Una famiglia di turisti di Gardone protagonista di un’incredibile vicenda. Il racconto della tragedia vissuta nel 2004

Ricevono in Italia tutti i gioiellie i soldi perduti nello tsunami

20/10/2007 in Curiosità
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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

A dis­tan­za di qua­si tre anni dal­lo tsuna­mi in Asia, una famiglia di Gar­done Riv­iera, che si trova­va lag­giù in vacan­za, ha rice­vu­to una bus­ta con­te­nente gli ogget­ti di val­ore per­si durante la trage­dia: la fede nuziale, un anel­lo prezioso, una som­ma cospicua di euro, le carte di cred­i­to. Un’imprevista piacev­ole sorpresa.Nel dicem­bre 2004 Pao­lo Calchera, che gestisce una gela­te­ria in piaz­za S.Marco a Mader­no, la moglie Ernesti­na San­dri­ni, dipen­dente ospedaliera, e i due figli Car­lo Alber­to (oggi 14enne) e Alessia (7) han­no trascor­so un mese di vacan­za in Bir­ma­nia, Laos, Viet­nam e la set­ti­mana di in Thai­lan­dia, nel bun­ga­low di un res­i­dence a Phipp Island.«Il 26 dicem­bre — ricor­da Ernesti­na — alle 8 del mat­ti­no ho sen­ti­to una forte scos­sa. Avrem­mo poi saputo che l’epicentro era a Suma­tra, in Indone­sia. Alle 10.25 il fin­i­mon­do. Erava­mo in spi­ag­gia, e i bam­bi­ni sta­vano in acqua, su un mat­erassi­no. All’improvviso il mare si è come svuo­ta­to. E una nave da crociera, attrac­ca­ta nel­la baia ad alcu­ni chilometri di dis­tan­za, rotea­va tra­vol­ta dalle onde. Sem­bra­va di essere in un film. Ad Alessia e a Car­lo Alber­to ho grida­to: lo squa­lo, lo squa­lo! Per far­li uscire in fret­ta. Siamo cor­si via, i pri­mi a scap­pare. Abbi­amo grida­to per far uscire dalle camere i molti gio­vani anco­ra a let­to. Poi è arriva­ta la ter­ri­bile onda­ta: ha spaz­za­to e dis­trut­to tut­to. Noi ci sal­vam­mo sul tet­to del bungalow».«FU UNA STRAGE — pros­egue -. Su 4.200 pre­sen­ti a Phipp Island sono morte 3.900 per­sone. Io lavo­ra­vo al Pron­to soc­cor­so di Gavar­do. Ho rian­i­ma­to un bam­bi­no, mes­so un lac­cio emo­sta­ti­co a una ragaz­za che rischi­a­va di perdere il piede, e dato un aiu­to nelle oper­azioni di sal­vatag­gio. Siamo poi rien­trati gra­zie a un aereo mes­so a dis­po­sizione dal­la Far­nesina: arrivati con addos­so i cos­tu­mi da bag­no e delle lenzuo­la». «Recen­te­mente tre ragazze ital­iane, soc­corse in quelle ore dram­matiche, mi han­no rin­trac­cia­to — ram­men­ta Ernesti­na — e sono venute a Gar­done Riv­iera. Un incon­tro com­movente. A Pasqua abbi­amo riv­is­to anche l’amico gen­ovese che ha sposato una thai­lan­dese, e lag­giù ha aper­to alcune gela­terie. Ci ha det­to che qual­cuno, per­si i figli e la moglie, è impazz­i­to. Un 30enne sale al mat­ti­no su un albero, se ne sta ran­nic­chi­a­to per l’intera gior­na­ta, e ridis­cende soltan­to la sera».MA ECCO LA SORPRESA. «Tem­po fa abbi­amo rice­vu­to una tele­fona­ta dal­la Ques­tu­ra di Bres­cia, che ci invi­ta­va a pas­sare di là. Grande è sta­ta la mer­av­iglia quan­do ci han­no con­seg­na­to una bus­ta: con­tene­va la mia fede nuziale, un anel­lo, carte di cred­i­to e quat­tri­ni, persi­no mon­ete spic­ci­ole. E una let­tera del gov­er­no locale che si scusa­va per i dis­a­gi da noi sofferti».Cos’era accadu­to? «Ave­vo mes­so gli ogget­ti in una pochette, ripo­nen­dola in un cas­set­to. Qual­cuno, di cui non so il nome, ha recu­per­a­to la nos­tra roba, non ha tenu­to nul­la, è anda­to dal­la Polizia e ha con­seg­na­to tut­to, sen­za tenere un euro. Attra­ver­so l’Ambasciata han­no sped­i­to la pochette in Italia. E’ la dimostrazione che han­no una grande dig­nità e rispet­to per gli altri. L’unica cosa che vor­rei aggiun­gere: se potete, andate là in vacanza».

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