Allora il livello del Garda raggiunse i 212 centimetri sopra lo zero idrometrico

Quel drammatico autunno del ’60

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Di Luca Delpozzo
Alvaro Joppi

Pre­oc­cu­pa non poco il liv­el­lo delle acque del . In costante asce­sa, nonos­tante nei giorni scor­si sia sta­to rad­doppi­a­to il deflus­so pas­sato da 90 a 180 metri cubi al sec­on­do. Manovra ulte­ri­or­mente aumen­ta­ta di altri dieci metri cubi/secondo alle 18 di ven­erdì però quan­do nel­lo stes­so tem­po è sta­ta aper­ta la para­tia a Mori del­lo scol­ma­tore del fiume Adi­ge con scari­co nel baci­no del Gar­da di 50 metri/secondo. Provved­i­men­ti che non riescono sicu­ra­mente a bilan­cia­re l’eccezionale afflus­so e deflus­so, dovu­to alle insis­ten­ti piogge nell’intero baci­no idro­grafi­co del Sar­ca-Gar­da. Situ­azione resa crit­i­ca anche dal fat­to che i baci­ni idroelet­tri­ci a monte del Gar­da, Mol­veno e Ledro, han­no già rag­giun­to e super­a­to il mas­si­mo inva­so e non sono in gra­do di fare da ser­ba­toio, inter­clu­den­do così deflus­si del Gar­da attra­ver­so il fiume Min­cio. L’entrata in fun­zione del­lo scol­ma­tore Adi­ge-Gar­da anche per sole 24 ore, com’è sta­to assi­cu­ra­to, e lo scari­co nel lago di enor­mi quan­tità d’acqua accresce il peri­co­lo che pos­sa ver­i­fi­car­si in prospet­ti­va quan­to suc­ces­so nell’autunno del 1960 quan­do le acque del lago rag­giun­sero la quo­ta eccezionale di 212 cen­timetri sopra lo zero idro­met­ri­co di Peschiera. Piena, allo­ra, che provocò allaga­men­ti in qua­si tut­ti i cen­tri del medio e bas­so Gar­da, vis­to che le ban­chine esterne al por­to di Lazise, di , di Gar­da e di alcune vie dei tre cen­tri era­no di mez­zo metro infe­ri­ori al lim­ite rag­giun­to dalle acque. Allo­ra, come d’altronde anche oggi, l’impressione è che anco­ra una vol­ta, pur in pre­sen­za di momen­ti eccezion­ali siano man­cati pre­cisi inter­ven­ti di coor­di­na­men­to del­la manovra di entra­ta (gal­le­ria Adi­ge-Gar­da) e di usci­ta (diga di Salionze). Sta di fat­to che nel ’60 il liv­el­lo delle acque del lago rag­giunse la più alta quo­ta, mai toc­ca­ta nel XX sec­o­lo, sec­on­da solo a quel­la ver­i­fi­cat­a­si nel 1879 con mas­si­ma piena 217 cen­timetri. Ma 120 anni or sono il baci­no garde­sano era anco­ra nat­u­rale e non rego­la­to arti­fi­cial­mente come avviene dal 1949. Nel 1960 a una estate piovosa, con il liv­el­lo del lago a metà set­tem­bre a quo­ta più 128 cen­timetri invece dei pre­ven­ti­vati più 70 sopra lo zero idro­met­ri­co, seguì un autun­no con piogge abbon­dan­ti tan­to che nel giro di una venti­na di giorni il liv­el­lo si attestò a più di due metri dato anche l’apporto di acqua attra­ver­so l’entrata in attiv­ità, per la pri­ma vol­ta, del­lo scol­ma­tore Adi­ge-Gar­da e con il Min­cio che in quegli anni non pote­va scari­care più di un centi­naio di metri cubi al sec­on­do. Ma i mag­giori dan­ni furono provo­cati non tan­to dall’acqua alta quan­to dal­la bur­ras­ca scate­natasi nel­la notte tra il 14 e 15 otto­bre ’60 con mag­gior­mente col­pi­ta la riv­iera bres­ciana del Gar­da. Effet­ti dell’alluvione este­sisi altresì a valle del lago in quan­to lo sva­so delle acque attra­ver­so il Min­cio dovette essere ele­va­to oltre i lim­i­ti di sicurez­za con strari­pa­men­to del fiume e allaga­men­to di ter­ri­tori nei Comu­ni di Vol­ta Man­to­vana, Goito e Marmiro­lo. Situ­azione che minac­cia di ripeter­si oggi data l’attestazione delle acque del lago oltre i lim­i­ti di sicurez­za con le quote molto alte degli invasi dei baci­ni idroelet­tri­ci e con una situ­azione meteo che di cer­to non tran­quil­liz­za e un Po in costante piena che potrebbe arrivare a non facil­itare il deflus­so delle acque del Min­cio. Uni­co fat­to pos­i­ti­vo è che in con­dizioni otti­mali il Min­cio può far defluire il doppio di acqua e cioè può arrivare a poco meno di 200 metri cubi/secondo.

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