Gli amici del museo vogliono coinvolgere le scuole in campi scavo e a supporto della collezione. Esperti a disposizione per esaminare sul luogo i potenziali reperti

Pronto soccorso archeologico

23/12/2004 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

Atten­zione, ora c’è il grup­po Ami­ci del . Sono loro le per­sone da con­tattare se si incon­tra­no pezzi di sto­ria o di preis­to­ria per stra­da. Cam­mi­nan­do lun­go un sen­tiero, lavo­ran­do in un cam­po o sem­i­nan­do fiori, stan­do ai bor­di di una cava, sca­v­an­do qua e là, può accadere di scorg­ere un coc­cio, un pez­zo di fer­ro arrug­gini­to, un ossi­ci­no che fa capoli­no da ter­ra. Per esem­pio, il miti­co anel­lo man­cante tra la scim­mia e l’uomo, se vera­mente sarà dimostra­to che lo è, è affio­ra­to alla per­ife­ria di Bar­cel­lona, tra i rifiu­ti di una dis­car­i­ca. Potrebbe accadere anche nell’area di Capri­no, dis­sem­i­na­ta di siti arche­o­logi­ci. Allo­ra, se si scorge qual­cosa di stra­no, la pri­ma tele­fona­ta da fare è al museo comu­nale, il numero è 045.620.9929. «L’Istituzione museo è uno tra i pochi in Italia che, esisten­ti pri­ma del­la Soprint­en­den­za, può rac­cogliere e con­ser­vare mate­ri­ale sen­za per forza spedir­lo a Verona, alla Soprint­en­den­za ai beni arche­o­logi­ci», spie­ga Fran­co Zeni, pres­i­dente del con­siglio di ammin­is­trazione del museo. E così, con Vas­co Sen­a­tore Gon­do­la, pres­i­dente, han­no lan­ci­a­to un’idea. In occa­sione dell’incontro con Mar­ti­na Benati e Gio­van­ni Ridolfi, gli arche­olo­gi che han­no appe­na ter­mi­na­to la ricat­a­logazione di quan­to in pos­ses­so del museo, sono state rac­colte le firme di chi ha accetta­to di diventare, appun­to, ami­co del museo. Si trat­ta del pri­mo pas­so con­cre­to su una stra­da che potrebbe portare lon­tano. «Chi­unque tro­vi o noti qual­cosa può fare una seg­nalazione qui ed innescare un mec­ca­n­is­mo di atten­zione ver­so siti locali impor­tan­ti. Come ami­ci del museo sare­mo un grup­po di per­sone sen­si­bili e attente e, anche trovan­do mate­ri­ale, con­tribuire­mo a sco­prire le radi­ci del­la nos­tra sto­ria». Altre idee ruotano attorno all’iniziativa: «Per abit­u­are anche i più gio­vani a guardare con occhio vig­ile il ter­ri­to­rio, vor­rem­mo orga­niz­zare una gior­na­ta del­la scuo­la in cui porter­e­mo i ragazz­i­ni in un luo­go ove è pos­si­bile trovare reper­ti ed orga­niz­zare una rac­col­ta di super­fi­cie». E Zeni aggiunge: «I ragazzi potreb­bero poi famil­iar­iz­zare con l’Istituzione anche facen­do un lavoro utile, che darebbe loro sod­dis­fazione. Il nos­tro alles­ti­men­to, infat­ti, è essen­ziale, ma un pro­fes­sore di appli­cazioni tec­niche delle medie ci ha dato un sug­ger­i­men­to. Inseg­nerebbe agli stu­den­ti come tagliare sup­por­ti in plex­i­gas per gli ogget­ti, cos­ic­ché l’esposizione diven­terebbe più piacev­ole. Se l’amministrazione ce lo per­me­ttesse, potrem­mo sis­temare qualche vet­ri­na con l’aiuto dei ragazzi». E poi da cosa nasce cosa. «Come isti­tuzione siamo sem­pre in con­tat­to con altri musei e con la Soprint­en­den­za, potrem­mo real­iz­zare scavi, fare ricerche sul ter­ri­to­rio». Intan­to tut­ti pos­sono diventare ami­ci del museo. «Accade spes­so, soprat­tut­to durante lavori sulle strade, che sia rin­venu­to qualche reper­to. Rara­mente, purtrop­po, le ditte avvertono la Soprint­en­den­za, ma tal­vol­ta in effet­ti far­lo potrebbe essere inutile per­ché l’oggetto potrebbe non aver val­ore. Tut­tavia, in atte­sa di un respon­so, la Soprint­en­den­za bloc­cherebbe comunque ogni oper­azione e si innescherebbe un lun­go iter buro­crati­co per nul­la. Chia­man­do invece il museo, un arche­ol­o­go pro­fes­sion­ista uscirebbe, farebbe una val­u­tazione e, se il ritrova­men­to fos­se di val­ore, chi­amerebbe la Soprint­en­den­za fun­gen­do dunque da fil­tro fida­to», con­clude Ridolfi.

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