Gli ultimi ritrovamenti vicino a San Zen de l’oselèt ripropongono l’urgenza di uno scavo archeologico. Che a Castelletto ci fosse un edificio romano è risaputo dagli anni Venti

Resti antichi, stupisce lo stupore

06/01/2005 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

A stupire è lo stu­pore. Ver­rebbe da dir­lo dopo aver saputo del­la sor­pre­sa che ha colto impre­sa e ammin­is­tra­tori pub­bli­ci per la scop­er­ta di robuste mura­ture sot­toter­ra, nel cimitero del­la chiesa di San Zê de l’oselét, fuori dell’abitato di Castel­let­to. Ebbene, il mis­tero è presto sve­la­to: là sot­to c’è una , «una delle tante lus­su­ose ville lacus­tri, che, inseren­dosi armoni­ca­mente nel pae­sag­gio, cos­ti­tu­iv­ano sia son­tu­ose res­i­den­ze des­ti­nate allo sva­go e al risposo dei pro­pri­etari sia pres­ti­giosi edi­fi­ci di rap­p­re­sen­tan­za». E questo non lo affer­mi­amo noi, ben­sì Alfre­do Buonopane in una sche­da con­tenu­ta nel vol­ume Bren­zone cura­to da Pier­pao­lo e Andrea Brug­no­li, edi­to lo scor­so anno pro­prio dal comune di Bren­zone. Insom­ma: la soluzione ai mis­te­riosi ritrova­men­ti la si può trovare in munici­pio. Che là sot­to ci siano vec­chie strut­ture è ris­a­puto. Del resto, all’interno del­la chiesa, che è roman­i­ca, del dodices­i­mo sec­o­lo, ci sono due bei capitel­li di colon­na risalen­ti al pri­mo sec­o­lo dopo Cristo, e quin­di d’epoca romana. Si trat­ta di colonne «pro­prie di architet­ture pri­vate e non di edi­fi­ci pub­bli­ci: sem­bra­no dunque attribuibili al prece­dente impianto res­i­den­ziale», scrive Buonopane. Del­la res­i­den­za romana s’è più volte avu­ta trac­cia, anche se purtrop­po non vi si sono mai state ded­i­cate ricerche speci­fiche. L’ultima avvis­aglia è sta­ta nel 1989, in occa­sione degli inter­ven­ti mirati a togliere le infil­trazioni d’acqua nel­la chiesa. Emersero fram­men­ti di pavi­men­to, trac­ce di muri e forse anche qual­cosa che pote­va assomigliare a un cop­er­chio di sar­cofa­go. «Gial­lo durante il restau­ro del­la chiesa. Cola­ta di cemen­to sui resti romani?», titolò L’Arena del pri­mo luglio. Nel cam­posan­to accan­to alla chieset­ta roman­i­ca di Castel­let­to i pri­mi ritrova­men­ti sono avvenu­ti negli anni Ven­ti. Quan­do si ampliò il cimitero, sca­v­an­do le fon­dazioni del muro di cin­ta nor­dori­en­tale si trovarono, a due metri di pro­fon­dità — e due metri, guar­da caso, è anche l’altezza delle costruzioni scop­erte di recente — resti di pavi­men­to e rud­eri, coc­ci romani e seg­ni d’annerimento, forse d’incendio. Negli anni Ses­san­ta, durante la costruzione d’una cap­pel­la, ecco affio­rare, in prossim­ità dell’angolo sud est del cimitero, anco­ra due metri sot­to ter­ra, dei resti di mosaico, ritenu­ti d’epoca romana. Il tut­to mes­so nero su bian­co nel­la sua tesi di lau­rea nel 1973, da Liv­io Parisi, oggi sedu­to sui banchi di mino­ran­za in con­siglio comu­nale. Insom­ma: che là sot­to, nel cimitero di Castel­let­to, ci sia molto da sco­prire sul pas­sato del­la zona è più che un’ipotesi, e i muri ritrovati in questi giorni altro non sono che l’ennesimo seg­nale. Che sia l’occasione buona per un’indagine appro­fon­di­ta? Potrebbe valerne la pena, per­ché, come affer­ma Buonopane, «la vil­la di Castel­let­to di Bren­zone dove­va prob­a­bil­mente essere un edi­fi­cio di notev­ole impor­tan­za, che con­trad­dis­tingue­va con la sua emer­gen­za architet­ton­i­ca questo trat­to del­la cos­ta». La vil­la venne forse abban­do­na­ta in epoca tar­doro­mana o altome­dievale. L’area venne dap­pri­ma qua­si cer­ta­mente sfrut­ta­ta come necrop­oli e poi come luo­go di cul­to, finché vi si costruì la chiesa di San Zeno, in orig­ine pre­roman­i­ca, e poi allarga­ta e risis­tem­a­ta nel dodices­i­mo sec­o­lo. Tro­va così con­fer­ma quan­to asserisce un prover­bio lacus­tre: «La césa de Calì, San Zê de l’uselì e quéla de Benàc, i è le pù vèce del nòs làc». Stan­do alla tradizione, tre sareb­bero le chiese di mag­gior vetustà sulle riv­iere bena­cen­si: la pri­ma è San Gia­co­mo di Cali­no, nel comune di Gargnano; la sec­on­da San Zeno di Castel­let­to; la terza quel­la del­la mit­i­ca cit­tà di Bena­co, che il mito vuole sia sta­ta inghiot­ti­ta dal lago durante un cat­a­clis­ma. Qual­cuno la iden­ti­fi­ca con Toscolano o con Mader­no. In tutt’e due le local­ità ci sono chiese antiche, che sor­gono su resti di edi­fi­ci romani: il duo­mo di Sant’Andrea a Mader­no e il san­tu­ario del­la Madon­na di Bena­co a Toscolano, le cui colonne esterne apparten­gono al preesistente tem­pi­et­to ded­i­ca­to forse a Giove Ammone. Guar­da caso, anche a Castel­let­to la chiesa roman­i­ca nasconde arcaiche mem­o­rie d’età romana. Anco­ra tutte da valorizzare.

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