A ogni porta di Braga c’è un oggetto che fa rivivere la storia del paesino. In mostra il fuso, la valigia dell’emigrante, la dote della sposa, lo stampo per il burro

Prosegue oggi la festa medievale

04/05/2003 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

Lo spec­chi­et­to per le allodole bril­la pro­prio in piaz­za, anti­co stru­men­to di richi­amo con­ser­va­to tra mille altri arne­si delle arti e mestieri del pas­sato rac­colti dagli abi­tan­ti del­la con­tra­da medio­e­vale di Bra­ga, a 600 metri di quo­ta sul Bal­do. Anche quest’anno, infat­ti, anno inter­nazionale dell’acqua e dopo il suc­ces­so dell’anno scor­so, anno inter­nazionale del­la mon­tagna, il comi­ta­to locale guida­to da Vir­ginia Cristi­ni ha allesti­to una mostra che, tra le vie, i por­ti­ci, le can­tine e le stalle del bor­go rac­con­ta la poe­sia di un mon­do vis­su­to per sec­oli d’alpeggio. Il nas­tro è sta­to taglia­to ieri, tra can­ti e poe­sie recitate dai bim­bi delle scuole ele­men­tari di Paz­zon che, gui­dati da maestre e dal­la coor­di­na­trice Gra­ziel­la Marango­ni, sono sta­ti applau­di­ti pure dalle autorità. Alla cer­i­mo­nia han­no parte­ci­pa­to Michele Luc­chi­ni, gui­da del comi­ta­to, Lui­gi Castel­let­ti, pres­i­dente del­la Comu­nità mon­tana del Bal­do che patroci­na l’iniziativa e, per il sin­da­co, Anto­nio Gas­pari, asses­sore ai . Vis­to che i bim­bi citano le «chiare, dol­ci, fres­che acque del Bal­do» e rimpiangono con Cristi­ni «le fontane che qui non can­tano più», è sta­to invi­ta­to anche un rap­p­re­sen­tante del Con­sorzio Adi­ge Gar­da, gestore delle risorse idriche locali. Se non è dato sapere l’epoca del­lo spec­chi­et­to per le allodole che un’abitante, sen­za uscire dall’uscio, definisce prece­dente al 1.100, è più facile invece conoscere cosa Bra­ga era in pas­sato ascoltan­do i rac­con­ti di chi, rac­colte le cose più care, le ha dis­poste con ordine agli usci. La mostra inizia in cima alla stra­da che por­ta alla frazione. In una sala sono rac­colti il tor­chio per fare i bigoli, recip­i­en­ti per fare il for­mag­gio, l’impronta per il bur­ro, mis­ure del lat­te, pestel­li, mac­chine del “sol­fro e ver­dram” usate con­tro i paras­si­ti, lam­pade, un lavabo in fer­ro bat­tuto, mon­ete, foto e ritrat­ti di cui è impos­si­bile rac­con­tare le espres­sioni. Poi c’è una cas­sa dotale da cui escono i mer­let­ti preziosi di una sposa cer­ta­mente priv­i­le­gia­ta. Altri pizzi stan­no nel­la caset­ta di Carmela Gia­co­mazzi, moglie di Sil­vio Fer­ri, la mas­cotte capri­nese di Enzo Fer­rari. Cristi­ni vi ha rac­colto le cen­to cose del lavoro fem­minile, fusi, telai, borse, vesti­ti, reg­giseni fat­ti a mano, sot­tovesti. La stra­da va ver­so le sor­p­rese dei giochi antichi: i cer­chi, un car­ro arma­to pic­ci­no fat­to con una spo­let­ta, flau­ti sca­v­ati in rami di sal­ice piangente. In un ango­lo Felice Loren­zi e Vit­to­ri­na Gia­co­mazzi han­no sis­tem­ato anche la vali­gia dell’emigrante, un par­ente che da Bra­ga se ne dovette andare in Svizzera, nel lon­tano 1952. In quegli anni di crisi ci andò anche Rosa Gia­co­mazzi che a Bra­ga però tornò negli anni ’60 per accud­ire mam­ma Gio­van­na. Rosa mostra a chi pas­sa come si fila la lana. «L’ho fila­ta fino al 1948, lo si face­va la sera, nel­la stal­la, con la luce fio­ca del lume ad olio, rac­con­tan­do­ci sto­rie». È lì quel pic­co­lo lume scuro, sopra ces­ti di lana grez­za, tosa­ta, lava­ta ed unta con olio che, come si fa, lei poi pas­sa alla mollinel­la, facen­do matasse che ripone in un ces­to. «Poi face­va­mo calze, maglie e flanelle». Alla bai­ta del lat­te Emilio Fior­i­ni è impeg­na­to alla caldera: qui litri e litri di lat­te por­tati a tem­per­atu­ra cagliano. Ecco il for­mag­gio, poi ver­rà la ricot­ta. Per vedere ed ass­apo­rare restano oggi e domani. Sta­mat­ti­na alle 9.30 c’è la mes­sa, dalle 12 assag­gi locali, non si chi­ude pri­ma delle 19. Lunedì sono in pro­gram­ma per le sco­laresche.