L'ottocentesco baluardo austroungarico è ormai diventato una struttura culturale di prim'ordine

Riconquistare il forte? Detto e fatto

12/08/2000 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
r.s.

Nel­l’al­bo d’oro all’in­gres­so abbon­dano i “bel­lis­si­mo” ed i “Wun­der­bar”. Ne può essere sod­dis­fat­to l’ar­chitet­to Fel­tre. Per il “suo” Forte fioc­cano numerose le approvazioni per un restau­ro solo all’ap­paren­za facile. Altret­tan­to fieri pos­sono essere gli ammin­is­tra­tori, pas­sati e pre­sen­ti, che quel­la for­ti­fi­cazione otto­cen­tesca han­no volu­to dap­pri­ma acquisire e poi rimet­tere in sesto.E non è che l’inizio. Pochi anco­ra l’han­no vis­i­ta­to, tut­ti però lo pos­sono già ammi­rare la sera dal bas­so quan­do i fari ne met­tono in risalto le forme. D’al­tra parte il Forte aus­tri­a­co di Nago uffi­cial­mente anco­ra non è aper­to. Che lo han­no potu­to vedere, gui­dati dagli oper­a­tori del­l’E­cos­tu­dio, ci sono sta­ti tut­tavia già 400 ragazzi delle medie. Ma l’oc­ca­sione per una sbir­ci­ati­na è sta­ta offer­ta anche da alcune mostre allestite ad agos­to (quel­la di Tor­bole jazz è tut­to­ra vis­itabile) e fran­ca­mente, con­frontate all’austera bellez­za del Forte, queste pas­sano in sec­on­do piano. «Si rischia insom­ma che l’in­ter­esse per il con­teni­tore sia molto mag­giore del con­tenu­to»: dice l’asses­sore alla cul­tura Pom­per­maier. Per finir­lo dal tut­to man­cano alcune rifini­ture. Tut­t’al­tro che mar­gin­ali, in ogni caso. Per pri­ma cosa le luci, spie­ga l’ar­chitet­to: faret­ti mobili su cavet­ti d’ac­ciaio che illu­min­er­an­no le volte in mat­tonci­ni cot­ti del pri­mo piano, quel­lo des­ti­na­to agli spazi espos­i­tivi e cul­tur­ali in genere. Tut­ti lavori che fan­no parte del prog­et­to iniziale. Poi ci si dedicherà all’ester­no. Per questo sono sta­ti stanziati altri 130 mil­ioni. C’è, infat­ti, da recu­per­are l’an­ti­ca scala di col­lega­men­to con il Forte sot­tostante. Dopo anni di incu­ria è tut­t’in­ter­ra­ta e som­m­er­sa di immon­dizie. E c’è — ci si è accor­ti — da pro­teggere dai bik­ers (sem­pre onnipresen­ti) il las­tri­ca­to ester­no che por­ta al por­tone d’in­gres­so. Già sono state notate, infat­ti, delle strisci­ate nere sulle pietre gialle, las­ci­ate dalle fre­nate. Nat­u­ral­mente restano anco­ra da risol­vere i prob­le­mi con­nes­si alla ges­tione, e al miglior uti­liz­zo delle sale. Ma anche su entram­bi questi aspet­ti sem­bra­no che si stiano delin­e­an­do idee ben precise.

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