Sono passati 147 anni dalla battaglia di S.Martino e Solferino. Si scontraromo cinque eserciti, oltre 30 mila tra morti e feriti

Qui nacque la «Croce Rossa»

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Di Luca Delpozzo
Silvio Stefanoni Sandro Albertini

A S. Mar­ti­no e Solferi­no sono pas­sati 147 anni da quel tragi­co 24 giug­no del 1859, che vide scon­trar­si gli eserci­ti di cinque Pae­si, gui­dati da due imper­a­tori e un re, e che alla fine vide oltre trentami­la uomi­ni fuori com­bat­ti­men­to, tra mor­ti e fer­i­ti. L’ uni­ca nota pos­i­ti­va fu la nasci­ta del­la Croce Rossa. Solferi­no dà sem­pre grande risalto all’ anniver­sario, un po’ meno il Comune di Desen­zano del Gar­da. Ma ulti­ma­mente i due Comu­ni han­no deciso di creare assieme un Par­co del­la Memoria.Ma la battaglia di S. Mar­ti­no è nata a Poz­zolen­go, pre­cisa­mente nei pres­si del­la Casci­na Pon­ti­cel­lo. E per gli aus­triaci fu ricor­da­ta come la Battaglia di Poz­zolen­go, per­ché è qui che il feld­mares­cial­lo Benedek aspet­ta­va gli alleati franco-piemontesi.Il 24 giug­no 1859 le truppe piemon­te­si alleate dei france­si, che lo stes­so giorno vin­sero a Solferi­no, otten­nero a S. Mar­ti­no una grande vit­to­ria con­tro l’esercito aus­tri­a­co comanda­to da Francesco Giuseppe, giun­to da Vien­na al coman­do di ingen­ti rin­forzi. Con quel­la di Solferi­no, S. Mar­ti­no fu defini­ta battaglia d’incontro, nel sen­so che i tre eserci­ti si scon­trarono casual­mente, sen­za che i coman­dan­ti in capo, Vit­to­rio Emanuele II, Napoleone III e Francesco Giuseppe avessero pre­dis­pos­to dei pre­cisi piani di battaglia. L’esercito aus­tri­a­co era in riti­ra­ta nel­la zona com­pre­sa fra il Chiese e il Min­cio e il suo coman­dante, gen­erale Giu­lay, ripetu­ta­mente scon­fit­to, pri­ma dai piemon­te­si e poi dai france­si, venne rimosso dall’incarico e sos­ti­tu­ito dall’imperatore asbur­gi­co che ordinò un’immediata con­trof­fen­si­va, con­for­t­a­to dal fat­to che ave­va con sè un’armata al com­ple­to. Il 24 giug­no 1859 nell’area com­pre­sa fra S. Mar­ti­no e Solferi­no si trovarono di fronte qua­si 300mila uomi­ni, anche se la zona del­lo scon­tro era più vas­ta, vis­to che abbrac­cia­va local­ità in direzione di Man­to­va, nota roc­caforte aus­tri­a­ca, facente parte del famoso quadri­latero. I france­si, gra­zie ad un felice intu­ito tat­ti­co del loro imper­a­tore, Napoleone III, nelle prim­is­sime ore del pomerig­gio del 24 giug­no vin­sero a Solferi­no. Il com­pi­to più arduo toc­cò ai piemon­te­si, pro­tési alla con­quista dell’altura di S. Mar­ti­no, dife­sa tenace­mente dal gen. Benedek. A com­pli­care la situ­azione, a pomerig­gio inoltra­to si scatenò un vio­len­tis­si­mo tem­po­rale sull’area del­la battaglia, che arrestò momen­tanea­mente le ostil­ità, inzup­pan­do d’acqua uomi­ni e armi. Lo scon­tro riprese furioso quan­do smise di pio­vere. Ver­so sera, vis­to il per­du­rare dell’accanita resisten­za del nemi­co, il re Vit­to­rio Emanuele II si portò sulle prime posizioni e spronò i suoi sol­dati all’assalto finale. Il suo dis­cor­so di inci­ta­men­to alla con­quista dell’altura è scrit­to a carat­teri cubitali nel , che si tro­va dietro la torre di S. Mar­ti­no a lui inti­to­la­ta. Il sovra­no savoiar­do disse: «Ragazzi, se non pren­di­amo S. Mar­ti­no, saran­no gli aus­triaci a far fare il S. Mar­ti­no a noi». La vit­to­ria piemon­tese, insieme a quel­la francese, con­clusero la Sec­on­da guer­ra per l’indipendenza d’Italia.

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