Il Comune della Valtenesi mette un freno all’espansione edilizia legata alle seconde case. Edificati 110 mila metri cubi in un decennio, poi lo stop

Puegnago ha un’anima verde

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Di Luca Delpozzo
Claudio Andrizzi

È il paese che negli ulti­mi anni è più fre­quente­mente fini­to nel miri­no degli ambi­en­tal­isti come esem­pio di un ter­ri­to­rio garde­sano com­pro­mes­so da ecces­sivi inter­ven­ti edilizi a tenore spec­u­la­to­rio: eppure non vi sono dub­bi sul fat­to che Pueg­na­go sia uno dei comu­ni meno sfrut­tati del­la Valte­n­e­si dal pun­to di vista urban­is­ti­co. E l’amministrazione di , molto attac­ca­ta dall’inizio del suo manda­to a metà del 1999, dichiara di aver rilas­ci­a­to fino ad oggi non più di una trenti­na di con­ces­sioni, per­lop­iù unità res­i­den­ziali, molte delle quali pre­viste dal Piano rego­la­tore gen­erale approva­to dal­la prece­dente ammin­is­trazione. «C’è solo una lot­tiz­zazione di cir­ca 15 appar­ta­men­ti in itinere — con­fer­ma il sin­da­co — Oltre ad un paio di lot­tiz­zazioni decise pri­ma del­la nos­tra elezione nel Piano rego­la­tore approva­to a set­tem­bre del ’99: una prevede un inse­di­a­men­to da 18 mila metri cubi a Castel­lo, sul­la quale sti­amo anco­ra dis­cu­ten­do. Poi c’è il piano par­ti­co­lareg­gia­to del Conio, cir­ca 40 mila metri cubi: per il momen­to se ne real­izzer­an­no la metà». A con­fer­ma dell’intenzione di evitare il più pos­si­bile nuove colate di cemen­to su un ter­ri­to­rio tra i più bel­li del baci­no garde­sano. Quel­li di Pueg­na­go sono numeri più ridot­ti rispet­to alla cresci­ta che ha carat­ter­iz­za­to altri comu­ni del com­par­to. Ed anche allargan­do il cam­po d’indagine all’ultimo decen­nio si sco­pre che Pueg­na­go ha conosci­u­to uno svilup­po tut­to som­ma­to con­tenu­to: sec­on­do l’ufficio tec­ni­co comu­nale, sul ter­ri­to­rio pueg­nagh­ese, nel peri­o­do com­pre­so tra l’87 e il ’97, sono arrivati cir­ca 85 mila metri cubi di nuove res­i­den­ze (in parte anche ristrut­turazioni ed ampli­a­men­ti), cui van­no aggiun­ti 11mila metri qua­drati di inter­ven­ti nell’area com­mer­ciale-pro­dut­ti­va e, soprat­tut­to, i 21 mila metri cubi del­la dis­cus­sa res­i­den­za di Bor­go Alto. Con­sid­er­a­to che dal 1990 al 2000 i res­i­den­ti di Pueg­na­go sono cresciu­ti di cir­ca 700 unità (2734 a fine 2000), se ne con­viene che l’industria del­la sec­on­da casa qui non ha trova­to un ter­reno esat­ta­mente favorev­ole. «Se par­liamo di sec­onde case, cre­do che negli ulti­mi anni l’unico inter­ven­to com­pi­u­to in questo sen­so sia sta­to quel­lo di Bor­go Alto — dice il sin­da­co — Non più di un centi­naio di appar­ta­men­ti quin­di, che por­tano la per­centuale di sec­onde case pre­sen­ti sul nos­tro ter­ri­to­rio ad una quo­ta non supe­ri­ore all’8 per cen­to». Ma allo­ra per­chè tante critiche, tante battaglie anche aspre, che han­no por­ta­to Pueg­na­go addirit­tura sulle pagine di un noto mag­a­zine nazionale d’area cat­toli­ca? Il sin­da­co allarga le brac­cia e rilan­cia a sor­pre­sa, espri­men­do il suo pieno appog­gio ad un’idea ambiziosa: la cos­ti­tuzione di un Par­co del­la Valte­n­e­si. «L’ho sostenu­to anche davan­ti al pres­i­dente regionale di Legam­bi­ente, al quale sto cer­can­do di far capire quali siano le nos­tre vere inten­zioni — spie­ga Com­in­ci­oli — Sono con­vin­to che il Par­co potrebbe essere l’unico modo per com­in­cia­re seri­amente a pen­sare alla sal­va­guardia dell’intero ter­ri­to­rio valte­n­esino». Un ter­ri­to­rio che, a Pueg­na­go, può anco­ra con­tare su un’intensa attiv­ità agri­co­la, tes­ti­mo­ni­a­ta dal­la pre­sen­za di oltre 130 aziende e da un pat­ri­mo­nio di cir­ca 40 m ila piante di oli­vo che pone il paese ai ver­ti­ci del­la clas­si­fi­ca lom­bar­da, insieme a Mader­no e a San Felice del Bena­co. «A Pueg­na­go si è costru­ito in modo assen­na­to e sen­za scem­pio, nonos­tante alcune situ­azioni siano degen­er­ate e nonos­tante una pro­gram­mazione che in alcu­ni casi ha dovu­to ten­er con­to di situ­azioni con­tin­gen­ti, che ha por­ta­to ad uno svilup­po non molto razionale come quel­lo che carat­ter­iz­za l’area del­la Statale. Ma il paese è inte­gro dal pun­to di vista ambi­en­tale ed agri­co­lo, ed ha anco­ra grosse poten­zial­ità da svilup­pare». E per il futuro? L’amministrazione Com­in­ci­oli ha in ser­bo una vari­ante per la fine del 2002 del­la quale il sin­da­co pre­an­nun­cia i con­tenu­ti: mas­si­mo rispet­to per la zona col­linare, per l’area pedecol­linare, per la valen­za agri­co­la e pae­sag­gis­ti­ca, e inter­ven­ti edilizi solo a com­ple­ta­men­to dei nuclei già esisten­ti e a ridos­so delle frazioni. «No, non abbi­amo in pre­vi­sione un grande svilup­po: preve­di­amo solo una cresci­ta quan­to più pos­si­bile assor­bibile da una comu­nità che forse in pas­sato ha sof­fer­to qualche scom­pen­so sociale a fronte di nuove real­iz­zazioni. La nos­tra realtà è un’altra: Pueg­na­go è un paese che ha sal­va­to il suo ter­ri­to­rio gra­zie all’assenza di grosse ambizioni spec­u­la­tive da parte delle nos­tre famiglie. Se l’agricoltura qui è anco­ra un’attività vitale — con­clude Com­in­ci­oli — è per­chè la gente ha con­tin­u­a­to ad andare nei campi a lavo­rare, cre­den­do nel ter­ri­to­rio e nei nos­tri prodot­ti Ed il resto sono solo chiacchiere».

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