Oggi si apre la rassegna dedicata alla natività

Presepio subacqueo e sorprese in mostra

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Di Luca Delpozzo
Giuditta Bolognesi

Si inau­gu­ra ques­ta mat­ti­na, in Sala Radet­zky, la rasseg­na di pre­sepi artis­ti­ci orga­niz­za­ta dal Comune in col­lab­o­razione con popo­lare Upif, grup­po volon­tari di Forte Arditeti e grup­po pre­sepi del Beato Andrea. La mostra, alla sua pri­ma edi­zione, espone tra l’altro le scul­ture in leg­no di Gae­tano Isac­chi­ni, aril­i­cense, per la pri­ma vol­ta nel suo paese. Gli sce­nari sono scol­pi­ti in pezzi uni­ci di tronchi o radi­ci di piante recu­per­ate ovunque: ve ne è uno are­natosi sul fon­dale di fronte al campeg­gio But­ter­fly dopo giorni di mal­tem­po che ave­vano srad­i­ca­to piante nel Trenti­no. «L’ho las­ci­a­ta ad asci­u­gare per un anno in casa. Poi ho final­mente potu­to iniziare a lavo­rar­la», spie­ga l’autore. La rasseg­na di Peschiera ospi­ta opere prove­ni­en­ti da altri pae­si del Veronese; vi si pos­sono ammi­rare trul­li pugliesi, pae­sag­gi eschime­si con orsi polari, gon­do­le e imbar­cazioni garde­sane in una rig­orosa ricostruzione lignea di Por­ta Verona, e un pae­sag­gio intera­mente real­iz­za­to con pietre del­la Lessinia. «Tutte le nativ­ità esposte han­no un loro val­ore e sig­ni­fi­ca­to: dai quadri di Pino Bertagna», spie­ga Enza Lonar­di dell’Upif», alla cre­ativ­ità dei bam­bi­ni delle scuole che han­no usato tut­ti i mate­ri­ali pos­si­bili, anche i sas­si rac­colti dal lago». L’appuntamento con i pre­sepi di Peschiera non può dirsi com­ple­to sen­za una visi­ta al sub­ac­queo allesti­to nel Canale di mez­zo e vis­i­bile dal ponte di San Gio­van­ni. «Sono 28 scul­ture metal­liche, lavo­rate a mano con la fiamma ossidri­ca», spie­ga Rena­to Sig­norel­li, del­e­ga­to allo sport e al sociale ed espo­nente del Sub Club Peschiera, che ha real­iz­za­to l’opera e da 24 anni si pre­oc­cu­pa di alle­stir­la nelle acque del­la fortez­za. «È il vero pre­se­pio del lago, che qui ha trova­to una sede nat­u­rale gra­zie alla stra­or­di­nar­ia bal­cona­ta offer­ta dal ponte di San Gio­van­ni. Anche quest’anno i vis­i­ta­tori potran­no, dig­i­tan­do un numero indi­ca­to sul ponte, osser­vare la sor­pre­sa prepara­ta in acqua. Occorre iniziare a lavo­rare a set­tem­bre e ten­go a sot­to­lin­eare che l’età media di chi si adopera per questo è di cir­ca sessant’anni. Spe­ri­amo che qualche gio­vane, osser­van­do questo cap­ola­voro, si pren­da a cuore questo tipo di tradizione che», con­clude Sig­norel­li, «sarebbe un pec­ca­to andasse persa».

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