La bozza per la ristrutturazione non convince i disabili motori, il Comune e i medici. Bassi: «L’Ulss accelera troppo e si dimentica del padiglione A»

Progetto per metà ospedale

21/03/2004 in Attualità
Parole chiave:
Di Luca Delpozzo
g.m.

L’Associazione inter­re­gionale dei dis­abili motori, i medici e il Comune di Mal­ce­sine boc­ciano il prog­et­to di ristrut­turazione dell’ospedale pro­pos­to dall’Ulss 22 di Bus­solen­go. Nei giorni scor­si, il pres­i­dente dell’Aidm, Rober­to Bassi, ha pre­so car­ta e pen­na e ha invi­a­to una let­tera all’assessore regionale alla San­ità, Fabio Gava, poi con­seg­na­ta anche ai ver­ti­ci dell’Azienda san­i­taria. A fine feb­braio, infat­ti, l’associazione dei dis­abili assieme al dot­tor Bruno Danzi, pri­mario del­la riabil­i­tazione, e all’amministrazione comu­nale lacus­tre, era sta­to invi­ta­to dal diret­tore gen­erale dell’Ulss, Rena­to Pic­coli, a val­utare il prog­et­to di ristrut­turazione dell’ospedale di Mal­ce­sine. Ciò è avvenu­to in due suc­ces­sivi incon­tri. Il prog­et­to pre­sen­ta­to è sta­to redat­to dai tec­ni­ci del­lo stu­dio di architet­tura Altieri di Thiene, incar­i­cati dopo la delib­era del­la Giun­ta regionale di dicem­bre. A segui­to del­la delib­era numero 3732 del 5 dicem­bre 2003, infat­ti, la Giun­ta del Vene­to ave­va mes­so nero su bian­co quali fos­sero le dotazioni pre­viste per l’ospedale alla luce del­la man­ca­ta chiusura inizial­mente pre­vista per la strut­tura, e anche l’intento di ven­di­ta del­la strut­tura san­i­taria dell’alto Gar­da per poco meno di 26 mil­ioni di euro all’Inail. Con lo stes­so doc­u­men­to veni­va inoltre pre­vista una «com­ple­ta ristrut­turazione dell’ospedale» per un impeg­no di spe­sa di sette mil­ioni di euro. L’Ulss 22 ave­va rice­vu­to quin­di il com­pi­to di «pro­durre l’elaborazione per il prog­et­to di adegua­men­to del­la strut­tura san­i­taria» alle fun­zioni attribuite dal­la Regione all’ospedale. E così i ver­ti­ci dell’Ulss han­no con­vo­ca­to due volte sia i ver­ti­ci dell’amministrazione comu­nale di Mal­ce­sine, sia i dis­abili motori, sia i diri­gen­ti medici per illus­trare loro il prog­et­to. Da subito il pres­i­dente Rober­to Bassi ha man­i­fes­ta­to net­ta con­tra­ri­età al prog­et­to, oppo­nen­do una serie di rilievi, «sia di natu­ra tec­ni­ca, che di oppor­tu­nità». Con­tra­ri­età, dunque, basa­ta su rilievi non risolti nep­pure nel sec­on­do dei due incon­tri. «Il prog­et­to di ristrut­turazione dell’ospedale», spie­ga Rober­to Bassi, «non ci sod­dis­fa affat­to. Anz­i­tut­to si prevede la ristrut­turazione solo di uno e non di entram­bi i padiglioni dell’ospedale. Infat­ti anche il padiglione più a monte, il padiglione A, fa parte del­la strut­tura. Si vuole però spostare tut­to nel padiglione più in bas­so per lib­er­are quel­lo più a monte, sen­za speci­fi­care il per­ché. Che cosa si vuole creare lì den­tro?». «Inoltre», pros­egue Bassi, «nel prog­et­to man­cano alcu­ni spazi quali la men­sa, una sala per la social­iz­zazione tipo una sala tv, man­cano le officine orto­pe­diche accred­i­tate; gli spoglia­toi, per giun­ta, sono inadeguati e la palestra pre­vista è pic­co­la per il numero di per­sone che han­no bisog­no di riabil­i­tazione. Inoltre viene pre­vista una pisci­na di poco supe­ri­ore a quel­la attual­mente pre­sente, cioè insuf­fi­ciente. Infine, nul­la di adegua­to è pre­vis­to per gli spazi esterni, che invece andreb­bero sfrut­tati per la riabil­i­tazione moto­ria. Chi ha redat­to ques­ta ristrut­turazione non ha idea di che dif­feren­ze ci siano tra un ospedale nor­male e uno invece con vocazione orto­pe­di­co- riabil­i­ta­ti­va, quale è e quale dovrà essere quel­lo di Mal­ce­sine». Insom­ma, una boc­ciatu­ra tec­ni­ca, pre­ce­du­ta però da una, anco­ra più grave, defini­ta «ques­tione di fon­do». Sec­on­do i dis­abili, infat­ti, «non è oppor­tuno eseguire adesso i lavori pro­posti». «Vor­rem­mo che chi la dovrà gestire, pri­ma pren­da pos­ses­so del­la strut­tura e, suc­ces­si­va­mente, uti­lizzi le risorse per creare una ospedale di suo gradi­men­to. Con­seg­nare un ospedale chi­avi in mano, quan­do anco­ra non sap­pi­amo di pre­ciso a chi, sec­on­do noi è una fol­lia, che rischia di scon­finare nel­lo spre­co dei sette mil­ioni di euro. Non capi­amo pro­prio che fret­ta ci sia per agire adesso». Sec­on­do i ver­ti­ci dell’Aidm insom­ma va fat­ta anz­i­tut­to una «redazione delle linee gui­da per la ristrut­turazione» dell’ospedale, «alla luce degli obi­et­tivi e delle esi­gen­ze ges­tion­ali del part­ner che gestirà la strut­tura». D’accordo con la lin­ea dell’Aidm anche il pri­mario del­la riabil­i­tazione, dot­tor Bruno Danzi, fino­ra «volu­ta­mente rimas­to ai mar­gi­ni del­la vicen­da dell’ospedale», ma che a questo pun­to ha deciso di par­lare. Ed il pri­mario va ben oltre il pun­to di vista dei dis­abili. «Quan­to delib­er­a­to dal­la è una buona soluzione per Mal­ce­sine solo a due con­dizioni: la pri­ma è che i 90 posti let­to accred­i­tati, 80 di riabil­i­tazione e 10 di orto­pe­dia, vengano inte­grati con un grande ospedale per acu­ti con­ven­zion­a­to, che ne garan­tis­ca le nec­es­sarie com­pe­ten­ze orto­pe­diche e neu­ro­logiche. Nel­la Ulss 22 ci sono due ospedali con­ven­zionati che pos­sono dare il sup­por­to adegua­to». «La sec­on­da e impre­scindibile con­dizione è che ques­ta soluzione ven­ga adot­ta­ta subito pri­ma del­la ristrut­turazione defin­i­ti­va, che com­porterebbe tem­pi lunghi con inevitabile dis­per­sione delle pro­fes­sion­al­ità mediche e para­mediche. La con­seguen­za sarebbe una chiusura dell’ortopedia e una sof­feren­za per la riabil­i­tazione». «La ristrut­turazione defin­i­ti­va deve essere riman­da­ta a un sec­on­do tem­po e fat­ta con la nec­es­saria pon­der­azione». Con­clu­sione: «Sarebbe una vera iat­tura man­tenere aper­ta una ques­tione che può essere chiusa a breve, e con sod­dis­fazione per tut­ti». Infine, sul­la stes­sa lunghez­za d’onda è sin­toniz­za­to pure il sin­da­co di Mal­ce­sine, Giuseppe Lom­bar­di. «Il prog­et­to pre­sen­ta­to­ci è ovvi­a­mente car­ente, dato che il diret­tore Pic­coli ha avu­to dal­la Regione pochissi­mo tem­po per far­lo redi­gere». Gli spazi esterni comu­ni», con­tin­ua Lom­bar­di, che di pro­fes­sione è ingeg­nere, «sono davvero ristret­ti e insuf­fi­ci­en­ti. Almeno per quan­to con­tenu­to nel pri­mo prog­et­to, l’unico fino­ra da me vision­a­to». Rel­a­ti­va­mente all’opportunità di eseguire ora o meno i lavori, il pri­mo cit­tadi­no ha le idee chiare. «Non è nec­es­sario che chi gestirà la strut­tura ne entri in pos­ses­so mate­rial­mente, ma è sicu­ra­mente impre­scindibile che, pri­ma di eseguire lavori così impeg­na­tivi, il tut­to ven­ga con­corda­to con le esi­gen­ze del part­ner pri­va­to che dovrà man­dare avan­ti l’ospedale». La pal­la tor­na quin­di ora all’Ulss 22, dato che l’Associazione dei dis­abili, come sem­pre battagliera, non ha inten­zione di arretrare min­i­ma­mente su questo pun­to. E infat­ti Bassi promette: «Abbi­amo la disponi­bil­ità a col­lab­o­rare, come sem­pre, ma non ad essere pre­si in giro. Vogliamo pri­ma il cam­bio di ges­tione e poi la ristrut­turazione. Siamo pron­ti a ripren­dere la battaglia da dove la ave­va­mo lasciata».

Parole chiave: