Il «mostro» elettronico da 36 miliardi è considerato tra i più avanzati del mondo e debutterà ufficialmente sabato prossimo

Primo viaggio con la nuova funivia

17/07/2002 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Malcesine

Un’at­trazione con pochi rivali. Sale e scivola lun­go il crinale del sor­volan­do olivi e pinete la cab­i­na rotante, con il pavi­men­to in leg­gero movi­men­to cir­co­lare e la «nav­i­cel­la» fis­sa. È la pun­ta di dia­mante del­la nuo­va funi­via che col­le­ga il cen­tro dell’alto lago ai 1.760 metri di Trat­to Spino. Impianto anco­ra chiu­so al pub­bli­co, aprirà uffi­cial­mente i bat­ten­ti saba­to mat­ti­na, ma sot­to­pos­to ormai da più di dieci giorni a con­tinui e numerosi col­lau­di. Oltre a ver­i­fi­care la fun­zion­al­ità del­la strut­tura toc­ca agli stes­si dipen­den­ti del con­sorzio funi­co­lare, 13 assun­ti in pianta sta­bile 25 nel peri­o­do sta­gionale, pren­dere famil­iar­ità con il nuo­vo «mostro» figlio di una mec­ca­ni­ca tra le più avan­zate. Rispet­to al vec­chio impianto tut­to ora è azion­a­to da marchingeg­ni elet­tron­i­ci costan­te­mente mon­i­torati da com­put­er. Nul­la sfugge ai ter­mi­nali instal­lati nel­la stazione inter­me­dia di San Michele. Due postazioni spec­u­lari con ampie vetrate riv­olte, l’una ver­so fon­do valle l’altra in direzione del Bal­do. Una cen­trale elet­tron­i­ca con il trac­cia­to del­la funi­via riprodot­to sul­lo scher­mo dei mon­i­tor che mostra l’esatta posizione del­la cab­i­na, la veloc­ità di movi­men­to, l’altezza e la forza del ven­to. Sot­to la plan­cia di coman­do, in prat­i­ca il cervel­lo del­la funi­via, pul­sa la sala mac­chine, enorme per maestosità degli spazi e per gli ingranag­gi in fun­zione, tut­ti rig­orosa­mente di col­ore gial­lo verde. Ad azionare le cab­ine, quat­tro in tut­to equa­mente sud­di­vise nei due tronchi del­la funi­via, due motori elet­tri­ci dal­la poten­za com­p­lessi­va di 620Kw. Pron­ti ad entrare in fun­zione in caso di black­out ci sono due gen­er­a­tori di cor­rente a loro vol­ta sup­por­t­ati nell’ipotesi di estremo bisog­no da altri due motori idrauli­ci. «La sicurez­za è mas­si­ma», ci rac­con­ta durante il tragit­to di pro­va da San Michele al Bal­do, Raf­fael­lo Caramel­li mac­chin­ista da 26 anni in servizio alla funi­via. Una cor­sa di undi­ci minu­ti sot­to un cielo plumbeo, nuv­ole cariche di piog­gia e la neb­bia pronta ad inghiot­tire la cab­i­na rotante appe­na giun­ta in som­mità. Un giro che comunque las­cia abbon­dan­te­mente intravedere oriz­zon­ti moz­zafi­a­to sul Gar­da ma anche sul­la cate­na del Bal­do che lenta­mente ci si para davan­ti gra­zie alla rotazione impercettibile del­la «vet­tura». Un giro com­ple­to di 360 gra­di rima­nen­do in pie­di nel­lo stes­so pos­to ma con lo sguar­do che spazia su sce­nari diver­si. Il tut­to ad una veloc­ità mas­si­ma di dieci metri al sec­on­do sen­za per questo avver­tire par­ti­co­lari sbalzi di vuo­to, prati­ca­mente annul­lati rispet­to al vec­chio impianto di risali­ta. In cima, nel­la stazione di monte, come nelle altre due, fer­vono i lavori per com­pletare una strut­tura costa­ta com­p­lessi­va­mente 39 mil­iar­di. Un’opera cura­ta nei min­i­mi par­ti­co­lari come tes­ti­mo­nia il rives­ti­men­to in leg­no lamel­lare del­la stazione di Trat­to Spino, all’ester­no pro­tet­ta da lamine di allu­minio. Ai lati ma anche di fronte ampie vetrate che dan­no l’idea di sog­giornare in un’as­tron­ave sospe­sa nel vuo­to. Un’ampia sala di dis­im­peg­no divide inoltre la zona d’ar­ri­vo da quel­la di disce­sa. In due parole: fun­zion­al­ità abbina­ta all’el­e­gan­za delle rifini­ture. Osser­va e non nasconde il suo entu­si­as­mo Caramel­li. «Tut­ti i miei col­leghi non vedono l’ora di ricom­in­cia­re a lavo­rare. Un’attesa e curiosità che si res­pi­ra anche in paese». Il futuro è alle porte.

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