Da Salò e Sirmione, visite guidate in motoscafo alla residenza Cavazza-Borghese Ospitò S. Francesco e Dante: una mèta suggestiva

Quell’isola fra le correnti

16/07/2003 in Senza categoria
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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Per i tur­isti l’ sta diven­tan­do un mèta sem­pre più gra­di­ta. I sin­goli han­no la pos­si­bil­ità di andare il mart­edì e il giovedì mat­ti­na, fino a otto­bre, con imbar­co al por­to di Bar­bara­no (Salò), alle ore 9.30, e rien­tro alle 12. La preno­tazione è indis­pens­abile (numero tele­fon­i­co 0365–62294, fax 0365–559418, email info@isoladelgarda.com). Il prez­zo (26 euro gli adul­ti, 18 i ragazzi di età com­pre­sa tra i 6 e 12 anni) com­prende il viag­gio in moto­scafo, la visi­ta gui­da­ta e il pic­co­lo rin­fres­co. I grup­pi han­no l’op­por­tu­nità di accedere il mer­coledì e ven­erdì (mat­ti­na e pomerig­gio), saba­to e domeni­ca (mat­ti­na). E’ nec­es­sario preno­tare con almeno 15 giorni di anticipo. Sono pre­viste anche parten­ze da Sirmione. Ma lì bisogna con­tattare il grup­po locale dei moto­scafisti, tele­fono e fax 030–9905235. L’iso­la è un lem­bo di ter­ra (65 mila metri qua­drati) sit­u­a­to di fronte a pun­ta Grosti e alla Baia del Ven­to, in ter­ri­to­rio di San Felice. Ha ospi­ta­to S.Francesco d’As­sisi (vi costruì uno dei pri­mi ere­mi di preghiera), S.Antonio da Pado­va, San Bernardi­no da Siena, Dante Alighieri, Cosi­mo de’ Medici e tan­ti per­son­ag­gi famosi. Tra gli altri, il gen­erale Dwight Eisen­how­er, poi diven­ta­to pres­i­dente degli Sta­ti Uni­ti. E’ di pro­pri­età del­la famiglia Cavaz­za. Mor­to Camil­lo, il con­te-con­tadi­no, la moglie inglese Char­lotte Tal­bot Chetwynd e i sette figli (quat­tro maschi e tre fem­mine) han­no diver­si­fi­ca­to la loro attiv­ità. Il pri­mo­gen­i­to, Sig­mar, gestisce due campeg­gi e occu­pa un pos­to di respon­s­abil­ità nel­la coop­er­a­ti­va «La ver­ità» (oleifi­cio). Il più gio­vane stu­dia Econo­mia e Com­mer­cio. Alber­ta, dopo esser­si ded­i­ca­ta al dres­sage, ha las­ci­a­to alla mam­ma il com­pi­to di tenere i cor­si di equi­tazione per bam­bi­ni, nel cam­po di S.Fermo, e ora accoglie i tur­isti inten­zionati a gustare un’at­mos­fera incan­ta­ta. L’iso­la fu ven­du­ta nel 1869 dal barone berga­m­as­co Raf­faele Scot­ti al duca gen­ovese Gae­tano De Fer­rari, ricorda­to nel­la sto­ria del Risorg­i­men­to per avere finanzi­a­to (in parte) la spedi­zione dei Mille. Assieme alla moglie, Anna Maria Annenkoff, figlia del­l’ex Imper­a­tore di Rus­sia, il duca decise di costru­ire l’at­tuale grande palaz­zo, in stile goti­co-veneziano, prog­et­ta­to dal­l’ar­chitet­to Lui­gi Rov­el­li e real­iz­za­to negli anni 1900-02. «Con le finestre a mono­fore ogi­vali-trilo­bate, le colonne, la torre, il log­gia­to e i pin­na­coli bianchi, sem­bra un gigan­tesco ricamo, che gio­ca con la luce del sole», affer­ma il ricer­ca­tore Pier­lui­gi Maz­zol­di. L’iso­la fu las­ci­a­ta all’u­ni­ca figlia, che ave­va lo stes­so nome del­la mam­ma e, nel 1895, andò in sposa a Sci­p­i­one Borgh­ese, principe di Sul­mona, ricorda­to per una serie di leggen­darie imp­rese: spedi­zioni, sca­late e, in par­ti­co­lare, il raid Pechi­no-Pari­gi del 1907 col gior­nal­ista Lui­gi Barzi­ni e il mec­ca­ni­co Ettore Guiz­zar­di. Nel­l’ot­to­bre del ’17, ai tem­pi del­la riv­o­luzione, la principes­sa Anna Maria ospitò 18 gio­vani armeni, maschi e fem­mine. E li fece stu­di­are. Nel peri­o­do del­la guer­ra, come infer­miera, aiutò i sol­dati fer­i­ti, ricoverati all’ospedale di Salò. Non ebbe pau­ra nem­meno del­la feb­bre spag­no­la, tan­to che venne dec­o­ra­ta con la medaglia d’ar­gen­to al val­or civile. Aiutò finanziari­a­mente i com­bat­ten­ti e reduci, las­cian­do in ered­ità al comune l’ed­i­fi­cio del­la scuo­la mater­na di Portese. Nel novem­bre ’24, all’età di cinquan­t’an­ni, scom­parve nel lago, men­tre sta­va piantan­do semi di quer­cia. Nes­suno la vide cadere. Sec­on­do alcu­ni, era sta­ta spin­ta da uno dei cani marem­mani che, anco­ra oggi, difendono la tran­quil­lità del luo­go dal­l’as­salto dei fra­cas­soni del­la domeni­ca, a bor­do di rumor­osi moto­scafi. I palom­bari effet­tuarono ricerche per una deci­na di giorni, ma non trovarono nes­suna trac­cia. Il dis­eg­na­tore del­la «Domeni­ca del Cor­riere», Achille Bel­trame, le dedicò un pagi­none: il volo e il mis­tero. Gabriele D’An­nun­zio arrivò per sparg­ere di petali di rosa la super­fi­cie del lago. Una delle due figlie dei Borgh­ese, don­na Livia, sposò il con­te bolog­nese Alessan­dro Cavaz­za. Nac­quero Camil­lo, e Pao­lo Emilio. La visi­ta inizia con i gia­r­di­ni dagli splen­di­di alberi sec­o­lari: palme delle Canarie, limoni, fichi, olivi, mel­o­grani, aran­ci, pom­pel­mi, fichi d’In­dia, giug­gi­ole, rose del­la Cina, cap­peri, boun­gav­ille, rose gialle, dalie, iris, lec­ci sem­pre­ver­di, cedri del Libano e del­l’Hi­malaya, cipres­si, lau­ri gigan­teschi, lau­ro, mag­no­lie, querce, piop­pi, pla­tani, abeti, pini, ole­an­dri. Pros­egue in alcune stanze del palaz­zo, e ter­mi­na con un drink sul bal­cone, a fian­co del car­ro uti­liz­za­to (in pas­sato) per la , sot­to la cam­panel­la che veni­va fat­ta suonare per seg­nalare l’o­ra del­la cena.

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