Le tappe del progresso: il nuovo porto negli anni Trenta del Novecento, poi la strada Gardesana e infine la Verona-Lago I primi campeggiatori tedeschi in moto, avanguardia del turismo di massa

Quando la rivoluzione arrivò in sidecar

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Di Luca Delpozzo

Un forte con­trib­u­to alle pre­sen­ze tur­is­tiche a Lazise venne dai campeg­gi. Pri­mo fra tut­ti il campeg­gio comu­nale che fu aper­to nel 1952 per inizia­ti­va dell’amministrazione comu­nale e del­la Pro loco. Un grande ret­tan­go­lo erboso dap­pri­ma usato come cam­po di cal­cio, fra viale Roma e la mas­s­ic­cia­ta fran­gionde in direzione di Vil­la Per­golana. Molte le piante d’alto fus­to che lo attor­ni­a­vano e quin­di con­sen­ti­vano già da subito una col­lo­cazione all’ombra di tende e veicoli. Il rego­la­men­to del campeg­gio venne redat­to da un appos­i­to comi­ta­to com­pos­to da Lui­gi Lago, Mario Cavan­na ed Umber­to Ros­set­ti. La sorveg­lian­za era affi­da­ta a un cus­tode: Albi­no Cam­pag­nari. Spie­ga Lib­era Azza­li, una delle prime com­mer­cianti che han­no rac­colto la sfi­da del tur­is­mo a Lazise: «I pri­mi tur­isti li abbi­amo visti subito dopo la fine del­la guer­ra, nel 1948. Era­no per lo più tedeschi che giungevano a Lazise su moto­ci­clette con side­car e ave­vano con se pochissi­mi bagagli, appe­na qualche cam­bio di ves­tiario. Si accam­pa­vano, è pro­prio il caso di dir­lo, nel­la zona del campeg­gio comu­nale. «Altri», con­tin­ua l’esercente, «pren­de­vano invece in affit­to qualche stan­za pres­so le famiglie che ne era­no provviste. Era pro­prio un tur­is­mo agli albori». In quegli anni a Lazise si vive­va anco­ra di pesca, del flebile com­mer­cio di car­bone e di leg­name prove­niente dalle mon­tagne bres­ciane e tren­tine, che giunge­va nel por­to vec­chio sui bar­coni. Se la pas­sa­va meglio chi vive­va in cam­pagna, piut­tosto che nel cen­tro paese. Spie­ga Rober­to Cam­pag­nari, asses­sore all’agricoltura: «È un peri­o­do che ricor­do bene. Allo­ra io vive­vo pro­prio al campeg­gio munic­i­pale. In casa sol­di ce n’erano sem­pre pochi. Noi ragazzi andava­mo a cac­cia di mag­na­roni, pesce di lago, e li pren­de­va­mo anche con la forchet­ta, con le mani. Ave­va­mo una pre­ci­sione e un occhio spe­ciale. Per noi non era un diver­ti­men­to: quel­lo che cat­turava­mo era il pas­to del­la famiglia. Le mie sorelle, più gran­di di me, sono dovute emi­grare in Svizzera per lavoro e vivono là anco­ra adesso. Io e mio fratel­lo invece abbi­amo avu­to l’idea di costru­ire un alber­go e con tan­ti sforzi e moltissi­mo impeg­no ci siamo rius­ci­ti. Il tur­is­mo ha tolto gli “ochi” dalle vie di Lazise, pri­ma bor­go agri­co­lo dove i pen­nu­ti star­naz­za­vano nelle strade, e ha por­ta­to il benessere per tut­ti». Ma lo svilup­po di Lazise e del­la riv­iera veronese del è avvenu­to anche gra­zie alle vie di comu­ni­cazione. Una fra tutte è sta­ta la nuo­va stra­da provin­ciale numero 5, meglio conosci­u­ta come Verona — Lago. Per la costruzione venne cos­ti­tu­ito un con­sorzio fra la Provin­cia, il Comune di Verona e quel­li di Bus­solen­go, Pas­tren­go, Lazise e , tut­ti attra­ver­sa­ti dal­la nuo­va arte­ria. Era il 22 agos­to 1953. La stra­da venne inau­gu­ra­ta il 13 luglio 1957. Fu prog­et­ta­ta dall’ingegnere Rodol­fo Gian­ni e dall’architetto Alber­to Avesani. Verona e il lago si avvic­i­na­vano; l’ampiezza dell’arteria sem­bra­va allo­ra sproposi­ta­ta — 7 metri di sede bitu­ma­ta — ma ben presto si mostrò appe­na adegua­ta a con­vogliare lo scor­ri­men­to di un traf­fi­co sem­pre in crescen­do: arriva­vano, infat­ti, gli anni Ses­san­ta del boom eco­nom­i­co e del­la forte cresci­ta del par­co auto ital­iano. Sem­pre più famiglie cor­re­vano in macchi­na sul lago per cer­care il refrige­rio esti­vo. Il pri­mo pas­so, però, sul­la via del rin­no­va­men­to del volto di Lazise era avvenu­to già negli anni Trenta del sec­o­lo scor­so, con la real­iz­zazione del sec­on­do tron­co del­la banchi­na e dell’imbarcadero, nel­la zona dell’attuale lun­go­la­go Mar­coni, con la zona di attrac­co per i traghet­ti del­la . L’inaugurazione avvenne il 28 otto­bre del 1930 a opera del prefet­to di Verona Gio­van­ni Bat­tista Fron­teri. Nel dis­cor­so inau­gu­rale, il rap­p­re­sen­tante del gov­er­no fascista annun­ciò l’imminente avvio dei lavori del­la stra­da di con­giun­zione del paese con la nuo­va Garde­sana, la stra­da che avrebbe col­le­ga­to tutte le local­ità riv­ierasche lun­go la cos­ta del lago. Le auto­mo­bili sareb­bero presto diven­tate più impor­tan­ti delle barche. Ser­gio Baz­er­la Pochi anni sep­a­ra­no queste due foto, emblem­atiche di un mon­do ormai alla fine e del­la moder­nità che avan­za. Qui sopra, un cor­teo fune­bre a Colà, come se ne vede­vano abit­ual­mente fino agli anni Cinquan­ta: tut­to il paese a seguire il fer­etro dal­la par­roc­chia nell’ultimo viag­gio per il cam­posan­to. A sin­is­tra, una roulotte arri­va al campeg­gio comu­nale nel 1952. Si trat­ta di tur­isti facoltosi, vis­to che sfog­giano addirit­tura una roulotte. Le avan­guardie dell’ onda­ta tur­is­ti­ca di mas­sa che avrebbe trasfor­ma­to l’economia del Gar­da arriva­vano piut­tosto, negli anni del dopoguer­ra, su moto­ci­clette con side­car e un cam­bio di ves­tiario come uni­co bagaglio. Però i lacisien­si più accor­ti capirono subito che quel­la era la car­ta da gio­care e, da pesca­tori e con­ta­di­ni, diven­tarono oper­a­tori tur­is­ti­ci, affret­tan­dosi anche a impara­re il tedesco per essere in gra­do di par­lare con la clien­tela in arri­vo dal Nord Europa: pochi anni e il paese sarebbe cam­bi­a­to Qui sopra e in bas­so a destra, i lavori per la costruzione del­la nuo­va stra­da Verona-Lago, nel 1957: il nas­tro di asfal­to, largo sette metri, parve larghissi­mo ma ben presto l’arteria fu traf­fi­catis­si­ma: era inizia­to il tur­is­mo di mas­sa sul Gar­da. A destra in alto, un’altra immag­ine degli anni del boom eco­nom­i­co: lun­go­la­go con le auto­mo­bili dei tur­isti negli anni Ses­san­ta, le Mer­cedes dei vis­i­ta­tori tedeschi sono il seg­no delle pre­sen­ze dall’estero in paese. Qui sot­to a sin­is­tra, camerieri si godono un momen­to di pausa gio­can­do a carte: negli anni del dopoguer­ra pesca­tori e con­ta­di­ni si trasfor­marono in oper­a­tori tur­is­ti­ci, dimostran­do capac­ità di inizia­ti­va e impren­di­to­ri­al­ità. Lo scoglio del­la lin­gua fu aggi­ra­to e in pochi anni i vis­i­ta­tori esteri trovarono così sul lago alber­ga­tori e ris­tora­tori in gra­do di par­lare tedesco. Su quegli inizi pio­nieris­ti­ci è nata l’industria tur­is­ti­ca che ha riv­o­luzion­a­to l’economia gardesana

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