nos­tra cit­tad­i­na», spie­ga Enza Lonar­di, coor­di­na­trice del prog­et­to, real­iz­za­to in questo peri­o­do gra­zie alla col­lab­o­razione gra­tui­ta di decine di per­sone. «Le sue radi­ci sono nel­la civiltà palafit­ti­co­la, quin­di in un pas­sato molto più lon­tano del­la dom­i­nazione veneziana pri­ma e aus­tri­a­ca poi, che han­no las­ci­a­to le trac­ce più vis­i­bili con i gran­di edi­fi­ci che com­pon­gono ques­ta fortez­za sull’acqua più uni­ca che rara». Il palafit­ti­co­lo è sta­to com­ple­ta­to dalle sagome ideate e real­iz­zate dai bam­bi­ni delle tre scuole mater­ne del ter­ri­to­rio. Spie­ga anco­ra Enza Lonar­di: «I pic­coli, con le loro inseg­nan­ti, si sono impeg­nati in modo enco­mi­a­bile; spe­ri­amo che in molti vor­ran­no venire a vis­itare questo e gli altri pre­sepi allesti­ti in questi giorni». «E ci scu­si­amo con i crit­i­ci più atten­ti, che potreb­bero notare qualche inesat­tez­za nel­la ricostruzione», con­tin­ua la coor­di­na­trice dell’iniziativa. «Del resto», sot­to­lin­ea anco­ra Enza Lonar­di, «per scusar­ci pos­si­amo dire che abbi­amo fat­to tut­to in pochissi­mo tem­po, moti­vati solo dal deside­rio di ripren­der­ci questo nos­tro grande pat­ri­mo­nio di sto­ria e cul­tura e di far par­tire da lì il nos­tro augu­rio di pace». «Un appun­ta­men­to che, sono cer­ta», con­clude la Lonar­di, «con­tin­uer­e­mo nei prossi­mi anni cer­can­do di miglio­rar­ci ogni volta».

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