Da quasi trent’anni un gruppo di donne organizza un’esposizione dei loro lavori. Mostra per raccogliere fondi a favore di iniziative benefiche

Ricamano opere di solidarietà

24/07/2004 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

Le nonne che fan­no la calza davan­ti al caminet­to sono ormai qua­si solo un ricor­do favolis­ti­co, e ancor di più è rel­e­ga­ta nel panora­ma del fol­clore la memo­ria delle donne che sfer­ruz­za­vano nelle ser­ate del filò, nelle stalle. Eppure a Gar­da le vec­chie tec­niche del ricamo, del cuci­to, dell’uncinetto sono tor­nate di moda. Per benef­i­cen­za. A ren­der­si pro­tag­o­nista del recu­pero di quelle pratiche man­u­ali che si usa­vano definire fem­minili («lavori fem­minei e don­neschi» si legge nelle pag­elle del Ven­ten­nio) è il Grup­po lavoro Gar­da, un sodal­izio di donne cos­ti­tu­itosi spon­tanea­mente una deci­na d’anni fa (nel 1982 per la pre­ci­sione). Di tan­to in tan­to le rica­ma­tri­ci garde­sane real­iz­zano qualche espo­sizione des­ti­na­ta a rac­cogliere fon­di per qualche opera di assis­ten­za. Volon­tari­a­to puro, insom­ma. Fin qui di mostre ne han­no allestite ven­ti­sei, con una fre­quen­za che è anda­ta grad­ual­mente inten­si­f­i­can­dosi, in ragione del suc­ces­so dell’iniziativa. La ven­tisettes­i­ma edi­zione è in pro­gram­ma oggi e domani nel­la piaz­za del munici­pio di Gar­da. Ha anche un tito­lo: «L’evoluzione del pas­sato», che si spie­ga col fat­to che una delle attiv­ità del grup­po è quel­la di recu­per­are ogget­ti o biancheria vec­chi o dan­neg­giati per ria­dat­tar­li ad esi­gen­ze pratiche, più attuali. «La moti­vazione che ha sti­mo­la­to le pri­ma parte­ci­pan­ti», spie­gano le pro­tag­o­niste di questo team di volon­tari­a­to garde­sano «è sta­ta la voglia di pot­er essere in qualche modo d’aiuto a chi è più sfor­tu­na­to, a chi pote­va aver bisog­no di sosteg­no. Infat­ti, il rica­va­to delle offerte rac­colte tramite i lavori pre­sen­tati è sta­to negli anni des­ti­na­to a ben­efi­cio di realtà par­ti­co­lar­mente critiche, sia a liv­el­lo locale che inter­nazionale, con par­ti­co­lare atten­zione al fat­to che quan­to devo­lu­to arrivasse diret­ta­mente ai des­ti­natari. E un altro obi­et­ti­vo rag­giun­to negli anni, forse non meno impor­tante del prece­dente, è sta­to quel­lo d’aver cre­ato un pun­to d’aggregazione, aper­to a tut­ti e a qualunque nuo­va pro­pos­ta in lin­ea col prog­et­to iniziale, arrivan­do in ques­ta maniera ad aggre­gare una cinquan­ti­na di per­sone». Le volon­tarie dell’uncinetto si trovano una vol­ta la set­ti­mana. La por­ta res­ta sem­pre aper­ta ad ulte­ri­ori nuovi innesti. «Si trat­ta di un’iniziativa impor­tante sia a liv­el­lo aggrega­ti­vo che in ter­mi­ni di impeg­no sociale», dice Maria Luisa Brunel­li, asses­sore ai del comune di Gar­da, che ha con­ces­so il patrocinio alla mostra di questo week end. Da un lato il recu­pero delle vec­chie tec­niche di lavoro domes­ti­co, dall’altro la voglia di aiutare.

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