I Volontari del Garda riportano a galla da 130 metri uno scafo. L’operazione, portata a termine con un piccolo robot, ha richiesto settimane di paziente lavoro

Recupero record dal fondo

Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Un moto­scafo che giace­va a 130 metri di pro­fon­dità, sul­la spon­da veronese, è sta­to recu­per­a­to dal nucleo som­moz­za­tori dei . Si trat­ta di un’operazione stra­or­di­nar­ia, com­pi­u­ta nelle set­ti­mane scorse, e illus­tra­ta l’altra sera nel­la sede del grup­po a Cunet­tone di Salò.L’imbarcazione, di notevoli dimen­sioni, affon­da­ta la scor­sa estate, era sta­ta indi­vid­u­a­ta gra­zie alle ricerche di un Rov, ovvero un pic­co­lo robot sub­ac­queo dota­to di tele­cam­era, di pro­pri­età di Ange­lo Mod­i­na, un doc­u­men­tarista di Toscolano Mader­no. Grossi i prob­le­mi da risol­vere pri­ma del recu­pero: come e dove aggan­cia­re il relit­to? come por­tar­lo in super­fi­cie sen­za dover imp­ie­gare mezzi cos­tosi? Trat­tan­dosi di uno scafo in leg­no di più di 40 quin­tali di staz­za, diven­ta­va impor­tante scegliere con cura i pun­ti di aggan­cio, per evitare di ritrovar­si in mano solo il motore. Bisogna inoltre evitare che le funi del Rov vadano ad attor­cigliar­si. Così i som­moz­za­tori com­in­ciano a provare e riprovare, cor­reggen­do di vol­ta in vol­ta il tiro, cal­i­bran­do ogni pic­co­lo movi­men­to del brac­cio mec­ca­ni­co, rifor­mu­lan­do in base alle cir­costanze i piani e le pro­ce­dure di manovra.Dopo due set­ti­mane di lavoro, uno dei gan­ci è sta­to col­lo­ca­to al pos­to gius­to, ma la cor­rente sul fon­do ha cop­er­to gli assi dell’elica. Purtrop­po l’altro gan­cio va ad infi­lar­si in una posizione trop­po ris­chiosa, pie­ga­to, e con un cordi­no attor­ciglia­to. Le oper­azioni dura­no intere gior­nate, e ricor­dano i ten­ta­tivi del­la Nasa di far muo­vere il famoso Mars Pathfind­er sul­la super­fi­cie su Marte. Numerose le manovre. Mil­li­met­riche. Finchè lo scafo è vin­co­la­to nei pun­ti buoni, e le corde nec­es­sarie arrivano fino in superficie.Da qui in avan­ti l’impegno diven­ta più agev­ole. Ven­gono usate le tec­niche di recu­pero con i pal­loni aero­d­i­nam­i­ci, facen­do scen­dere i sub a quote non peri­colose, e sem­pre in cur­va di sicurez­za, per evitare decom­pres­sioni. Lo scafo è por­ta­to a pochi metri, e qui las­ci­a­to per la notte, data l’ora tar­da per trainarlo a una gru. Cosa che avviene al mat­ti­no successivo.«Il recu­pero a 130 metri non ha uguali sul », dicono Mau­ro, Vale­rio e Ange­lo. Sull’operazione è sta­to real­iz­za­to un doc­u­men­tario, con immag­i­ni di grande effetto.