La Comunità del Garda commenta positivamente la nascita del Consorzio trentino di pescicoltura

Quale futuro per il Carpione del Garda?

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Di Luigi Del Pozzo

«Bene il pro­gram­ma di rein­tro­duzione del da parte del­la Fon­dazione Mach e Astro»

La com­men­ta pos­i­ti­va­mente la nasci­ta del Con­sorzio trenti­no di pesci­coltura gra­zie alla col­lab­o­razione del­la Fon­dazione Mach e l’associazione di pro­dut­tori troti­coli Astro volto alla rein­tro­duzione del Car­pi­one nelle acque del Gar­da.

Il Car­pi­one è un pesce di ele­va­ta qual­ità organolet­ti­ca, estrema­mente pre­li­ba­to, che cos­ti­tu­isce una leva molto impor­tante per l’enogastronomia garde­sana che vive solo nelle acque del lago di Gar­da.

Si trat­ta di un salmonide sim­i­le alla tro­ta lacus­tre, ma di taglia più pic­co­la che, uni­ca tra i salmoni­di, si ripro­duce due volte l’anno a notevoli pro­fon­dità, prin­ci­pal­mente sul­la spon­da bres­ciana del lago. Esso pre­sen­ta carni chiare, sode, molto pre­li­bate.

Se negli anni Ses­san­ta del sec­o­lo scor­so, la pesca si aggi­ra­va in media sui 250 quin­tali l’anno, nell’ultimo quin­quen­nio le cat­ture di Car­pi­one si sono ridotte a meno di 50 chili, cau­san­do una forte perdi­ta eco­nom­i­ca ai pesca­tori pro­fes­sion­isti, oltre ad un ril­e­vante dan­no ambi­en­tale all’ecosistema garde­sano.

La Comu­nità del Gar­da è sod­dis­fat­ta dei risul­tati con­se­gui­ti dal­la ricer­ca con­dot­ta dal­la Fon­dazione Mach e l’auspicio è che la sua rein­tro­duzione nel lago pos­sa avvenire il pri­ma pos­si­bile in modo da ripor­tar­lo sulle tav­ole del­la ris­torazione locale e sui piat­ti degli appas­sion­ati di pesce.

L’Ente con­di­vide il prog­et­to nelle sue final­ità e sarà a fian­co dei pro­tag­o­nisti del prog­et­to per fare quan­to di sua com­pe­ten­za.

L’auspicio è che dopo il Car­pi­one (nel­la foto ldp i pic­coli in coltura nel­la stazione ittio­geni­ca di Desen­zano) si pon­ga atten­zione anche su un’altra specie itti­ca tipi­ca garde­sana in sof­feren­za, come l’alborella, che meri­ta di essere val­oriz­za­ta.

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