Teatro Alberti di Desenzano: petizione della Lega. I cittadini chiedono che l’edificio venga acquistato dal Comune Intanto i privati avanzano un progetto per farne un bar-ristorante

Raccolte 1600 firme per riavere il cinema

Di Luca Delpozzo
Desenzano del Garda

La sper­an­za è sem­pre l’ultima a morire. Ecco per­chè a Desen­zano ben 1600 per­sone han­no fir­ma­to una petizione che par­la del cin­e­ma teatro Alber­ti: per­chè sper­a­no, appun­to, che un giorno il locale pos­sa riaprire. Per­chè non accettano che una cit­tà di 30 mila abi­tan­ti sia rimas­ta sen­za un cin­e­ma. Le firme sono 1600, dicon­si mille­se­i­cen­to: le ha rac­colte la Lega Nord con i tipi­ci gaze­bo in piaz­za e non è sta­to dif­fi­cile, per­chè la chiusura dell’Alberti è sta­ta una pug­nala­ta al cuore per tut­ti i desen­zane­si. E allo­ra, avan­ti con le firme, ammes­so che ser­vano a qual­cosa, che non sia trop­po tar­di. Non è una fac­cen­da sem­plice, anche per­chè lo scor­so 20 dicem­bre il Comune ha revo­ca­to il vin­co­lo ad «Attrez­za­ture col­let­tive» che copri­va l’edificio, con il ris­chio che lo sta­bile ven­ga trasfor­ma­to in qual­cosa di diver­so, facen­do svanire per sem­pre anche la sper­an­za di ria­vere un cin­e­ma: un bar-ris­torante, o pri­ma anco­ra una moschea, sono le ipote­si prog­et­tuali fino­ra avan­zate dai pro­pri­etari. Che fare? Il testo che la gente ha fir­ma­to chiede al Comune di com­prare oppure di espro­pri­are l’immobile (ma cos­ta ed è com­pli­ca­to), o in alter­na­ti­va di tute­lar­lo con un vin­co­lo urban­is­ti­co per impedirne trasfor­mazioni irre­versibili, rimet­ten­do in moto il dial­o­go con i pro­pri­etari. E questo è il testo: «I sot­to­scrit­ti cit­ta­di­ni chiedono all’Amministrazoione comu­nale di con­fer­mare il vin­co­lo urban­is­ti­co ad “Attrez­za­ture comu­nali” sul teatro Alber­ti; di acquisire al pat­ri­mo­nio comu­nale il sud­det­to immo­bile, con gius­to inden­niz­zo ai pro­pri­etari; di adibire l’Alberti a sala polifun­zionale al servizio del­la Comu­nità». E’ la sper­an­za di tut­ti, ma bisognerebbe intan­to capire come stiano conc­re­ta­mente le cose. In man­can­za di sol­di o di un accor­do con i pro­pri­etari, una cosa che il Comune potrebbe fare, per venire incon­tro ai 1600 fir­matari, è rista­bilire il vin­co­lo ad attrez­za­ture col­let­tive («pre­or­di­na­to all’esproprio») che era sta­to fis­sato nel 1983 all’adozione del piano rego­la­tore, ricon­fer­ma­to il 27 luglio del 2001 e infine revo­ca­to dal Con­siglio comu­nale il 20 dicem­bre. «Revo­ca­to insp­ie­ga­bil­mente», dice per la Lega Nord il capogrup­po Rino Pol­loni, che in segui­to è par­ti­to con la rac­col­ta di firme. Di parere oppos­to è la pro­pri­etaria del­lo sta­bile, le cui argo­men­tazioni non fan­no una pie­ga: sic­come il Comune non si è mai vera­mente atti­va­to per com­prare o espro­pri­are l’Alberti, sic­come ha respin­to le pro­poste dei pri­vati per con­di­videre le spese di ges­tione e ristrut­turazione del cin­e­ma, allo­ra non ha sen­so che lo ten­ga bloc­ca­to con un vin­co­lo. Sono questi gli argo­men­ti che, in dicem­bre, con­vin­sero il Con­siglio comu­nale a «mol­lare la pre­sa». E siamo all’oggi. Non più des­ti­na­to ad «attrez­za­ture col­let­tive», l’ex cin­e­ma può for­mal­mente essere trasfor­ma­to in qualcos’altro: una gal­le­ria di negozi, o un bar ris­torante. In tal sen­so, una soci­età pri­va­ta ha già inoltra­to al Comune un prog­et­to, che fino­ra res­ta nei cas­set­ti, e che prevede fra l’altro la creazione di un plateati­co con sedie e tavoli­ni al pos­to del parcheg­gio. Con­tro ques­ta ipote­si prog­et­tuale, che è una sem­plice pro­pos­ta, si è già mossa addirit­tura la Soprint­ren­den­za ai Beni cul­tur­ali, che il 20 mar­zo ha for­mal­iz­za­to la richi­es­ta di un vin­co­lo per impedire trasfor­mazioni dell’area ester­na dell’ex cin­e­ma. L’interno, invece è «scop­er­to» da tutele. La por­ta res­ta chiusa, lo scher­mo spento.