E' affondato nel lago, ma la sua storia è gloriosa come il nome

Rendete onore al pontone Tenace

01/04/2001 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Giancarlo Angelini

L’af­fon­da­men­to del pon­tone «Tenace» seg­na anche la fine di un’e­poca per chi, come il sot­to­scrit­to, ha moltepli­ci fre­quen­tazioni con tut­to ciò che «fa lago». Ricor­do un poco di sto­ria su quest’am­mas­so di fer­ro che ora giace sul fon­dale del gol­fo Lido. Il pon­tone era nato quan­do si sta­va costru­en­do la cen­trale di Tor­bole, usato dal­l’im­pre­sa per avere una base sul Sar­ca durante i lavori. Poi, se non erro nel 1966, durante un momen­to di forte piena del fiume, il pon­tone ruppe gli ormeg­gi e si mise a nav­i­gare piom­ban­do con­tro i piloni del ponte a Tor­bole, rov­inan­done la strut­tura e provo­can­do la ricostruzione del manufatto.Nel frat­tem­po, gra­zie al lavoro di Egidio Moli­nari, allo­ra sin­da­co di Riva, era giun­ta al por­to San Nic­colò per impiantarvi la sua base, la scuo­la per per­i­ti tec­ni­ci som­moz­za­tori del­l’I­tis «Rossi» di Vicen­za, (uni­ca scuo­la statale in Europa di tal genere) con il suo diret­tore Ettore Mod­esti, una delle autorità ital­iane del­la sub­ac­quea (mor­to pre­mat­u­ra­mente alcu­ni anni or sono) ed il capo istrut­tore Car­lo Bian­chi­ni. Con il nos­tro dot­tor Giuseppe Gia­copi­ni, otori­no­laringoia­tra e sub­ac­queo a sua vol­ta, che volon­tari­a­mente svol­ge­va la fun­zione di medico del­la base nautica.La scuo­la ave­va bisog­no di una base sta­bile, sul­la quale sis­temare apparec­chia­ture. Ed ecco che un giorno Mod­esti, indi­vid­u­a­to quel pon­tone inuti­liz­za­to, lo acquistò facen­done la base mobile delle varie eserci­tazioni che ogni anno cresce­vano in tec­ni­ca, preparan­do così dei tec­ni­ci alta­mente spe­cial­iz­za­ti che anco­ra ora oper­a­no in piattaforme petro­lif­ere in tut­to il mondo.Il nome «Tenace» fu affib­bi­a­to al pon­tone pro­prio in occa­sione di una di tali eserci­tazioni, quan­do resistette ad una bur­ras­ca che sem­bra­va l’i­ra­did­dio. Ricor­do che un anno, nel­la parte supe­ri­ore del­la cap­su­la cala­ta a 25 metri di pro­fon­dità, don Anni­bale Frascescot­ti, pre­sente anche il sin­da­co San­ti ed io come chierichet­to, cele­brò una Mes­sa, che via inter­fono fu segui­ta dagli allievi e dalle autorità sise­mati sul pio­ntone supe­ri­ore. Fu la pri­ma Mes­sa sub­ac­quea di cui si ave­va memo­ria: un’es­pe­rien­za affasci­nante. Quan­do la scuo­la smo­bil­itò, il Tenace, divo­ra­to dal­la rug­gine, venne acquisi­to dal Comi­ta­to man­i­fes­tazioni per sparere i fuochi arti­fi­ciali del­la . Con­trari­a­mente a quel­lo che si dice fret­tolosa­mente, non è vero che man­casse di manuten­zione. Man­lio Patuzzi ed il sot­to­scrit­to riem­pirono parte delle sue casse stagne con un impas­to di palline di poli­s­tiro­lo e pochissi­mo cemen­to a fare da legante, assi­cu­ran­do una ris­er­va di gal­leg­gia­men­to che avrebbe por­ta­to molto in là negli anni la vita del pontone.Quando è sta­to real­iz­za­to il molo al por­to Cate­na, l’im­pre­sa chiese in presti­to il pon­tone che, male ormeg­gia­to durante una bur­ras­ca, si rov­inò ulte­ri­or­mente. Venne chiesto allo­ra all’im­pre­sa di riparare in qualche modo, riem­pi­en­do le rima­nen­ti casse stagne di altro impas­to di cemen­to e poli­s­tiro­lo, cosa che avvenne. Solo che era più il cemen­to che il poli­s­tiro­lo, tan­to che il «Tenace» da quel giorno com­in­ciò lenta­mente ad affon­dare, sen­za che si potesse far nul­la per evi­tar­lo. Il tem­pes­ti­vo inter­ven­to di Man­lio Patuzzi che bloc­cò le oper­azioni di trava­so del­la mis­cela, evitò che il pon­tone naufra­gasse anco­ra allo­ra nel pos­to vec­chio. Ma il suo des­ti­no era ormai seg­na­to e, per quan­to cer­cas­si­mo di far qual­cosa, non c’era vera­mente nul­la da fare, anche per­ché in zona non si trova­vano gli altri ausili per porre rime­dio. Un’ul­te­ri­ore buri­ana che lo ave­va colto all’ormeg­gio di pun­ta Lido, ne provocò il defin­i­ti­vo col­las­so. Ora, dopo una vita car­i­ca di sto­ria e di glo­ria, «Tenace» è fini­to tra le acque del Gar­da, sulle quali è sta­to palestra di lavoro, di istruzione, di ardi­men­to, di soc­cor­so, tra quelle acque che ave­va dom­i­na­to mer­i­tan­dosi il nome.

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