Giovedì un comitato illustrerà il progetto nel corso di una assemblea «Sos» per l’antico organo

Restauro necessario ma costoso, servono soldi

Parole chiave:
Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Al via il restau­ro del­l’organo del­la chiesa par­roc­chiale di San Felice del Bena­co. L’op­er­azione ver­rà pre­sen­ta­ta alla popo­lazione dal pro­fes­sor Flavio Dassen­no giovedì sera alle 20.30. Per real­iz­zare l’im­peg­na­ti­vo lavoro si è cos­ti­tu­ito un comi­ta­to oper­a­ti­vo, for­ma­to dal par­ro­co don Bruno Rossi, dal sin­da­co Ambro­gio Flo­ri­oli, dal­lo stori­co Pier­lui­gi Maz­zol­di, dal ragion­ier Rosi­na Mario, dal geome­tra Giampiero Bac­co­lo, dal ragion­ier Ste­fano Borghi e dalle sig­nore Piera Bertan­za e Nor­ma Salvi­ni. Lo stru­men­to, un Gae­tano Zan­fret­ta del 1897, che riu­ti­liz­za par­ti del prece­dente Mon­te­san­ti del 1820, è un reper­to impor­tante per capire l’in­fluen­za del­l’or­ga­naria garde­sano-veronese nel­la nos­tra provin­cia. A due tastiere, possiede molte strat­i­fi­cazioni storiche, con alcune canne del­la fine del ‘500 risalen­ti a bot­te­ga anteg­na­tiana. Cinque tra i mag­giori esper­ti ital­iani, tra cui due gio­vani bres­ciani, sono sta­ti inter­pel­lati su un prog­et­to e capi­to­la­to d’ap­pal­to assai det­tagliati. Il restau­ro, molto impeg­na­ti­vo e del­i­ca­to, vis­to il notev­ole degra­do, sarà coor­di­na­to dal pro­fes­sor Dassen­no. La chiesa mon­u­men­tale di San Felice è sta­ta costru­i­ta 250 anni fa, dopo avere demoli­to la prece­dente, più pic­co­la, con­te­nente un affres­co del , anda­to dis­trut­to. Il prog­et­to è attribuito ad Anto­nio Cor­belli­ni. Furono i rap­p­re­sen­tan­ti delle con­trade (Mon­tan­era, Pal­a­da, Pos­sa, Marce­na­go e Cisano) a sol­lecitare il con­siglio comu­nale e la popo­lazione. Nel 1746 uno dei pilas­tri che dove­vano sostenere la cupo­la cen­trale crol­lò, trasci­nan­do le muraglie vicine. I lavori, comunque, ripresero in fret­ta. I mat­toni in cot­to era­no for­ni­ti da Carza­go, Bot­te­na­go (Polpe­nazze), Sopra­zoc­co e Lugana (Sirmione). Pietre e sab­bia arriva­vano via lago dal­la spon­da veronese. Per cuo­cere le pietre e ottenere la calce, fu real­iz­za­ta una calchera, ma la pro­duzione era insuf­fi­ciente, per cui si dovette ricor­rere a for­n­i­tori man­to­vani. I cop­pi giungevano da Sab­bio Chiese. Il leg­name (di piop­po, cipres­so, rovere, castag­no) era qua­si tut­to locale. Il nobile Inno­cen­zo Moni­ga, nel «rac­co­man­dare l’an­i­ma al Cre­atore», las­ciò i suoi beni alla comu­nità di S.Felice, impeg­na­ta nel­la costruzione del­la chiesa. «A quei tem­pi — ricor­da nel suo libro Pier­lui­gi Maz­zol­di — la popo­lazione trae­va il pro­prio sos­ten­ta­men­to dal lavoro dei campi, che spes­so non bas­ta­vano a sfamare tut­ti gli abi­tan­ti. Grand­i­nate, sic­c­ità, malat­tie del bes­ti­ame dis­truggevano ripetu­ta­mente i rac­colti. È evi­dente che, in tali con­dizioni, pochi sol­di pote­vano essere mes­si a dis­po­sizione per con­tin­uare un’­opera mastodon­ti­ca. Il lasc­i­to di Moni­ga, cui è inti­to­la­ta la piaz­za anti­s­tante la chiesa, fu quin­di fon­da­men­tale per il pros­egui­men­to dei lavori». Anche la moglie, Giu­lia Toma­cel­li, prove­niente da una facoltosa famiglia di Salò, si com­portò nel­lo stes­so modo. Il con­siglio comu­nale decise di prel­e­vare altri fon­di dal­l’ered­ità di Gia­co­mo Pace. I grandiosi affres­chi ven­nero affi­dati al pit­tore Car­lo Car­loni, orig­i­nario del­la Valle Intelvi, in provin­cia di Como. Ma i quat­tri­ni non bas­ta­vano. E il muni cipio fu costret­to a vendere beni e a chiedere presti­ti a pri­vati. Anche i pesca­tori con­corsero alla real­iz­zazione del­l’ed­i­fi­cio, des­ti­nan­do parte dei loro proven­ti. La chiesa venne con­sacra­ta dal vesco­vo di Verona nel 1781: i lavori era­no durati una quar­an­ti­na di anni. «L’organo del­la vec­chia chiesa demoli­ta era sta­to ricol­lo­ca­to nel­la nuo­va, e uti­liz­za­to per le cer­i­monie reli­giose — scrive Maz­zol­di -. Ma era qua­si sem­pre guas­to, e bisog­na­va ricor­rere a un mae­stro per le riparazioni. Nel 1821 la Fab­brice­ria riuscì a sostenere la spe­sa e a col­lo­care uno stru­men­to nuo­vo, attribuito a Gae­tano Cal­li­do». Nel 1897 si passò allo Zan­fret­ta, che ora va asso­lu­ta­mente restau­ra­to. Giovedì la gente ne dis­cuterà in chiesa. Ci saran­no gli abi­tan­ti di tutte le con­trade, come nei giorni in cui si decise di costru­ire la grande chiesa.

Parole chiave: