Il Gruppo archeologico ha scoperto il prezioso reperto nei muri della Pieve di S. Pancrazio. L’epigrafe è dedicata a una libèrta patrizia del 200 dopo Cristo

Riappare la pietra romana

07/03/2006 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Francesco Di Chiara

Pao­lo Chiari­ni, pres­i­dente del Gam, Grup­po arche­o­logi­co mon­te­clarense, ha sve­la­to un pic­co­lo grande mis­tero stori­co. La pietra che si tro­va in fon­do all’angolo sin­istro del­la fac­cia­ta dell’antica Pieve di San Pan­crazio è pro­prio un’epigrafe romana del sec­on­do sec­o­lo dopo Cristo. Quel­la che sem­bra­va soltan­to un’ipotesi sug­ges­ti­va è diven­ta­ta dunque una certez­za. La scop­er­ta apre nuove prospet­tive di ricer­ca stor­i­ca. I doc­u­men­ti d’archivio attes­tano che nel 1531 la pietra si trova­va all’interno del­la stes­sa Pieve, vici­no all’altare, anco­ra intat­ta, con la scrit­ta «Pos­tu­mia Cai Fil­ia Brigia», in ricor­do di Pos­tu­mia Brigia figlia di Gaio Pos­tu­mio. Ma in realtà la pietra non era mai sta­ta trova­ta tan­to da ali­menta­re dub­bi sul­la sua reale esisten­za. Invece, la tena­cia e la pro­fes­sion­al­ità del Gam di Mon­tichiari l’ha ripor­ta­ta alla luce. «Pen­si­amo di aver sci­olto ogni dub­bio — spie­ga Pao­lo Chiari­ni-: siamo qua­si cer­ti che si trat­ti dell’epigrafe di età romana men­zion­a­ta da Pan­dol­fo Nassi­no in un doc­u­men­to del 1531 e che ave­va per­sonal­mente vis­to incas­to­na­ta nei gra­di­ni dell’altare di San Bia­sio pos­to sul lato sud dell’altare mag­giore nell’interno del­la Pieve di San Pan­crazio». Il reper­to era venu­to alla luce in occa­sione dei recen­ti lavori di risis­temazione del sagra­to del­la Pieve ma era sta­ta in un pri­mo tem­po sem­plice­mente seg­nala­ta sen­za tradurne il testo. Sem­bra­va insom­ma una tes­ti­mo­ni­an­za di ris­i­bile val­ore stori­co. «Res­ta anco­ra un pizzi­co di mis­tero rel­a­ti­vo alla col­lo­cazione — osser­va il pres­i­dente del Gam -: in un’epoca imprecista l’epigrafe è sta­ta sis­tem­a­ta come pietra d’angolo del­la fac­cia­ta del­la chiesa». Gli esper­ti insom­ma devono cer­care di capire per­chè sia sta­ta inseri­ta nel­la strut­tura del­la pieve. Il reper­to è sta­to rip­uli­to dal Gam che attra­ver­so una ricer­ca ha sta­bil­i­to che la pietra è sta­ta ricol­lo­ca­ta durante la ricostruzione del­la pieve, prob­a­bil­mente lesion­a­ta da un ter­re­mo­to. Si ci tro­va di fronte insom­ma a un tam­pon­a­men­to d’angolo del­la chiesa suc­ces­si­vo al 1531, com­pos­to dal­la grossa pietra ango­lare di orig­ine romana sovras­tante ed un grup­po di mat­toni di sosteg­no. Nel­la doc­u­men­tazione las­ci­a­ta da Pan­dol­fo Nassi­no viene min­uziosa­mente descrit­ta l’iscrizione dell’epigrafe con le sue dimen­sioni. I dati ven­gono con­fer­mati dal­la relazione del sovrin­ten­dente Mario Mirabel­la Rober­ti che negli anni Set­tan­ta scrive: «Un’altra iscrizione era sug­li scali­ni dell’altare mag­giore, ma deve essere sta­ta asporta­ta». La las­tra ripor­ta­ta la seguente iscrizione: Postvmia C(ai) F(ilia) Brigia. L’epigrafe insom­ma ricor­da­va dunque una Pos­tu­mia Brigia, figlia di Gaio Pos­tu­mio. Un nome, quel­lo del­la Gens Pos­tu­mia, molto noto in Val Padana. Il con­sole Spu­rio Pos­tu­mio Albi­no ave­va costru­ito nel 148 avan­ti cristo la via Pos­tu­mia, da Gen­o­va ad Aquileia. Ques­ta Pos­tu­mia Brigia può essere una lib­er­ta del­la sua famiglia: Brigia infat­ti è un nome locale. «Con questo ritrova­men­to sal­go­no a quat­tro le tes­ti­mo­ni­anze romane oggi effet­ti­va­mente pre­sen­ti nel­la Pieve — con­clude Chiari­ni -, un mon­u­men­to funer­ario a far da base alle colonne all’interno dell’edificio sacro men­tre nelle mura­ture esterne sono incas­to­nate tre epi­grafi che i costrut­turi del­la chiesa riu­ti­liz­zarono come con­ci pre­stando tal­vol­ta atten­zione a las­cia­re in evi­den­za scritte e fig­ure». Rimane invece introv­abile la stele funer­aria che si trova­va inclusa nel­la parete nord all’interno del­la chiesa e che face­va rifer­i­men­to alla famiglia dei Valeri a cui appartene­va Cat­ul­lo. L’epigrafe ded­i­ca­ta a Pos­tu­mia Brigia ver­rà quan­to pri­ma recu­per­a­ta e por­ta­ta nel­la sede del Gam in via XXV Aprile a Mon­tichiari, recen­te­mente rimes­sa a nuo­vo a spese del Comune. La comu­nità potrà apprez­zare così un reper­to che fino a poco tem­po fa sem­bra­va perduto.