L’annuncio del Consorzio Garda Classico nel corso dell’incontro con la stampa che diventa tradizionale

Ricerca al via e il Groppello studia da grande vino

18/05/2006 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Gianmichele Portieri

Adesso si fa sul serio. Il , vit­ig­no che più nos­tra­no non si può, ha deciso di cav­al­care fino in fon­do l’ottimo momen­to dei vit­ig­ni autoc­toni e di sco­prire davvero quali sono le sue poten­zial­ità e i suoi limiti.Dalla sua il vit­ig­no garde­sano ha, non solo la moda per i vit­ig­ni autoc­toni (dovreb­bero essere 650 in Italia e la mag­gior parte non dovrebbe uscire dall’oblio), ma anche l’invidiabile bevi­bil­ità che lo ha fat­to un tem­po caro al con­sumo nelle nos­tre osterie. Anti­co com’è (ma di pre­ciso non si sa a meno che non si voglia un poco inventare) si sco­pre dal gus­to mod­er­no. Il con­suma­tore è, infat­ti, un po’ stu­fo dei «vinoni» che, por­tati in tavola (tan­to peg­gio se a mez­zo­giorno), ti impeg­nano per la giornata.Preferisce pro­fu­mi inten­si, mag­a­ri un po’ speziati (anche il frut­ta­to trop­po inten­so vive un momen­to non felice), ma non trop­po impeg­na­tivi. Né per lo stom­a­co, né per il portafoglio.E allo­ra il Grop­pel­lo va all’attacco, forte, si fa per dire, di 750mila bot­tiglie prodotte all’anno sui 2,5 mil­ioni che nascono sul Gar­da, divise tra decine di aziende che, com­pren­si­bil­mente, vogliono dis­tinguer­si, cer­can­do una sua incon­fondibile tipic­ità sen­za dis­deg­nare la ricer­ca di punte di eccellenza.Che il Grop­pel­lo abbia «ingrana­to la quar­ta», come si dice­va pri­ma che le auto avessero sei marce, è sta­to annun­ci­a­to mart­edì dal Con­sorzio Gar­da Clas­si­co in un incon­tro con la stam­pa locale che si vuol far diven­tar tradizionale.Da quest’anno, è sta­to spie­ga­to, il Cen­tro vitivini­co­lo provin­ciale inizia i test per indi­vid­uare i risul­tati otteni­bili con il nos­tro vit­ig­no sec­on­do le zone, sec­on­do la com­po­sizione del ter­reno, sec­on­do l’esposizione dei versanti.L’enologo del­l’Ente vini Mar­co Ton­ni ha spie­ga­to che ver­ran­no fat­te delle microvinifi­cazioni (tante: fino a 16 l’anno), poi delle vinifi­cazioni su scala più larga, fino a definire le carat­ter­is­tiche del Grop­pel­lo sec­on­do gli ambi­en­ti in cui è pos­to a dimo­ra. Si spera inoltre di indi­vid­uare nuovi cloni, cioè delle sot­to­va­ri­età, che esalti­no carat­ter­is­tiche par­ti­co­lari da spendere in purez­za o in cuvée.Fino ad ora ci si accon­tenta­va di dis­tinguere il Grop­pel­lo gen­tile, quel­lo con aci­ni grossi e più spar­goli, dal Grop­pel­lo di Mocasi­na dal grap­po­lo più pic­co­lo e ser­ra­to. Ci si accon­tenta­va di attribuire i pro­fu­mi alla pri­ma vari­età e strut­tura vinosa alla seconda.Si andrà oltre con un lavoro impor­tante e non breve. Si par­la di anni. Ma nep­pure si è all’anno zero vis­to che già ora l’Azienda Zuliani può pro­porre un Grop­pel­lo par­ti­co­lare frut­to di un clone anti­co sal­va­to dal­la massificazione.A dire delle ambizioni del Con­sorzio, pre­siedu­to da Pao­lo Turi­na, è sta­to il vice pres­i­dente (nonché pres­i­dente del­la Stra­da del vino) Luca For­men­ti­ni per un grosso imped­i­men­to famil­iare del pres­i­dente. Con For­men­ti­ni han­no parte­ci­pa­to alcu­ni dei con­siglieri più attivi: (Civielle), Cristi­na Ingan­ni (Cant­ri­na) e Lucia Zuliani (Zuliani). Il pres­i­dente Turi­na non ha man­ca­to di rib­adire (per iscrit­to) la forte con­vinzione che il futuro del vino del Gar­da sia sem­pre più lega­to alla pro­mozione del suo ter­ri­to­rio. Con­vinzione che con­fer­ma ed arric­chisce un ric­co cal­en­dario di occa­sioni che van­no dal­la ormai vic­i­na Fiera di Polpe­nazze, che riparte da zero con un con­cor­so eno­logi­co che si annun­cia meno fes­taio­lo e più esi­gente, per con­tin­uare con i pro­fu­mi di e arrivare, sul finire dell’estate, con la Fiera di Pueg­na­go. Appun­ta­men­ti che si fan­no più ric­chi, chiosa For­men­ti­ni, per­ché in questi mesi non ci sono solo i garde­sani ad apprez­zare il loro vino.Accanto al Grop­pel­lo e alla sua tipolo­gia Ris­er­va che res­ta anco­ra tut­ta da sco­prire (ce n’è pochissi­mo in com­mer­cio), il Con­sorzio pun­ta sul Chiaret­to. Anco­ra una vol­ta è la moda a dettare le danze. I rosati, a liv­el­lo inter­nazionale, stan­no rinascen­do da tutte le par­ti, soprat­tut­to in Fran­cia. Per restare più vici­no a noi, non c’è più can­ti­na del­la Fran­ci­a­cor­ta che non ammic­chi alla moda del . Il Gar­da, che il suo rosato lo ave­va dai tem­pi di Pom­peo Mol­men­ti, lo rilan­cia con forza. Non ha gran­di numeri per far­lo (400mila bot­tiglie l’anno), ma ha una qual­ità che i nos­tri non­ni nep­pure si sognavano.In realtà il Chiaret­to è vino «tec­no­logi­co» la sua parte e si è gio­va­to moltissi­mo del con­trol­lo delle fer­men­tazioni e del­la tec­nolo­gia del fred­do ben più del­la del­la notte insonne per fare vino. Il Chiaret­to è forse il vino che man­i­fes­ta di più la cresci­ta qual­i­ta­ti­va rap­i­da (e in parte inat­te­sa) dei vini del Gar­da. Sic­come poi l’uva base è anco­ra quel­la del Grop­pel­lo, anche il Chiaret­to si gioverà delle ricerche in corso.

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