Ai tempi della Repubblica sociale, Gardone Riviera era zona franca, in base alla convenzione internazionale di Ginevra. Il Grand Hotel, trasformato in ospedale otto la direziono del medico colonnello Hunnermann.

Prima Ospedale poi albergo

24/05/2000 in Cultura
Di Luca Delpozzo
s.z.

Ai tem­pi del­la Repub­bli­ca sociale, Gar­done Riv­iera era zona fran­ca, in base alla con­ven­zione inter­nazionale di Ginevra. Il Grand Hotel, trasfor­ma­to in ospedale (al pari del Fasano, del Savoy, del Belle­vue, del­la pen­sione Hohi, del­l’al­ber­go Spi­ag­gia d’Oro, di Vil­la Maria Elis­a­bet­ta e Vil­la Paoli­na) sot­to la direziono del medico colon­nel­lo Hun­ner­mann, dispone­va di repar­ti di med­i­c­i­na, chinir­gia, oculis­ti­ca (subì un inter­ven­to agli occhi anche il figlio del Duce, Romano), radi­olo­gia una divi­sione per la cura del­la malar­ia. Ospi­ta­va i mil­i­tari al fronte, sen­za dis­tinzione di parte, e civili che non pote­vano trovare pos­to nel­l’ospedale di Salò, in gravi dif­fi­coltà per l’ec­cezionale sovraf­fol­la­men­to. Spes­so i fer­i­ti di guer­ra giungevano a bor­do del piroscafo Italia, trasfor­ma­to in nave-ospedale, coi con­trasseg­ni del­la Croce rossa. Molti assi­cu­ra­no che sot­to il ter­rapieno del parcheg­gio, a fian­co del­la 45 bis, fos­sero state allestite le sale chirur­giche di ris­er­va, dotate di gen­er­a­tori autono­mi, da uti­liz­zare in caso di emer­gen­za. Un sondag­gio effet­tua­to dal comune nei giorni scor­si non ha dato alcun risultato.