L’amministrazione appoggia i produttori preoccupati dopo la frode del fragolino. I produttori locali stanno valutando di costituirsi parte civile

«Qui il vino è doc, le aziende serie»

15/06/2006 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Sergio Bazerla

I pro­dut­tori di Bar­dolino e Cus­toza Doc non ci stan­no ad essere acco­mu­nati ai truffa­tori del fragoli­no. Per questo han­no pro­mosso una riu­nione d’urgenza con l’assessore alle politiche agri­cole, Rober­to Cam­pag­nari, espo­nen­do il loro pun­to di vista e in par­ti­co­lare le pre­oc­cu­pazioni per l’effetto neg­a­ti­vo che ha avu­to la dif­fu­sione di notizie sul­la truf­fa scop­er­ta da parte del­la Guardia di finan­za, anche per la deci­na di aziende vitivini­cole che da anni pon­gono sul mer­ca­to un prodot­to di grande qual­ità, sano, rispon­dente ai dis­ci­pli­nari di pro­duzione rig­orosa­mente sti­lati dal­la Cam­era di Com­mer­cio e dal Con­sorzio di Tutela del vino Bar­dolino e Cus­toza. «La truf­fa del fragoli­no, di cui si è dato con­to sul­la stam­pa il 2 giug­no a segui­to delle indagi­ni del­la Guardia di finan­za di Bar­dolino in due aziende ubi­cate sul nos­tro ter­ri­to­rio», spie­ga Rober­to Cam­pag­nari, «ha prodot­to un effet­to domi­no a dis­capi­to dei nos­tri migliori pro­dut­tori di vino doc. Ovvi­a­mente non si può gen­er­al­iz­zare, ma i con­suma­tori, anche quel­li più con­vin­ti del­la bon­tà del prodot­to dei nos­tri vitivini­coltori», pros­egue Cam­pag­nari, «stan­no tem­pe­s­tando di tele­fonate le aziende che oper­a­no sul ter­ri­to­rio. Crear­si una buona nomea e un buon mer­ca­to non è facile oggi, data la con­cor­ren­za, perder­la può avvenire in un atti­mo». «Non pos­si­amo accettare che alcu­ni faci­norosi pro­d­u­cano sostanze ille­cite facen­dole pas­sare per vino rov­inan­do la nos­tra rep­utazione e i nos­tri mer­cati», dichiara Gio­van­ni Mon­tre­sor, pro­dut­tore di Colà, «così va in mal­o­ra un’intera vita di lavoro. le aziende che aderiscono alle strade del vino Bar­dolino non han­no nul­la a che spar­tire con queste fro­di. Ven­di­amo un prodot­to di alta qual­ità riconosci­u­to dalle anal­isi del­la Cam­era di Com­mer­cio, dal­la degus­tazione di una apposi­ta com­mis­sione cam­erale, da un’ idoneità che ci è sta­ta riconosci­u­ta dopo una selezione accu­ra­ta». «Anche il diret­tore del Con­sorzio di tutela del Bar­dolino, Giulio Liut», sog­giunge Dami­ano Bergami­ni, «è arrab­bi­a­to per ques­ta igno­bile azione con­dot­ta da gente sen­za scrupoli. Ci ha espres­so la mas­si­ma sol­i­da­ri­età invi­tan­do­ci a cos­ti­tuir­ci parte civile nell’azione giudiziaria in cor­so. Vedremo. Sta di fat­to che i con­suma­tori ci bom­bar­dano di tele­fonate, pre­oc­cu­pati. Noi di Colà, spe­cial­mente, etichet­ti­amo il vino con la dic­i­tu­ra “Colline di Colà” pro­prio per rimar­care la tipic­ità e la local­iz­zazione del vino. È sta­to un vero e pro­prio colpo bas­so». «L’operazione Vitis labr­us­ca con­dot­ta dal­la finan­za è sta­ta doverosa», con­clude scon­so­la­to Bergami­ni., «per la tutela delle fro­di, ma ci ha por­ta­to moltissime pre­oc­cu­pazioni. Noi comunque con­tinuiamo la pro­duzione nel­la legal­ità e nel rispet­to del mercato».

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