Entro la fine dell’anno sarà di nuovo a disposizione del pubblico il ricco patrimonio artistico. A Villa Mirabella si trasferirà anche la Comunità del Garda

Riaprirà il museo Sciltian

01/03/2007 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Attilio Mazza

Entro quest’anno riaprirà il Museo Scilt­ian a piano ter­ra del­la Vil­la Mirabel­la del Vit­to­ri­ale, sman­tel­la­to nel 1997. L’opportunità di recu­per­are l’ingente pat­ri­mo­nio artis­ti­co, anti­co e mod­er­no, dona­to alla Fon­dazione dal­la vedo­va dell’artista nel 1988 si deve alla che trasferirà la pro­pria sede dall’attuale edi­fi­cio di Via Roma 8 ai piani supe­ri­ori del­la Mirabella.Il pres­i­dente Aventi­no Frau si è impeg­na­to, infat­ti, a provvedere alla cus­to­dia del museo e alla sua aper­tu­ra quo­tid­i­ana, oltre che alla manuten­zione ordi­nar­ia dell’immobile, in cam­bio dell’affitto del­la nuo­va sede.Gli accor­di tra la Fon­dazione e la Comu­nità sono attual­mente in fase di per­fezion­a­men­to. Quin­di si provved­erà alla sis­temazione del­la vil­la e all’augurabile rien­tro dei quadri antichi (Pitoc­chet­to, Cifron­di, eccetera) che era­no sta­ti affi­dati in comoda­to ai Musei bres­ciani e per la cui con­ser­vazione in ambito gar­donese era sta­ta sot­to­scrit­ta nel 1998 una petizione popo­lare da 186 cittadini.La neces­sità di trasferire la sede (provvi­so­ri­a­mente si spera) dall’attuale pic­co­lo cen­tro di servizi di Via Roma, dove si trovano anche la ban­ca e gli uffi­ci postali, è dovu­ta all’inagibilità dell’immobile di pro­pri­età comu­nale. La strut­tura, infat­ti, neces­si­ta degli adegua­men­ti di sicurez­za, indis­pens­abili per ospitare uffi­ci pub­bli­ci. L’Amministrazione comu­nale dovrà quin­di provvedere alle opere ormai indi­lazion­abili e si aus­pi­ca che la Comu­nità pos­sa suc­ces­si­va­mente tornare ad occu­pare gli attuali locali più cen­trali e como­di per il pub­bli­co rispet­to alla decen­tra­ta Vil­la Mirabel­la. Il pre­vis­to trasfer­i­men­to pone anche fine alle voci che vol­e­vano «l’emigrazione» del­la Comu­nità in altro cen­tro gardesano.Quanto alla ria­per­tu­ra più volte aus­pi­ca­ta del Museo Scilt­ian cos­ti­tuirà non solo un ulte­ri­ore moti­vo di richi­amo per gli ama­tori d’arte ma anche la gius­ta memo­ria di un artista assai lega­to a Gar­done Riv­iera al pari di altri, fra cui, in par­ti­co­lare, il cele­bre scul­tore Francesco Messina.Gregorio Scilt­ian, pit­tore di orig­ine arme­na nat­u­ral­iz­za­to ital­iano, nacque a Ros­tov sul Don il 20 agos­to del 1900. Dopo gli stu­di clas­si­ci a Mosca si trasferì dician­novenne a Vien­na nel 1919, e s’is­crisse all’Ac­cad­e­mia di Belle arti suben­do l’in­fluen­za dei cubisti, come si ril­e­va dal­la tela «Don­na alla fines­tra» del 1916, che sarà espos­ta al Museo di Vil­la Mirabel­la al Vit­to­ri­ale. Nel 1923 rag­giunse l’I­talia e la sua pre­sen­za fu seg­nala­ta nel 1926 da Rober­to Longhi, cer­ca­tore di car­avaggeschi, che subito annotò l’essen­ziale dato for­male del­la sua pit­tura. E dopo Longhi, fu Car­lo Car­rà a ril­e­varne le ascen­den­ze car­avaggesche, una pit­tura che «non vuol essere né avan­guardia, né ret­ro­guardia, ma fran­ca e sin­cera ade­sione al fat­to plastico».A con­clu­sione del ciclo di affer­mazioni inter­nazion­ali (Pari­gi, Brux­elles, Lie­gi, Berli­no, Lon­dra, New York) tornò defin­i­ti­va­mente in Italia nel 1932 abi­tan­do a in via del­la Spi­ga. In quel­lo stes­so anno rag­giunse il grande suc­ces­so gra­zie alla recen­sione di Ugo Ojet­ti sul «Cor­riere del­la Sera» in segui­to alla quale furono ven­du­ti tut­ti i suoi quadri in mostra.Allo scop­pio del­la guer­ra, nel 1939, tro­vò rifu­gio a Morgna­ga di Gar­done Riv­iera, in via Pre­migna­ga, dove acquistò casa per 90.000 lire, che chi­amò Vil­la Lil­ly in omag­gio alla moglie, diven­ta­ta l’abitazione pri­maria per sette anni, per tut­to il peri­o­do bel­li­co e per i due anni suc­ces­sivi, anche per­ché la casa milanese era sta­ta dis­trut­ta dalle bombe. A Vil­la Lil­ly dip­inse alcu­ni dei suoi quadri più famosi pre­sen­ti al Museo di Vil­la Mirabel­la, fra cui «Il filatelico», «I vagabon­di», «Gli sportivi», «Betsabea». Dopo il 1947 tornò a Milano nel­l’ap­par­ta­men­to di via Bigli, ango­lo via Manzoni.A Morgna­ga trascorse, tut­tavia, qua­si ogni estate sino al 1985, inter­ca­lan­do le vacanze con Venezia, dove ebbe abitazione e stu­dio alla Giudec­ca di fronte a Palaz­zo Ducale in cui lavorò ad altre opere, quali «L’eter­na illu­sione» (pure al Museo Scilt­ian). Da Milano si trasferì suc­ces­si­va­mente a Roma nel­la casa del Lun­gote­vere Raf­fael­lo Sanzio, dove morì l’1 aprile 1985.La vedo­va Ele­na Bober­man (figlia di un banchiere, conosci­u­ta da Scilt­ian nel 1918 a Tbil­isi) donò nel 1988 alla Fon­dazione del 32 quadri del­la rac­col­ta Scilt­ian, 16 del­lo stes­so pit­tore e 16 antichi (fra cui due Pitoc­chet­to, un Cifron­di, due Cip­per, un Tode­s­chi­ni, un Suster­mans). Suc­ces­si­va­mente vendette la casa di Morgna­ga sul­la quale nel 1988 venne pos­ta una lapi­de a ricor­do del­l’in­signe pit­tore. I nuovi pro­pri­etari, anti­quari mod­e­n­e­si, acquis­tarono poco dopo dal­la vedo­va l’arredo del­lo stu­dio romano del mae­stro, ricostru­en­do­lo fedel­mente a Vil­la Lilly.Per tutte queste ragioni la ria­per­tu­ra del Museo Scilt­ian al Vit­to­ri­ale rap­p­re­sen­ta un impor­tante even­to non solo per la sto­ria gardonese.