All'inizio del secolo ospitava la trattoria Al Bastione

Restaurata la villa di Maroni

20/07/2000 in Storia
Di Luca Delpozzo

Può un immo­bile cari­co di vicende non solo tornare alla sua orig­ine, ma guadagnare in sto­ria gra­zie a un restau­ro che inter­pre­ta il mes­sag­gio iniziale, quel­lo che gli ha dato il “la”? E mag­a­ri per­me­t­tere una let­tura più gen­uina? Accade sulle pen­di­ci del Monte Oro per la casa del costrut­tore del Vit­to­ri­ale architet­to Gian Car­lo Maroni, che da abitazione è pas­sa­ta da molto a locale tur­is­ti­co, ma che pro­prio ora ridi­ven­ta gra­zie a un restau­ro ocu­la­to e atten­to la “vera” casa del Maroni, accoglien­do un raf­fi­na­to ris­torante, la Vil­la Negri “ai Ger­man­dri”. Chiosan­do, potrem­mo dire che la casa del Maroni solo ora è tale, dopo essere sta­ta sot­to­pos­ta a decisa“maronizzazione”. Artefice l’ar­chitet­to Car­lo Ora­di­ni, fine cul­tore da sem­pre del­la “mate­ria maroniana”.Su incar­i­co del nuo­vo pro­pri­etario, Ben­i­to Negri, ha imposta­to una ristrut­turazione tesa a inglo­bare stilis­ti­ca­mente la pesante aggiun­ta del­l’ala nord, risalente agli anni 60.Maroni, l’ ”artista degli archi”, opera non solo al Vit­to­ri­ale ma anche all’ester­no, nel­la sua cit­tà di Riva (vera­mente era nato ad Arco, nel 1893, da gen­i­tori ledren­si): appun­to ques­ta sua poliedri­ca attiv­ità era sta­ta ogget­to di indagine nel 1993 da parte del Civi­co rivano, con una bel­la mostra.Il “mag­is­ter de vivis lapidibus”, fau­tore del­l’am­bi­en­tismo, e del­l’i­tal­ian­iz­zazione attra­ver­so il gus­to neo­clas­si­co e la mediter­raneità degli olivi, per la “sua” cit­tà, Riva, prog­et­ta numerose opere: nel 1925 la cen­trale elet­tri­ca del Ponale, quin­di il cam­po sporti­vo Bena­cense, la Spi­ag­gia degli Olivi con il suo carat­ter­is­ti­co tram­poli­no, numerose case di abitazione civile come Bet­ti­nazzi e Marzani, Palaz­zo pre­to­rio, l’Ho­tel Sole, l’ed­i­fi­cio una vol­ta del­la Ban­ca d’I­talia, il .Si deve all’ar­chitet­to del Vit­to­ri­ale anche il prog­et­to per la nuo­va cir­con­va­l­lazione del­la cit­tà: il Comune di Riva riconoscente gli dona la casa al Monte Oro.A par­tire dal 1935 Gian Car­lo ristrut­tura il rus­ti­co per farne una dimo­ra accogliente, in posizione panoram­i­ca; e aggiunge alla costruzione orig­i­nale un ele­gante por­ti­ca­to, taglian­do la ver­ti­cal­ità del vol­ume con un tet­tuc­cio sui 3 lati: non la stra­or­di­nar­ia avven­tu­ra del­la casa di Gabriele D’An­nun­zio a Gar­done, ma molto più umil­mente il lavoro per il pro­prio reces­so, ave­va comunque cre­ato un aut­en­ti­co gioiellino.Questo gioielli­no è ora diven­ta­to il ris­torante “ai Ger­man­dri” gra­zie a un appas­sion­a­to di sto­ria quale Ben­i­to Negri, una tradizione in famiglia, pro­pri­etaria del­la “Vec­chia Riva” e gestore del­l’Eu­ropa: il nuo­vo eser­cizio non fa che con­tin­uare una tradizione di ospi­tal­ità degli alber­ga­tori che l’han­no pre­ce­du­to ai Ger­man­dri negli anni 60 (allo­ra il ris­torante era “la Pineta”).Era sta­to Gian­ni Morghen a ril­e­vare l’im­mo­bile dal­la con­tes­sa Cervi, vedo­va di Gian Car­lo, e a trasfor­mar­lo in pic­co­lo alber­go con i Soave.Ma c’era un ma. C’era quel­la super­fe­tazione, che rovina­va il gioiel­lo di Gian Car­lo, l’ala a nord, e c’er­a­no delle dis­ar­monie. Così l’ar­chitet­to Car­lo Ora­di­ni ha ripro­pos­to la mod­u­lar­ità dei pilas­tri a scan­dire la fac­cia­ta prin­ci­pale, ricre­an­do do lo stes­so moti­vo anche sulle due ali: ora l’in­tera fac­cia­ta risul­ta scan­di­ta dai pilas­tri orna­men­tali con uno svilup­po che inglo­ba la ter­raz­za cir­co­lare e l’ala nord, con un por­ti­ca­to aper­to spec­u­lare a quel­lo sud.«Un altro dei prin­cipi costrut­tivi cari a Gian Car­lo Maroni, il taglio dei volu­mi dis­posti a gradoni lun­go il ter­reno digradante, tipi­co del­la Cen­trale elet­tri­ca, è sta­to uti­liz­za­to nel­la vol­ume­tria, men­tre si sono ripresi altri motivi del vocabo­lario maro­ni­ano, finestre ad arco ed archi ram­pan­ti», dichiara Car­lo Ora­di­ni. L’op­er­azione più inter­es­sante è l’ar­mo­niz­zazione delle par­ti con la serie di “citazioni” delle limon­aie o del­l’Ho­tel Sole.Se il Vit­to­ri­ale pos­si­amo con­sid­er­ar­lo un libro cui affi­dare la traduzione del­l’­opera dan­nun­ziana, la casa maro­ni­ana anche gra­zie agli interni assai accu­rati è un Vit­to­ri­ale in miniatu­ra, minus­co­la scheg­gia del­la più grande real­iz­zazione di por­ti­ci, archi, colonne in un sapi­ente dosag­gio uni­to alla natu­ra. Adesso più di prima.La sto­ri­adel­la casain pil­loleNel 1935, l’11 mag­gio, il Comune di Riva con­cede a Gian Car­lo Maroni, cit­tadi­no illus­tre, una casa coloni­ca in local­ità Ger­man­dri, vici­no al Maso Ronch, già trat­to­ria ai pri­mi del 900 “Al Bastione”.Dallo stes­so anno prende il via la rad­i­cale trasfor­mazione del­la casa coloni­ca in casa “maro­ni­ana”, carat­ter­iz­za­ta dal­l’ar­chitet­tura ad archi, volte, in una mescolan­za inusuale di ele­men­ti neo­clas­si­ci e mediter­ranei, di tipo solare o legati alla colti­vazione degli olivi tipi­ca del Benaco.Maroni alter­na la res­i­den­za al Vit­to­ri­ale, dove è Soprint­en­dente nom­i­na­to da D’An­nun­zio pri­ma del­la morte nel 1938, con quel­la ai “Ger­man­dri”, divenu­ta sua abitazione.L’architetto Maroni muore il 2 gen­naio 1952 ed è sepolto nelle Arche del Vit­to­ri­ale, las­cian­do la bel­la casa alla moglie