Presentato domani, sabato, i progetto di restuaro dell'antica Pieve

Recupero San Emiliano

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Di Luca Delpozzo

Sarà indub­bi­a­mente un momen­to par­ti­co­lar­mente sig­ni­fica­ti­vo quel­lo che si svol­gerà nel­la mat­ti­na­ta di saba­to prossi­mo, 25 novem­bre a Padenghe sul Gar­da, in occa­sione delle cel­e­brazioni per la fes­ta patronale di S. Emil­iano. Alle ore 10.30 infat­ti Ammin­is­tra­tori Comu­nali e Respon­s­abili del rispet­ti­va­mente gui­dati dal sin­da­co Gian­car­lo Alle­gri e dal del­e­ga­to FAI del Gar­da Wal­ter Romag­no­li, pre­sen­ter­an­no l’”ipotesi prog­et­tuale per la ristrut­turazione e restau­ro di San Emil­iano” con rel­a­ti­vo plas­ti­co. Saran­no pre­sen­ti l’on. Adri­ano Paroli, l’Assessore Regionale Fran­co Nicoli Cris­tiani, il pres­i­dente del Con­sorzio Gui­do Martel­li ed il con­sigliere Provin­ciale Rober­to Tof­foli. Una sto­ria inter­es­sante quel­la di ques­ta chieset­ta ada­gia­ta sul­la som­mità del­la col­li­na che sovras­ta, dom­i­nan­do­lo il lago di Gar­da, il cen­tro abi­ta­to di Padenghe, pro­prio a fian­co del colle su cui sorge il maestoso Castel­lo. Padenghe, come altre local­ità lim­itrofi vede le sue orig­i­ni, ed i numerosi scavi arche­o­logi­ci effet­tuati ne dan­no con­fer­ma e tes­ti­mo­ni­an­za, già in età romana. Pro­prio in segui­to a queste cam­pagne di scavi poco dis­tante dal­la chiesa di San Emil­iano ven­nero por­tati alla luce e poi, come spes­so accade in queste situ­azioni, ricop­er­ti per man­can­za di fon­di, di tutela e di con­ser­vazione, il perimetro re alcu­ni rud­eri di una grandiosa “vil­la romana”. Il recu­pero del castel­lo del­la roc­ca di maler­ba inseg­na con­fer­ma, se anco­ra ve ne fos­se idi bisog­no, l’interesse che sim­ili reper­ti por­tano alla local­ità inter­es­sa­ta con­voglian­do, se ben reclamiz­za­ti, nuovi tur­isti. La chiesa di San Emil­iano rap­p­re­sen­ta “un inter­es­sante esem­pio di roman­i­co puro, che ha man­tenu­to intat­te le sue carat­ter­is­tiche. Ha una nava­ta uni­ca con abside semi­cir­co­lare – rac­con­ta Andrea Nodali nel suo libro, che ver­rà pre­sen­ta­to uffi­cial­mente il prossi­mo 22 dicem­bre, ore 20.30 nel­la sala con­sil­iare di Padenghe – e una buona con­nes­sione di con­ci nel­la sal­da muratu­ra”. Gae­tano Paon­az­za nel­la sua “Sto­ria di Bres­cia: le pievi ed i san­tu­ari in Valte­n­e­si” affer­ma che “Questo di Padenghe è fra gli edi­fi­ci più raf­fi­nati per il vari­a­to uso di con­ci di col­ore diver­so, che con­ferisce una nota cro­mat­i­ca tipi­ca dell’architettura veronese”. La chiesa è ori­en­ta­ta ver­so il lago, e cioè ver­so est, “ver­so il sole che sorge”, sim­bo­lo del­la luce di Cristo, come era in uso pres­so le prime comu­nità cris­tiane , al suo inter­no, affio­ra­no trac­ce di affres­chi, il cui parziale recu­pero sem­bra anco­ra pos­si­bile. La “canon­i­ca”, attual­mente uti­liz­za­ta come casi­na agri­co­la, ver­sa in cat­ti­vo sta­to di con­ser­vazione e per ques­ta è pre­vis­to una totale ristrut­turazione con pos­si­bil­ità di diverse des­ti­nazioni d’uso come ad esem­pio un pic­co­lo del­la Valte­n­e­si, una eccle­si­as­ti­ca e luo­go di med­i­tazione ed incon­tri cul­tur­ali. “Con la pro­pos­ta di riva­l­u­tazione 4 di recu­pero del­la Chiesa di Sant’Emiliano – spie­ga Wal­ter Romag­no­li –, gra­zie anche al plas­ti­co apposi­ta­mente appronta­to da un grup­po di esper­ti restau­ra­tori, il FAI (Fon­do per l’Ambiente Ital­iano) si pone l’obbiettivo di sen­si­bi­liz­zare gli Ammin­is­tra­tori ai vari liv­el­li e colti­va la sper­an­za di trovare spon­sor dis­posti a sostenere eco­nomi­ca­mente l’iniziativa che solo in parte potrà essere sovven­zion­a­ta dagli Enti Istituzionali”.

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