Lonato, riportata nella parrocchia di Esenta in occasione delle ultime festività natalizie. Il recupero è stato effettuato dal laboratorio del museo diocesano

Restaurata la pala di Andrea Celesti

12/02/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Enzo Trigiani

La par­roc­chia di Esen­ta di Lona­to ha restau­ra­to la Pala del pit­tore Andrea Celesti. Le fes­tiv­ità natal­izie appe­na trascorse han­no regala­to alla par­roc­chia dei Ss. Mar­co e Bernardi­no di Esen­ta, la pala del­l’altare resti­tui­ta al suo anti­co splen­dore. La pala, un olio su tela dalle dimen­sioni di 140 cen­timetri di larghez­za per 195 di altez­za si pre­sen­ta­va con una forte alter­azione del­la ver­nice che non per­me­t­te­va una cor­ret­ta let­tura del­l’­opera. Affi­da­ta alle cure del lab­o­ra­to­rio del dioce­sano in via Gas­paro da Salò a Bres­cia, il dip­in­to ha fat­to da cor­nice ai riti del cel­e­brati da don Ser­afi­no Ronchi. Tra la fine del Sei­cen­to e il pri­mo decen­nio del Set­te­cen­to il panora­ma pit­tori­co bres­ciano e, in par­ti­co­lare, garde­sano, si arric­chisce di una per­son­al­ità artis­ti­ca forte­mente inno­v­a­ti­va ed estrosa che, come una mete­o­ra, las­cia un’im­pronta orig­i­nale ed affasci­nante, attra­ver­so numerose tele dis­sem­i­nate soprat­tut­to in alcune chiese del , Esen­ta di Lona­to com­pre­sa. Andrea Celesti è di orig­i­ni veneziane, nasce nel 1632 o, più prob­a­bil­mente, nel 1637 a Venezia (muore non si sa dove, dopo il gen­naio 1712), con una vicen­da biografi­ca con­trasseg­na­ta da fre­quen­ti sposta­men­ti tra l’am­bi­ente lagunare e quel­lo lom­bar­do, entram­bi ric­chi di sti­moli e di fer­men­ti cul­tur­ali che l’artista riesce a rielab­o­rare in modo per­son­ale. Celesti rag­giunse ben presto la noto­ri­età nel­la sua cit­tà di orig­ine, tan­to da essere con­sid­er­a­to «…pit­tore che è uno de’ migliori che sono a Venezia». Il suc­ces­so del­la sua pit­tura e la fama rag­giun­ta gli valsero la benev­olen­za del doge Alvise Con­tari­ni che lo insignì del tito­lo di Cav­a­liere e gli com­mis­sionò impor­tan­ti lavori ora a Palaz­zo Ducale. La benev­olen­za ducale fu però di breve dura­ta. La leggen­da vuole che Celesti avesse espos­to in Piaz­za San Mar­co nel giorno del­l’As­cen­sione, com’era con­sue­tu­dine tra i pit­tori del tem­po, una sua opera che non incon­trò il favore del doge; il pit­tore si ven­dicò del giudizio neg­a­ti­vo espo­nen­do al pub­bli­co una sec­on­da opera in cui il doge stes­so era raf­fig­u­ra­to con un paio di…orecchie d’asi­no, dal­l’in­dub­bio ed irriv­er­ente sig­ni­fi­ca­to. Per sfug­gire all’i­ra del doge, mor­tal­mente offe­so, Celesti si rifugiò a Toscolano.

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