Un plastico rievoca la storia

Rcostruito il castello della Rocca di Manerba

04/01/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo

Molti gli appas­sion­ati e curiosi che l’altra sera era­no pre­sen­ti all’incontro, orga­niz­za­to dal Museo Civi­co del­la Valte­n­e­si e dal­la Bib­liote­ca Comu­nale del Comune di Maner­ba, che ave­va per ogget­to 2 motivi ben pre­cisi riguardan­ti la : il pun­to sug­li scavi sul­la som­mità e la pre­sen­tazione di un plas­ti­co ricostrut­ti­vo. Ad intro­durre gli argo­men­ti, e soprat­tut­to ad illus­trar­li, dopo il salu­to del sin­da­co Isidoro Berti­ni, il prof. Giampi­etro Bro­gi­o­lo e l’olandese Rudy Van Der Werff real­iz­za­tore dell’eccezionale e mer­av­iglioso plas­ti­co. A Bro­gi­o­lo nat­u­ral­mente il com­pi­to di illus­trare quan­to fat­to e scop­er­to su quel­la som­mità dove oltre trent’anni orsono iniz­iò la sua car­ri­era di arche­ol­o­go che lo ha por­ta­to alla docen­za di arche­olo­gia all’ di Pado­va oltre ad altri numerosi e pres­ti­giosi incar­ichi. Una ricer­ca con­tin­ua e costante che ci ha per­me­s­so di sco­prire qua­si tut­to ci fos­se da sapere sul­la sto­ria di ques­ta roc­ca che recen­te­mente ha vis­to il recu­pero delle mura di base dell’intera strut­tura ricetti­va e difen­si­va. Un castel­lo con doppia cin­ta muraria e, “ma non se siamo sicuri” la pos­si­bil­ità di una terza cin­ta muraria. Molti i reper­ti arche­o­logi­ci che abbi­amo rin­venu­to e mes­so nei mag­a­zz­i­ni in atte­sa di una pub­bli­cazione com­ple­ta dell’itera opera oltre che ad una com­ple­ta muse­al­iz­zazione. Non pros­eguire­mo con altri scavi se pri­ma non ver­ran­no deg­na­mente rac­colti i reper­ti sino­ra rac­colti, e, devo ammet­ter­lo sono moltissi­mi – ha affer­ma­to Bro­gi­o­lo riv­olto soprat­tut­to al sin­da­co Berti­ni -. La sto­ria del­la Roc­ca di Maner­ba è ora­mai conosci­u­ta sia per quan­to riguar­da la strut­tura muraria sia anche per la certez­za del­la pre­sen­za sul­la som­mità di un tem­pio ded­i­ca­to a Min­er­va e di cui ne abbi­amo avu­to ulte­ri­ore con­fer­ma per il ritrova­men­to di un reper­to raf­fig­u­rante appun­to la dea Min­er­va. Il plas­ti­co che pre­sen­ti­amo ques­ta sera rispec­chia molto verosim­il­mente la vera realtà di quei tem­pi. Una ricostruzione fat­ta con tut­ti i cris­mi e det­tagli a dis­po­sizione e che l’autore, ha volu­to con­tin­u­a­mente avere l’approvazione di quan­to anda­va facen­do”. E così ora è pos­si­bile, anzi per il momen­to è sta­to pos­si­bile, vedere lo splen­dore di un tem­po di ques­ta roc­ca. Purtrop­po il plas­ti­co ritornerà ora, e spe­ri­amo per poco, in casa del costrut­tore che lo ha real­iz­za­to di sua spon­tanea inizia­ti­va appli­can­do tut­ta l’esperienza acquista nel costru­ire hob­bis­ti­ca­mente mod­el­li di barche e altro: “poi ne par­lere­mo a quattr’occhi” ha det­to al sin­da­co Berti­ni. E pro­prio Berti­ni ha annun­ci­a­to la richi­es­ta di due finanzi­a­men­ti uno alla Regione per la real­iz­zazione di una “casa d’accoglienza”, in prossim­ità del­la sali­ta alla Roc­ca stes­sa, dove potrebbe a buon dirit­to trovare pos­to ques­ta ricostruzione; il sec­on­do ind­i­riz­za­to alla Comu­nità Euro­pea per un impor­to di cir­ca 2 mil­ioni di Euro per la val­oriz­zazione dell’intera area che, ricor­diamo inter­es­sa una super­fi­cie di cir­ca 900 mila metri qua­drati.

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