In tremila schierati sul Mincio «La Tav da qui non passerà». Replica al vetriolo alle dichiarazioni di Pozzani sul tracciato definitivo

Provocazione del sindaco Dalla Pellegrina sull’Alta velocità

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Di Luca Delpozzo
Peschiera del Garda

Chissà se i lib­ri di sto­ria par­ler­an­no, un giorno, del­la resisten­za civile lun­go il fiume Min­cio dopo quel­la stor­i­ca del Piave; l’idea viene lan­ci­a­ta dal sin­da­co Bruno Dal­la Pel­le­g­ri­na all’indomani delle dichiarazioni dell’assessore provin­ciale Gilber­to Poz­zani sul fat­to che l’ passerà comunque sul ter­ri­to­rio aril­i­cense così come è sta­ta dis­eg­na­ta, a ridos­so dell’autostrada, indipen­den­te­mente dal­la volon­tà del­la popo­lazione e degli ammin­is­tra­tori, frati del Frassi­no inclusi. «La mia è una provo­cazione, cer­ta­mente, del tut­to paci­fi­ca ma anche deter­mi­na­ta», rib­adisce alquan­to irri­ta­to il pri­mo cit­tadi­no, «viste le dichiarazioni rilas­ci­ate dall’assessore; pos­so capire la neces­sità di con­cretiz­zare un prog­et­to di cui si par­la da anni, le pres­sioni che ver­ran­no eserci­tate in tal sen­so, ma a tut­to c’è un lim­ite e non bas­ta l’arroganza per far pas­sare la da Peschiera col ris­chio di com­pro­met­terne defin­i­ti­va­mente il ter­ri­to­rio». Le dichiarazioni di Dal­la Pel­le­g­ri­na van­no ben oltre lo sfo­go e con­tengono tut­ta l’amarezza ma anche la fer­mez­za di chi non ha nes­suna inten­zione di assis­tere pas­si­va­mente a quel­la che potrebbe risultare un’autentica dev­as­tazione; una fer­mez­za che trae orig­ine anche dalle qua­si 3.000 firme rac­colte tra la cit­tad­i­nan­za con­tro il pas­sag­gio del­la Tav. «Non pre­tendo» dice il sin­da­co «di impedire il pro­gres­so, ammes­so che questo sia rap­p­re­sen­ta­to da una lin­ea fer­roviaria ad alta veloc­ità; ma vi sono cer­ta­mente molte alter­na­tive pos­si­bili, pri­ma fra tutte quel­la di far pas­sare il trac­cia­to più a sud, nel Man­to­vano, dove non incon­tr­erebbe sul suo cam­mi­no così tante sovras­trut­ture né realtà storiche, ambi­en­tali e pro­dut­tive come quelle che si trovano a Peschiera». «Qui ci sono tes­ti­mo­ni­anze impor­tan­ti e pres­ti­giose del­la sto­ria del nos­tro Paese, un San­tu­ario conosci­u­to nel mon­do, aziende che lavo­ra­no, come la Franke e la Arda, in set­tori di pre­ci­sione e che sareb­bero dan­neg­giate dalle vibrazioni del pas­sag­gio dei treni; e lo stes­so vale per il », sot­to­lin­ea il sin­da­co, «come mi han­no fat­to notare alcu­ni pro­dut­tori che han­no volu­to incon­trar­mi ieri pro­prio alla luce delle novità annun­ci­ate». Peschiera ave­va anche pre­sen­ta­to ai respon­s­abili del prog­et­to dei dis­eg­ni per un trac­cia­to alter­na­ti­vo. «Può anche dar­si che non fos­sero così vali­di da essere pre­si di pari pas­so a sos­ti­tuzione dell’altro; ma vis­to che, come dice Poz­zani, del­la Tav si par­la ormai da trop­pi anni, mi doman­do come mai in tut­to questo tem­po nes­suno tra i prog­et­tisti abbia pre­so in esame almeno l’idea di spostare il trac­cia­to da Peschiera; inoltre mi pre­oc­cu­pa che nes­suno di questi sig­nori sia mai venu­to qui a rispon­dere diret­ta­mente alle domande dei cit­ta­di­ni. Per tran­quil­liz­zarci occorre ben altro che il sen­tir­ci dire che alla fine di un cantiere des­ti­na­to a durare 7, 8 anni, le strade saran­no rias­fal­tate. Non è questo il pun­to». Il pun­to, invece, sta nel­lo stret­to lem­bo di ter­ra su cui sorge Peschiera, già attra­ver­sato da statale, autostra­da, futu­ra vari­ante alla statale e fer­rovia esistente: reti che si insin­u­ano in mez­zo ai vigneti del , alle colline moreniche, ad una fortez­za veneziana anco­ra pres­soché intat­ta, ai numerosi for­ti aus­triaci, al San­tu­ario del Frassi­no «Chi vuole la Tav è evi­den­te­mente con­vin­to di pot­er fare a meno del con­sen­so di cit­ta­di­ni, ammin­is­tra­tori, frati, impren­di­tori ma non potrà andare avan­ti sen­za ten­er con­to del­la loro volon­tà e delle loro moti­vate pre­oc­cu­pazioni, per­chè non stare­mo a guardare men­tre viene dev­as­ta­to il nos­tro ter­ri­to­rio». «Occorre ragionare tut­ti insieme», con­clude il sin­da­co, «e seri­amente, su come fare per evitare questo scem­pio ambi­en­tale, lavo­rare su un per­cor­so meno peri­coloso per tut­ti; ques­ta è la nos­tra richi­es­ta e, come ho già det­to, se non ci saran­no date alter­na­tive vor­rà dire che in sede con­sil­iare cercher­e­mo di accan­tonare i fon­di nec­es­sari a sostenere la nos­tra battaglia civile e paci­fi­ca; chissà che trem­i­la per­sone schier­ate sul Min­cio non ries­cano a far­si ascoltare lad­dove sino­ra ha reg­na­to la sordità».

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