La produzione quest’anno sfiora i 19 milioni di bottiglie

Pronto da stappare il Novello del 2003

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Di Luca Delpozzo

Robus­to e autorev­ole: par­lan­do di si potrebbe pen­sare a un cor­poso Brunel­lo. Invece, nelle pre­vi­sioni di « stap­pag­gi o» , è quel­lo che gli esper­ti pen­sano del 2003. Così l’attesa per questo vino, che sarà stap­pa­to uffi­cial­mente a Vicen­za alla mez­zan­otte di stasera , cresce. D’altra parte è dif­fi­cile pen­sare a un Nov­el­lo come qual­cosa di diver­so dal tradizionale bev­eri­no d’autunno, come un vino impor­tante, vinoso e robus­to, carat­ter­iz­za­to da un tas­so alcol­i­co più ele­va­to rispet­to al pas­sato. Eppure è pro­prio così, stan­do a quan­to assi­cu­ra lo stes­so pres­i­dente dell’Unione ital­iana vini, Ezio Riv­el­la, sec­on­do il quale non ci sono dub­bi: « O tti­ma anna­ta sia per la qual­ità, sia per quan­tità». E se sul­la qual­ità il respon­so ver­rà domani sera dai cali­ci, sul­la quan­tità i dati di pro­duzione già par­lano chiaro. Dalle can­tine usci­ran­no, sec­on­do le min­uziose stime dell’Uiv, 18.984.419 bot­tiglie (»5,7% rispet­to alla 2002, con 1.019.817 bot­tiglie in più). Nel­la pro­duzione il Nord con­tin­ua a essere trainante, con in tes­ta il Vene­to (6.668.049 mil­ioni di bot­tiglie) e il Trenti­no Alto Adi­ge (1.813.500 bot­tiglie). Buono quest’anno l’incremento del Sud (»12,4%), dove la Puglia si con­fer­ma leader con 957.800 bot­tiglie. Res­ta invece stazionar­ia, rispet­to alla vendem­mia dell’anno scor­so, la pro­duzione dei nov­el­li al Cen­tro, in quan­to i pro­dut­tori prediligono con­cen­trar­si sui vini pre­giati. La sto­ria del Nov­el­lo, rel­a­ti­va­mente recente, prende le mosse come rispos­ta com­mer­ciale ital­iana al Beau­jo­lais Nou­veau, nato in Fran­cia negli anni ’50 e vini­fi­ca­to esclu­si­va­mente con uve gamay. In Italia il Nov­el­lo nasce invece da vit­ig­ni tipi­ci di ogni area geografi­ca. Dunque, a dif­feren­za del­la Fran­cia dove la pro­duzione è lega­ta all’area di Beau­jo­lais, in Italia qua­si ogni regione pro­duce il pro­prio Nov­el­lo, con carat­ter­is­tiche legate al ter­ri­to­rio. Utile anche a « far cass a» dopo i costi del­la vendem­mia, il Nov­el­lo è così diven­ta­to in Italia un aut­en­ti­co fenom­e­no di mer­ca­to e di cos­tume. Vino ide­ale per una cuci­na sem­plice e infor­male, com­pag­no ide­ale delle cal­dar­roste, è un vino che esprime al meglio quat­tro carat­ter­is­tiche fon­da­men­tali: fres­co, fra­grante, frut­ta­to e fior­i­to. E pro­prio gra­zie al suo piacev­ole bou­quet aro­mati­co, il Nov­el­lo ha con­quis­ta­to negli ulti­mi anni larghe fasce di pub­bli­co, avvic­i­nan­do al mon­do del vino soprat­tut­to i più gio­vani e meno esper­ti. In ogni caso una rego­la vale per tut­ti: il Nov­el­lo va bevu­to gio­vane, preferi­bil­mente entro dicem­bre e al mas­si­mo nell’arco di sei mesi. A rego­lare i tem­pi di bat­tes­i­mo del Nov­el­lo è un decre­to del min­is­tero delle Politiche a gri­cole, gra­zie al quale viene stap­pa­to con due set­ti­mane di anticipo rispet­to al « deblocag e» del Beau­jo­lais (20 novem­bre). Il Nov­el­lo è ormai riconosci­u­to come il vino rosso di novem­bre, da non con­fondere con il vino nuo­vo. A fare la dif­feren­za è la vinifi­cazione: il vino nuo­vo è quel­lo ottenu­to con fer­men­tazione tradizionale, il vino nov­el­lo è ottenu­to con il meto­do del­la mac­er­azione carbonica.

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