Nel Sei e Settecento numerosi servizi furono avviati grazie alla generosità dei notabili del luogo

Quella mano benefica a sostegno dei gardesani

05/08/2000 in Storia
Di Luca Delpozzo
Riccardo Lonati

Durante il Sei­cen­to, le ricor­ren­ti guerre per la suc­ces­sione e le pestilen­ze dep­ri­mono le popo­lazioni garde­sane, ren­den­do ancor più penose le con­dizioni di vita dei più deboli. A Mader­no, poi, il con­trasto tra ric­chi e poveri è acuito dal­la pre­sen­za dei Gon­za­ga e dei loro cor­ti­giani, osten­tan­ti fat­ti e… mis­fat­ti che li ren­dono invisi ai locali. Mag­gior­mente mer­i­to­ria, per­tan­to, appare l’iniziativa di quan­ti, come Cristi­no Cristi­ni e i suoi suc­ces­sori, las­ciano beni medi­ante i quali nel 1612 è sta­to pos­si­bile isti­tuire una com­mis­saria in gra­do di erog­a­re dote a fan­ci­ulle prossime ad andare spose. Cospic­uo pure il lasc­i­to dovu­to ad Alcherio Alcheri col quale, nel 1636, è pos­si­bile fra altro dare per un anno pane ai poveri, ai quali nel 1647 porge atten­zione Gior­gio Aquilani, il cui lega­to con­sente di dis­pen­sare sale e «dotare le fan­ci­ulle oneste ma indi­gen­ti». Lo imi­tano Giro­lamo Mon­selice, eroga­tore di 300 lire, e Car­lo Set­ti, che ero­ga un lega­to per acquisire pane. La ricor­ren­za degli aiu­ti e la preva­lente natu­ra dei generi di sos­ten­ta­men­to las­ciano inten­dere quan­to nec­es­sari fos­sero gli inter­ven­ti car­i­ta­tivi, oggi impens­abili in luoghi con­siderati fra i più fioren­ti e fre­quen­tati del­la Riv­iera garde­sana. Ma che i bisog­ni fos­sero tan­ti e dif­fusi anche a fine Set­te­cen­to è tes­ti­mo­ni­a­to dall’opera di Cristo­foro Bena­mati, fonda­tore in Mader­no di una scuo­la in gra­do di accogliere gio­vani locali, ma anche di cit­tà vicine, di Venezia e del Trenti­no. Il nome di Cristo­foro Bena­mati è sicu­ra­mente il più noto fra quel­li dei bene­fat­tori tosco­mader­ne­si, anche per­ché la sua Isti­tuzione ha potu­to dotar­si nel tem­po d’una casa col­le­giale e, ben­e­fi­ci­a­ta nel pri­mo Nove­cen­to dai fratel­li Gio­van Bat­tista e Ettore Bianchi, divenire sus­sidiaria delle clas­si gov­er­na­tive. Del 1860 cir­ca un altro plesso sco­las­ti­co dovu­to a gesto munifi­co è l’asilo infan­tile Vis­in­ti­ni di Toscolano: pri­mi elar­gi­tori Andrea Maf­fiz­zoli, Anto­nio Samuel­li e Gio­van­ni Vis­in­ti­ni espo­nente del­la famiglia dis­tin­tasi anche nei pri­mi decen­ni del Nove­cen­to con inizia­tive mer­i­ta­to­rie, tra le quali il sosteg­no alla Scuo­la di dis­eg­no aper­ta nel Palaz­zo Gon­za­ga di Mader­no. In quegli anni pres­i­dente del Casi­no di Toscolano, Car­lo Vis­in­ti­ni vede­va così inver­ar­si le idee da lui divul­gate in un luo­go fre­quen­ta­to per lo più dal­la classe agia­ta e mag­gior­mente col­ta. Ma occorre dire nuo­va­mente dei fratel­li Bianchi, meritevoli anco­ra per aver favorito, ottant’anni orsono, la costruzione del­la Casa di riposo, recen­te­mente ampli­a­ta col­la don­azione di un altro gen­eroso: Camil­lo Sac­er­doti. Affer­ma­to indus­tri­ale milanese mor­to nel 1969, il Sac­er­doti ave­va scel­to di trascor­rere il tra­mon­to del­la vita a Mader­no: ospite del­la Casa di riposo, e ospite di riguar­do, goden­do d’una cer­ta lib­ertà sol­e­va fare gite sul lago. Da quel­la sull’Isola di Gar­da non fece ritorno per­ché, mis­te­riosa­mente, cadde dal moto­scafo scom­paren­do nel­la pro­fon­dità delle acque. Alla sua memo­ria è sta­ta ded­i­ca­ta la via su cui prospet­ta la Casa che l’ebbe ospite e bene­fat­tore. Pao­lo e Ange­lo Ele­na, invece, sono ricor­dati per la intes­tazione del­la Casa del­la gioven­tù sor­ta a segui­to di un loro deter­mi­nante con­trib­u­to nel 1962. Da tem­pi più lon­tani emer­gono le opere com­piute nelle frazioni col­li­nari, dove la loro pre­sen­za fu preziosa per atten­uare dis­a­gi dif­fusi in pic­cole comu­nità iso­late, prive com’erano di vie di col­lega­men­to. È il caso di Ceci­na e Mes­saga, alle quali nel 1630 Giuseppe Bot­ti des­ti­na­va il pro­prio pat­ri­mo­nio, men­tre nel 1815 era Andrea Bonet­ti a dis­porre che la sua casa ospi­tasse l’asilo. Anche la Scuo­la Mater­na di Gaino è sor­ta per volon­tà benefi­ca: lo ricor­da la ded­i­ca a «Lucil­la Maf­fiz­zoli», dis­tin­tasi per aver dato vita e impul­so alle cartiere: opi­fi­ci che, vari­a­mente dis­lo­cati e ammod­er­nati, han­no preser­va­to una tradizione di lavoro che ha assi­cu­ra­to benessere a molte famiglie tosco­mader­ne­si.