In sala Radetzky fino a dicembre Inaugurata la personale di Roberto Pedrazzoli

Quando la parola si stempera nel colore

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Di Luca Delpozzo
Peschiera del Garda

Grande pub­bli­co, ven­erdì sera, all’inaugurazione, nel­la sala Radet­zky del­la Caser­ma di Por­ta Verona, del­la per­son­ale di Rober­to Pedraz­zoli dal tito­lo Seg­ni e Scrit­ture (che resterà in alles­ti­men­to sino al prossi­mo 7 dicem­bre con orario al pub­bli­co 10–20). Numerose le per­son­al­ità pre­sen­ti del mon­do del­la cul­tura, del­la polit­i­ca e dell’imprenditoria: tra gli altri , Mau­r­izio Fontanili e Antoni­no Zani­boni, pres­i­den­ti rispet­ti­va­mente del­la Provin­cia e del­la Cam­era di Com­mer­cio di Man­to­va; Adi­maro degli Adi­mari, asses­sore alla Cul­tura del­la Provin­cia di Verona; Giampao­lo Fogliar­di, seg­re­tario provin­ciale del­la Margheri­ta; Clau­dio Cer­ritel­li, criti­co d’arte e docente dell’Accademia di Brera. Pedraz­zoli, orig­i­nario e res­i­dente a Man­to­va, espone a Peschiera per la pri­ma vol­ta e le sue opere han­no sus­ci­ta­to grande inter­esse e curiosità per il seg­no orig­i­nale che ded­i­ca spazio alle parole rein­ven­tan­dole. «Ho fat­to stu­di di pit­tura per così dire rego­lari», ha rac­con­ta­to l’artista, «ma dopo alcu­ni anni, la mia atten­zione e inter­esse immag­i­na­ti­vo si sono ind­i­riz­za­ti ver­so la paro­la e il suo grande potere evoca­ti­vo». «Ho pen­sato di ripar­tire dal­la paro­la, dall’emozione che trasmette per ritrovare una nuo­va dimen­sione dell’immagine; ogni quadro nasconde un mes­sag­gio, una o anche una sola paro­la chia­mati a dialog­a­re, come dice­vo, con le immag­i­ni e i col­ori». «L’interesse immag­i­na­ti­vo per la paro­la risale agli anni ’70», ha scrit­to di Pedraz­zoli, Cer­ritel­li, «quan­do nel­lo spazio com­p­lesso del col­ore si affac­cia la scrit­ta “cielo” come ele­men­to che dis­eg­na l’aria, l’azzurro scon­fi­na­to, la vastità dell’orizzonte che sovras­ta lo sguar­do e por­ta il pen­siero altrove». «Le parole sono seg­ni del lin­guag­gio ver­bale e, al tem­po stes­so, sup­por­ti del fare pit­tura, sono infat­ti dip­inte con col­ori che evo­cano atmos­fere nat­u­ral­is­tiche e, inoltre, con­vivono con tut­to il resto, attra­ver­so la ges­tu­al­ità dell’artista che si man­i­fes­ta e si mod­i­fi­ca nel cor­so dell’opera?Questa dialet­ti­ca», con­tin­ua il criti­co, «è sem­pre atti­va nell’arte di Pedraz­zoli, stru­men­to di sca­vo lin­guis­ti­co ma soprat­tut­to sinon­i­mo di inqui­etu­dine conosc­i­ti­va, affer­mazione del movi­men­to ambiva­lente del­la paro­la che è- insieme- sogget­to e ogget­to del dis­cor­so pit­tori­co e, pro­prio per questo, sus­ci­ta­tore di per­cor­si enig­mati­ci e di nuove avven­ture del col­ore, oltre la scrit­tura». [EMPTYTAG]Pedrazzoli ha por­ta­to a Peschiera due dei suoi mani­chi­ni “vesti­ti di parole” oltre numerose tele «esclu­den­do solo quelle di gran­di dimen­sioni per­ché non idonee a questo spazio espos­i­ti­vo». Uno spazio di grande effet­to e che ha sus­ci­ta­to nei pre­sen­ti altret­tan­to inter­esse: l’ex Caser­ma di artiglieria di Por­ta Verona, costru­i­ta tra il 1854 e il 1857, è sta­ta trasfor­ma­ta in un com­p­lesso etni­co-tur­is­ti­co-cul­tur­ale; al suo inter­no è sit­u­a­to l’ex lab­o­ra­to­rio pirotec­ni­co aus­tri­a­co (la sala Radet­zky appun­to) indus­tri­ale mil­itare, che è sta­to trasfor­ma­to in sala per man­i­fes­tazioni artis­tiche e culturali.

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