Missione a Salò

Rap camp L’esercito in vetrina è diventato un successo

08/08/2001 in Manifestazioni
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Di Luca Delpozzo
b.f.

«Forza, abbas­sati di più, svel­to, dai!». Le parole urlate dal gio­vanis­si­mo capo­ral­mag­giore, occhiali scuri e tenu­ta da para­cadutista, fan­no effet­to sull’allievo: un ragazz­i­no di 11 anni che accel­era per con­clud­ere il per­cor­so. Ques­ta e altre «eserci­tazioni» sono state offerte a chi si trova­va a pas­sare, ieri pomerig­gio, sul lun­go­la­go di Salò. Il tut­to, nat­u­ral­mente, pre­ce­du­to e con­clu­so dall’alzabandiera. Par­liamo del­la man­i­fes­tazione pro­mozionale «Rap camp», orga­niz­za­ta dal­lo Sta­to mag­giore dell’esercito, che per tre ore ha offer­to in passerel­la mezzi mil­i­tari di ogni genere e, appun­to, prove di vita in caser­ma. Uno stand espos­i­ti­vo era ded­i­ca­to com­ple­ta­mente all’abbigliamento mil­itare: dall’elmetto ai pan­talonci­ni cor­ti, dal­la tuta al pullover. L’obiettivo: spin­gere i gio­vani al reclu­ta­men­to, facen­do conoscere impeg­ni e sis­te­mi di vita offer­ti dall’esercito. Nel miri­no (del­la man­i­fes­tazione) soprat­tut­to i ragazzi, in vista di un even­tuale reclu­ta­men­to volon­tario in fer­ma breve. E c’è da dire che la curiosità è sta­ta tan­ta, e che la parte­ci­pazione più inter­es­sa­ta era quel­la di ragazz­i­ni e bam­bi­ni. Ma «per la ver­ità, un buon 70 per cen­to dei pre­sen­ti era com­pos­to da fem­mine», ha com­men­ta­to un mil­itare. E’ sta­ta anche offer­ta la pos­si­bil­ità di arrampi­car­si su una parete allesti­ta appos­ta: qual­cuno ce l’ha fat­ta, altri neces­si­ta­vano del sosteg­no del mil­itare che offri­va aiu­to con la cor­da. A poca dis­tan­za, un per­cor­so com­pos­to da più test e che dava dirit­to a una sor­ta di diplo­ma che accer­ta­va il supera­men­to delle prove: tiro sim­u­la­to, pro­va col­lega­men­to radio, mini per­cor­so di guer­ra, arrampi­ca­ta sul­la palestra arti­fi­ciale. Qual­cuno ha chiesto infor­mazioni sul­la vita mil­itare e sui con­cor­si. Qua e là, tra ragazze in cos­tume e divise gri­giover­di, sono com­par­si anche i berret­ti da alpino: era­no sul­la tes­ta di chi li ha volu­ti indos­sare come gesto di sol­i­da­ri­età ver­so i mil­i­tari, apparte­nen­ti al battaglione para­cadutisti «Monte Cervi­no» di Bolzano, al 14mo repar­to «Ven­zone» di Udine, al ter­zo reg­g­i­men­to «Tolmez­zo» di Udine, oltre che al sec­on­do reg­g­i­men­to Genio guas­ta­tori di Tren­to e al ses­to reg­g­i­men­to alpi­ni «San Can­di­do» di Bolzano. Tra armi e mezzi mil­i­tari anche due bacheche. In una la sto­ria del Tri­col­ore (da quel­lo del­la Legione Lom­bar­da del 1796 all’attuale); nell’altra le immag­i­ni delle più recen­ti mis­sioni di pace: Oper­azione Kfor (Koso­vo), Alba (Alba­nia) e Ifor-Sfor (Bosnia).

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