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Quarant’anni fa il Vajont: un libro racconta la morte di 2mila persone

24/09/2003 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Roberto Darra

«Vajont sen­za fine», è il tito­lo del libro che esce in questi giorni in libre­ria, ma è anche l’argomento scel­to dall’Associazione Ami­ci del­la per incon­trare l’autore, il gior­nal­ista Mario Pas­si, l’8 otto­bre alle 17.30 nel­la sala Celesti del palaz­zo munic­i­pale di Lona­to. Una data non casuale. Infat­ti il 9 otto­bre di 40, 1963, anni fa alle 22.39, la frana del monte Toc provocò un’onda alta 300 metri, che scav­al­cò let­teral­mente la diga del Vajont e in soli quat­tro minu­ti si abbat­tè su Lon­garone e altri quat­tro pae­si. Fu un immane dis­as­tro. Alla fine si con­ter­an­no 1910 mor­ti. Con il patrocinio dell’amministrazione comu­nale lonatese nasce ques­ta inizia­ti­va non solo di com­mem­o­razione (la più impor­tante sarà a Por­de­none, sui luoghi lut­tu­osi, con lo stes­so capo del­lo Sta­to), ma soprat­tut­to di rif­les­sione civile. Mario Pas­si all’epoca dei fat­ti era invi­a­to spe­ciale del quo­tid­i­ano L’Unità e quin­di tes­ti­mone prezioso e diret­to degli avven­i­men­ti. Il libro è già sta­to pub­bli­ca­to una pri­ma vol­ta nel 1968. Ora, ritor­na con l’aggiunta del tor­men­ta­to capi­to­lo degli atti proces­su­ali, quel­lo delle respon­s­abil­ità. All’incontro lonatese saran­no pre­sen­ti come rela­tori anche la pro­fes­sores­sa Gigli­o­la Ogliani e il pro­fes­sor Giulio Obi­ci. L’attore Mar­co Artu­so cercherà di dare emozione all’evento leggen­do anche alcu­ni dei pas­si più toc­can­ti che rie­vo­cano la sci­agu­ra. Artu­so è col­lab­o­ra­tore di Mar­co Paoli­ni che sull’intera vicen­da ha mes­so in pie­di uno spet­ta­co­lo teatrale sot­to for­ma di monol­o­go approda­to di recente anche in tele­vi­sione. Nel 1997 il Tri­bunale di Bel­luno ha sanci­to in 77 mil­iar­di il ris­arci­men­to al paese di Lon­garone, che venne raso al suo­lo dall’onda. Un para­dos­so fra i tan­ti che si celano fra le pieghe di ques­ta sto­ria: la mon­tagna frana­ta si chia­ma Toc, che in dialet­to vuol dire mar­cio. Nonos­tante il nome che avrebbe dovu­to met­ter­li in guardia, tec­ni­ci e politi­ci non ci badarono. La notte del 9 otto­bre 1963 un pez­zo di mon­tagna lun­go 2 chilometri e mez­zo scivolò nell’invaso del Vaiont. Siamo nel 2003 e delle 1910 vit­time ce ne sono anco­ra 400 «dimen­ti­cate», per le quali non è sta­to paga­to alcun ris­arci­men­to. «Con­fidi­amo in un’ampia parte­ci­pazione di gente — spera la sig­no­ra Irmin­gard Febr­mann, pres­i­dente dell’Associazione Ami­ci del­la Fon­dazione Ugo da Como — vis­to anche l’impegno orga­niz­za­ti­vo con cui sti­amo preparan­do l’incontro con l’autore del libro. Purtrop­po l’8 otto­bre la sala Celesti era già impeg­na­ta per una ser­a­ta cul­tur­ale sull’arte e abbi­amo dovu­to così pro­gram­mare l’evento al pomerig­gio». Mario Pas­si è anche diret­tore respon­s­abile dei «Quaderni» del­la Fon­dazione Ugo da Como.

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