In occasione delle festività natalizie Le chiavi all’enoteca e al negozio di quadri

Riaperta la chiesa della Disciplina

24/12/2002 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Malcesine

Volete vedere la chiesa del­la Dis­ci­plina? E allo­ra pas­sate in enote­ca. O in gal­le­ria. «Ques­ta chiesuo­la» scrive­va nel 1929 don Gio­van­ni Bor­sat­ti, «si tro­va incas­tra­ta tra le casu­pole nel­la parte più alta del­la bor­ga­ta». Le casu­pole sono diven­tate bot­teghe. Oggi a sin­is­tra del­la Dis­ci­plina, in piaz­za Cavour, c’è un wine bar, l’Hippopotamus, a destra un negozio di quadri, Arte Rega­lo. E sic­come la chiesuo­la ave­va sem­pre la por­ta ser­ra­ta, i gestori dei due eser­cizi han­no pen­sato di chiedere le chi­avi. E fan­no da gui­da ai tur­isti che vogliono entrare a dare un’oc­chi­a­ta. In estate, ma anche in questo peri­o­do di fes­tiv­ità natal­izie. «D’estate» con­fer­ma Lean­dro Lup­pi, chef di grande liv­el­lo (il «Gam­bero Rosso» gli ha ded­i­ca­to la cop­er­ti­na un paio d’anni fa) e gestore dell’enoteca di piaz­za Cavour, «era­no parec­chi i tur­isti che doman­da­vano di pot­er vis­itare la chiesa. Abbi­amo pen­sato di accon­tentar­li: in fon­do non ci cos­ta nul­la, e loro sono con­tenti. Vista l’attenzione che c’è sta­ta, abbi­amo pen­sato che fos­se il caso di ripetere l’esperienza sot­to ». La piazzetta è sug­ges­ti­va. Un tem­po, era il luo­go delle feste pae­sane. E veni­va persi­no cop­er­ta. «All’altezza delle grondaie delle case adi­a­cen­ti leg­giamo anco­ra dalle pagine di don Bor­sat­ti ded­i­cate alla Dis­ci­plina, «si vedono tut­to­ra infis­si i fer­ri, che ser­vivano una vol­ta per tirare la ten­da sopra il piaz­za­le nel dì del­la sagra. La chiesa è in fon­do. La chia­mano del­la Dis­ci­plina per­ché lì ave­va sede una con­fra­ter­ni­ta. Sec­on­do Gio­van­ni Gagliar­di, autore d’u­na mono­grafia su Mal­ce­sine una quindic­i­na d’anni fa, il nome vuol dire «fla­gel­lo» e fa rifer­i­men­to al maz­zo di funi­celle usato dai con­fratel­li in epoca medievale e mod­er­na per per­cuot­er­si in seg­no di pen­iten­za e asceti­ca mor­ti­fi­cazione. Ma che a Mal­ce­sine si usassero sim­ili pratiche non è noto. In realtà, la chieset­ta è inti­to­la­ta ai san­ti Benig­no e Caro, patroni di Mal­ce­sine. I due eremi­ti sono ritrat­ti nelle stat­ue poste nelle nic­chie ai lati d’una finestrel­la, sopra il por­ton­ci­no d’ingresso. Anche all’interno l’opera di mag­gior val­ore mostra i due romi­ti. «Il quadro» nar­ra il Bor­sat­ti, «rap­p­re­sen­ta i due san­ti Benig­no e Caro pres­so il let­to del cieco Bar­tolomeo Fio­ra­vante, a cui rido­nano la vista, e nel­lo sfon­do la con­fra­ter­ni­ta dei medes­i­mi san­ti». Una sor­ta di ex voto, insom­ma. E i Fio­ra­vante dove­vano aver a cuore quel tem­pi­et­to. In un atto del notaio Mar­ti­no De Benedet­ti data­to 7 gen­naio 1645 risul­ta che era sta­to pro­pri­età pri­va­ta di Anto­nio Fio­ra­vante. L’edificio è pic­col­i­no, a una sola nava­ta, ma ha comunque la sua dig­nità. L’altare ha avu­to curiose vicis­si­tu­di­ni. Nacque in fon­do al pres­bi­te­rio, poi venne sposta­to nel mez­zo, quin­di ripo­sizion­a­to dov’era, per­ché si dove­va far pos­to ai con­fratel­li che si riu­ni­vano lì: era­no ben cen­to­quar­an­ta. Per il resto, la sto­ria del­la chiesa è poco nota. «Le più vec­chie notizie», dice il Bor­sat­ti, «risal­go­no al 1532». Si riferiscono ai ver­bali di una visi­ta pas­torale. Vi si dice «che era luo­go di grande devozione, e che ave­va asseg­na­to un sac­er­dote per offi­cia­r­la». Un onore.

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