I chirurghi Ruggero Testoni, Christoph Fulco e Giorgio Udali operano alla clinica Pederzoli un giovanissimo, vittima di incidente

Riattacca il braccio a un bimbo

Di Luca Delpozzo
Giuditta Bolognesi

Non è in peri­co­lo di vita ma rimane ricov­er­a­to in prog­nosi ris­er­va­ta, nel repar­to di rian­i­mazione pedi­atri­ca di Bor­go Tren­to il bim­bo di sei anni sot­to­pos­to a un del­i­ca­to inter­ven­to di reimpianto del brac­cio destro: l’operazione è sta­ta ese­gui­ta dagli spe­cial­isti dell’Unità fun­zionale di chirur­gia del­la mano del­la Casa di cura Ped­er­zoli di Peschiera.Qui il pic­co­lo era sta­to trasporta­to in eli­cot­tero diret­ta­mente dal­la provin­cia di Tre­vi­so dove risiede con i gen­i­tori e dove è rimas­to vit­ti­ma di un inci­dente, più di altri dram­mati­co per la dinam­i­ca, sull’auto gui­da­ta dal papà.«Non conos­ci­amo l’esatta situ­azione che ha dato orig­ine allo scon­tro», spie­ga Rug­gero Testoni, respon­s­abile dell’Unità fun­zionale, il chirur­go che l’ha oper­a­to. «Sap­pi­amo solo che il pic­co­lo si trova­va sui sedili pos­te­ri­ori e a quan­to pare con il brac­cio fuori dal finestri­no quan­do l’auto ha sor­pas­sato un camion. Questo ha purtrop­po fat­to una manovra improvvisa e la parte pos­te­ri­ore del­la vet­tura ha urta­to con­tro lo spigo­lo del mez­zo pesante».«L’impatto», spie­ga anco­ra il chirur­go del­la mano, «ha let­teral­mente strap­pa­to il brac­cio del pic­co­lo cau­san­do non una sor­ta di taglio net­to ma quel­lo che viene defini­to trau­ma da schi­ac­cia­men­to, che dal pun­to di vista prog­nos­ti­co è più neg­a­ti­vo per­ché queste lesioni pos­sono avere con­seguen­ze anche a liv­el­lo sis­temi­co». Com­pro­met­tere l’organismo, quin­di la vita.Dopo l’incidente il bim­bo è sta­to por­ta­to nel più vici­no ospedale del­la zona. Da qui i san­i­tari del Pron­to soc­cor­so han­no con­tat­ta­to gli spe­cial­isti di Peschiera accor­dan­dosi per l’immediato trasporto del gio­vanis­si­mo paziente.«È arriva­to nel prim­is­si­mo pomerig­gio trasporta­to da un’eliambulanza. Nell’incidente il pic­co­lo ave­va ripor­ta­to anche una con­tu­sione fac­ciale con lo sfon­da­men­to del set­to nasale, ma il trau­ma a cari­co del brac­cio rap­p­re­sen­ta­va e rap­p­re­sen­ta l’evento più impor­tante da fron­teggia­re». Ver­so le 15, una vol­ta ulti­mati i nec­es­sari esa­mi pre­op­er­a­tori, il bim­bo è sta­to por­ta­to in sala oper­a­to­ria dove è rimas­to sino alla mez­zan­otte. L’intervento è sta­to effet­tua­to dal dot­tor Testoni insieme ai col­leghi Christoph Ful­co e Gior­gio Udali.«Abbiamo provve­du­to a reimpiantare l’arto, dici­amo le sue com­po­nen­ti ovvero le par­ti ossee e mus­co­lari. Per quan­to riguar­da l’aspetto vas­co­lare», dice Testoni, «abbi­amo invece dovu­to ricostru­ire un trat­to dell’arteria omerale, la più impor­tante di quel­la sede, prel­e­van­do e inne­s­tando una parte di safe­na del­la gam­ba sin­is­tra. Questo per­ché la tipolo­gia del trau­ma, che era appun­to dovu­to a schi­ac­cia­men­to, ave­va strap­pa­to i lem­bi vas­co­lari, impe­den­do­ci così di eseguire una sutu­ra diretta».Una vol­ta ter­mi­na­to l’intervento il pic­co­lo paziente è sta­to trasfer­i­to a Bor­go Trento.«La nos­tra strut­tura è dota­ta di una ter­apia inten­si­va ma non di tipo pedi­atri­co, così ci siamo coor­di­nati con i col­leghi aneste­sisti di Verona. Al momen­to le con­dizioni del pic­co­lo sono stazionar­ie. Anche il set­to nasale è sta­to risis­tem­ato. Rimane tut­tavia sot­to sedazione per evitare il trau­ma del dolore». Una brut­tis­si­ma espe­rien­za. Testoni par­la comunque di una prog­nosi che potrà essere sci­ol­ta solo tra qualche settimana.«La crit­ic­ità del­la situ­azione deri­va come antic­i­pa­vo dal tipo di trau­ma subito. Questi schi­ac­cia­men­ti non deter­mi­nano, infat­ti, prob­le­mi solo per il reimpianto: occor­rono giorni per vedere esat­ta­mente quan­to dei tes­su­ti rimasti schi­ac­ciati é defin­i­ti­va­mente compromesso».«Questo proces­so di necrosi tes­su­tale pro­duce cataboli­ti che pos­sono scatenare infezioni o dan­neg­gia­re organi vitali come i reni. Ecco per­ché è indis­pens­abile man­tenere mon­i­tora­to il paziente e atten­dere qualche tem­po», con­clude Testoni, «per un quadro delle con­seguen­ze». La scien­za ha fat­to la sua parte. Dita incro­ci­ate, ora.