Un nostalgico: «La qualità della clientela oggi corrisponde alla professionalità degli operatori»

Quando a Torbole c’era turismo di classe

11/07/2002 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Nago Torbole

Come ogni anno, la mas­s­ic­cia affluen­za di tur­isti, con annesse feste, man­i­fes­tazioni e dis­a­gi, for­niscono moti­vo di dibat­ti­to. E c’è anche chi, osser­van­do la situ­azione attuale, rimpiange il tur­is­mo “vec­chia maniera”. E’ il caso di Bruno Civet­ti­ni, “un pen­sion­a­to che ha vis­su­to comunque di tur­is­mo, pur non essendo un alber­ga­tore”, che fa alcune rif­les­sioni sul­l’ar­go­men­to. A propos­i­to delle con­suete polemiche sui rumori not­turni, dice, in una let­tera al gior­nale, di trovare “sem­plice­mente ridi­co­lo che gli stes­si alber­ga­tori che vivono di tur­is­mo si lamenti­no del tur­is­mo che dà loro da vivere, quel tipo di tur­is­mo che loro stes­si han­no volu­to e si sono creati. Il tur­is­mo che abbi­amo adesso è frut­to di una scelta avvenu­ta 20–25 anni fa. Non è vero — pros­egue Civet­ti­ni — che un tem­po la sta­gione dura­va meno; negli anni Cinquan­ta, quan­do io iniziai la mia car­ri­era, i con­trat­ti alberghieri era­no di almeno sei mesi, e ciò è con­tin­u­a­to per molti anni, fino all’ar­ri­vo dei famosi surf, quan­do il per­son­ale ha com­in­ci­a­to a ved­er­si ridot­ti i con­trat­ti di lavoro e le strut­ture sono state uti­liz­zate più nei fine set­ti­mana che a tem­po pieno. Nel boom tur­is­ti­co degli anni Cinquan­ta gli hotel veni­vano riem­pi­ti con clien­tela “sin­go­la” di mez­za età, con famiglie che con­suma­vano i tre pasti gior­nalieri, un paio di bot­tiglie di , e acquis­ta­vano regali e sou­venirs. Cli­en­ti che preno­ta­vano già a , se non al momen­to del­la parten­za, per­me­t­ten­do un’or­ga­niz­zazione alberghiera per­fet­ta e facile. Ovvi­a­mente ques­ta clien­tela richiede­va un cer­to tipo di man­ten­i­men­to: con­cer­ti­ni, balere, escur­sioni e un buon liv­el­lo del servizio in alber­go, con per­son­ale qual­i­fi­ca­to e com­pe­tente. La scelta fat­ta del tur­is­mo di mas­sa non ha tenu­to con­to del fat­to che per fare tur­is­mo di mas­sa ser­vono gran­di spazi: far stare diec­im­i­la e più per­sone in un con­teni­tore che ne ospi­ta rego­lar­mente trem­i­la com­por­ta molti dis­a­gi. Alcune con­sid­er­azioni poi van­no fat­te sul­la pro­fes­sion­al­ità degli oper­a­tori tur­is­ti­ci di cui si par­la tan­to: siamo cer­ti che siano tut­ti all’al­tez­za del com­pi­to o ci tro­vi­amo di fronte a mol­ta improvvisazione? Siamo arrivati a tan­ta sem­pli­fi­cazione che il servizio non esiste più, così il cliente si por­ta da solo in cam­era le sgangher­ate valigie assieme alle borse di plas­ti­ca dei super­me­r­cati del Paese di prove­nien­za e a volte anche il rampichi­no, per­chè gira la voce che in Italia vengano rubati, sal­vo poi sco­prire che sono gli stes­si tur­isti a sim­u­la­re fur­ti. Il per­son­ale alberghiero è altret­tan­to improvvisato: si pen­sa che basti infi­lare una giac­ca per essere autor­iz­za­ti a rov­inare un’arte che è sta­ta ridi­col­iz­za­ta ed umil­i­a­ta, incom­in­cian­do da alcune scuole alberghiere che han­no assun­to inseg­nan­ti non qual­i­fi­cati. Oggi abbi­amo anche tur­isti che dor­mono in macchi­na, in riva al lago, fra le gal­lerie, por­tan­do molte immon­dizie ma pochi euro; in com­pen­so, un paio di volte l’an­no get­tano i gerani dal ponte sul Sar­ca. Non se la pren­da sign­or Sin­da­co se non riesce a met­tere d’ac­cor­do gli alber­ga­tori e si ricor­di che ogni alber­ga­tore ha la clien­tela che si è procu­ra­to. Per­sonal­mente, a cos­to di sem­brare un nos­tal­gi­co, rimpiango quel tipo di clien­tela che ti diven­ta­va ami­ca e las­ci­a­va mance gen­erose. Agli alber­ga­tori mi per­me­t­to di dire “chi è causa del suo mal…” e chiedo: non è forse meglio ridi­men­sion­are l’af­flus­so tur­is­ti­co per ren­dere il nos­tro Paese più vivi­bile? Se non volete questo smet­tetela di lamentarvi.Infine un’ul­ti­ma doman­da: è meglio lavo­rare molto (e con­seguente­mente male) e guadagnare poco come dite voi oggi, o lavo­rare poco (e quin­di bene) e guadagnare molto come ha dimostra­to il boom del­lo svilup­po alberghiero degli anni Cinquanta-Sessanta?”»

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