In cattedra i sottosegretari Aprea e Brancher Autonomia e studi personalizzati le parole chiave della Moratti

Presidi, direttori e profe vanno a scuola di riforma

15/02/2003 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Alvaro Joppi

Il gotha del mon­do del­la scuo­la si è dato appun­ta­men­to al teatro Coral­lo per con­frontar­si sul­la rifor­ma sco­las­ti­ca in dis­cus­sione alla Cam­era. Pre­si­di, diret­tori didat­ti­ci, fun­zionari ammin­is­tra­tivi e docen­ti han­no segui­to con atten­zione il lun­go dis­cor­so del sot­toseg­re­tario all’istruzione, all’ e alla ricer­ca sci­en­tifi­ca Valenti­na Aprea che si è sof­fer­ma­ta sull’impianto del­la rifor­ma Morat­ti. «In prat­i­ca si pas­sa dal pri­ma­to del­la cul­tura buro­crat­i­ca che ha dom­i­na­to la scuo­la in questi cinquant’anni al pri­ma­to dell’educazione», ha esor­di­to la par­la­mentare Aprea sot­to­lin­e­an­do come la «nos­tra scuo­la deb­ba svilup­pare l’autonomia». Ad invitare nel cen­tro lacus­tre il vice min­istro è sta­ta l’associazione Ami­ci casa delle Lib­ertà pre­siedu­ta da Mar­co Zaninel­li, pro­muoven­do il con­veg­no «Una scuo­la di qual­ità al servizio del ter­ri­to­rio» coor­di­na­to da Giu­liano Rizzi. L’incontro ha vis­to anche la pre­sen­za del sot­toseg­re­tario per le riforme isti­tuzion­ali Aldo Branch­er, del pres­i­dente del­la Cam­era di com­mer­cio di Verona Fabio Bor­to­lazzi, del pre­side dell’istituto alberghiero di Bar­dolino Car­naci­na, Gal­li­na, e del diret­tore gen­erale per l’istruzione vene­ta Enzo Mar­tinel­li, pron­to a ricor­dare come nel Vene­to la scuo­la a tem­po pieno si attesti attorno al 24 per cen­to: la più bas­sa d’Italia. A intro­durre il con­veg­no e a cucire tra loro i vari momen­ti la pro­fes­sores­sa Emil­ia Bres­sanel­li: «È la pri­ma legge di rifor­ma sco­las­ti­ca che prevede un ruo­lo stra­or­di­nario delle autonomie sco­las­tiche e degli enti locali. Abbi­amo pre­so atto del supera­men­to del monop­o­lio statale del­la scuo­la, uni­co deten­tore dell’istruzione, con l’applicazione del prin­ci­pio di sus­sidia­ri­età oriz­zon­tale e ver­ti­cale. La legge cos­ti­tuzionale n. 3 dell’ottobre 2001 (legge che ha super­a­to il monop­o­lio statale dell’istruzione) ha por­ta­to a ques­ta grande mod­i­fi­ca nel­la lin­ea del­la sus­sidia­ri­età, che è ben diver­sa dal decen­tra­men­to. Un atto riv­o­luzionario per il nos­tro sis­tema, che pone tutte le scuole a pari dig­nità. Si apre quin­di uno sce­nario nuo­vo, com­p­lesso, dove lo Sta­to deve sta­bilire gli stan­dard per poi dis­cutere con le realtà locali tut­to il resto. In prat­i­ca la legge prevede piani di stu­dio per­son­al­iz­za­ti. Non più gli stu­den­ti che si adeguano ai pro­gram­mi ma al con­trario lo Sta­to che si adegua agli stu­den­ti». «Nel giro di pochi giorni», ha con­clu­so il sot­toseg­re­tario Aprea, «l’Italia avrà la sua rifor­ma sco­las­ti­ca». In prece­den­za il pro­fes­sore Gal­li­na, con un’esauriente ed ana­lit­i­ca relazione, ave­va toc­ca­to il tema del­la «Lib­ertà del­la per­sona e val­ori educa­tivi nel­la scuo­la dell’autonomia». «Una scuo­la che non sia luo­go di parcheg­gio sociale e nem­meno strut­tura dep­u­ta­ta al mero adde­stra­men­to oper­a­ti­vo, ma pun­to d’incontro fra sapere e soci­età. Un incon­tro tra per­sone dove inseg­nare e appren­dere sono le fac­ce di una stes­sa medaglia e sep­a­rar­le è impos­si­bile. Per­ché l’insegnante vero men­tre inseg­na impara e l’allievo aut­en­ti­ca­mente prote­so al sapere men­tre impara inseg­na al suo inseg­nante». Questo con­cet­to è sta­to ripreso anche dal sot­toseg­re­tario Aldo Branch­er, che in chiusura dei lavori ha ricorda­to che con la «rifor­ma si affer­ma la neces­sità di inve­stire sul­la scuo­la con una plu­ral­ità di politiche nazion­ali, come quel­la uni­ver­si­taria, dell’economia, del lavoro, delle inno­vazioni tec­no­logiche». Una scuo­la, dunque, che deve «recepire le esi­gen­ze del ter­ri­to­rio e deve arric­chir­si delle sue tradizioni».

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