In visita l’ambasciatrice Muchada. Firmato un accordo tra lo Zimbabwe e l’istituto alberghiero Dal prossimo anno scolastico funzionerà una classe riservata

Ricette in inglese per i cuochi africani.

12/05/2001 in Avvenimenti
Parole chiave:
Di Luca Delpozzo
Alberto Tonello

Dal­lo Zim­bab­we al per impara­re l’arte di accogliere i tur­isti. Saran­no 13, forse 15 stu­den­ti del­lo Sta­to africano che ver­ran­no a stu­di­are all’alberghiero di . Per loro l’istituto supe­ri­ore darà vita ad una classe ad hoc, dove gli inseg­nan­ti par­ler­an­no in inglese. Questo è sta­to l’annuncio, per cer­ti aspet­ti uni­co (non si ha notizia di una sim­i­le inizia­ti­va in Italia), fat­to dai ver­ti­ci dell’istituto alberghiero del lago, al ter­mine del­la visi­ta dell’ambasciatrice del­lo Zim­bab­we, Mar­garet Mucha­da, che due giorni fa, dopo che da tem­po era in cor­so una trat­ta­ti­va tra i due Pae­si, ha vis­i­ta­to la strut­tura sco­las­ti­ca accol­ta dal pre­side Maria Tere­sa Lugheri e dal vice Domeni­co Bon­gio­van­ni. Artefice dell’accordo, che aprirà nuovi sce­nari nelle relazioni tra Verona e lo Sta­to africano, è sta­to Fer­nan­do Moran­do, con­sigliere del­la Cam­era di Com­mer­cio e del­e­ga­to a seguire il set­tore tur­is­mo e can­dida­to a rico­prire la car­i­ca di prossi­mo pres­i­dente provin­ciale dell’Asco Unione: «Lo Zim­bab­we è un Paese splen­di­do, con gran­dis­sime poten­zial­ità tur­is­tiche sul ver­sante nat­u­ral­is­ti­co», ha spie­ga­to Moran­do, «anche sul piano delle strut­ture non sono mes­si male, ne dovran­no costru­ire di nuove, ma han­no ered­i­ta­to dagli ingle­si alcu­ni com­p­lessi alberghieri molto bel­li. Il loro prob­le­ma è che non han­no una classe diri­gente in gra­do di seguire il fun­zion­a­men­to di questi com­p­lessi, man­cano di cuochi all’altezza e di tutte quelle fig­ure alte che sono il cuore di un alber­go a quat­tro stelle o di un ris­torante di classe. Da qui è nata l’esigenza di for­mare un grup­po di gio­vani, esi­gen­za che noi abbi­amo recepi­to e che rap­i­da­mente siamo sta­ti in gra­do di risol­vere. Ques­ta classe for­ma­ta uni­ca­mente da stu­den­ti africani dovrebbe essere cos­ti­tui­ta già dal prossi­mo anno sco­las­ti­co, al più tar­di nel­la pri­mav­era 2002, non appe­na com­ple­tati tut­ti gli adem­pi­men­ti buro­crati­ci». Il prog­et­to, a cui dovrebbe parte­ci­pare anche la Cam­era di Com­mer­cio di Verona, preved­erà anche stage in hotel e ris­toran­ti, per dare la pos­si­bil­ità agli stu­den­ti di fare espe­rien­za e nel­lo stes­so tem­po di guadag­nar­si uno stipen­dio: «Ma quel­lo che con­ta», ha spie­ga­to l’ambasciatrice, «è che Verona esporta all’estero la sua pro­fes­sion­al­ità e che questi gio­vani si potran­no creare un futuro nel loro Paese. In Zim­bab­we abbi­amo un lago molto grande, si chia­ma Kari­ba, quan­do ho vis­to il vostro Gar­da ho subito det­to al sign­or Moran­do che dob­bi­amo avviare nuovi con­tat­ti per giun­gere al più presto ad un tra Gar­da e Kari­ba». All’incontro era pre­sente anche Enri­co Meren­da, ex pres­i­dente dell’Azienda di pro­mozione tur­is­ti­ca di Gar­da e attual­mente docente dell’istituto alberghiero di Bar­dolino: «Il prog­et­to è molto vali­do e preved­erà anche l’attivazione di cor­si speci­fi­ci per questi ragazzi. Abbi­amo aper­to una stra­da che potrà in futuro essere allarga­ta, facen­do diventare l’istituto un cen­tro inter­nazionale di for­mazione tur­is­ti­ca». La visi­ta dell’ambasciatrice è sta­ta l’occasione anche per appro­fondire un altro aspet­to di quelle che potreb­bero essere le future relazioni com­mer­ciali tra Verona e lo Zim­bab­we: la lavo­razione del gran­i­to prodot­to dalle enor­mi cave che ci sono nel­lo Sta­to africano. A tal propos­i­to il pres­i­dente del­la Video­mar­mote­ca di Dol­cè, Gugliel­mo Fedrigoli, ha mostra­to alla sig­no­ra Mucha­da la nuo­va strut­tura, da poco inau­gu­ra­ta: «Ho avu­to con­fer­ma dell’alto liv­el­lo tec­no­logi­co che Verona possiede e che del resto ha già esporta­to con suc­ces­so in varie par­ti del mon­do. In Zim­bab­we le esportazioni di gran­i­to (di otti­ma qual­ità), sono in mano ad un cartel­lo di soci­età amer­i­cane e noi, se Verona è dis­pos­ta a portare il suo konw how da noi per per­me­t­ter­ci di esportare anche prodot­ti lavo­rati, pos­si­amo rompere questo monopolio».

Parole chiave: