Si tratta soprattutto di battaglie che vengono ricostruite nei minimi dettagli da appassionati che vivono per giorni interi secondo gli usi e costumi dell'epoca storica preferita.

Rievocazione della battaglia di Napoleone

16/06/2000 in Storia
Di Luca Delpozzo

Reenactment in inglese significa «rimettere in atto, rimettere in vigore». «Un termine che in Italia viene usato per indicare la ricostruzione di importanti avvenimenti storici avvenuti nel passato. Si tratta soprattutto di battaglie che vengono ricostruite nei minimi dettagli da appassionati che vivono per giorni interi secondo gli usi e costumi dell’epoca storica preferita».Luciano Casolari, 48 anni, nato e residente a Parma, di professione bancario, è il responsabile italiano dell’Ens, Europeari napoleonic society, l’associazione che raggruppa gli amanti del periodo napoleonico di tutta Europa. Si tratta di circa un migliaio di persone fra italiani, russi, maltesi, belgi, francesi e tedeschi. Un hobby, quello del reenactment o remake, cioè rifacimento storico, diffuso soprattutto nel Nord Europa e negli Stati Uniti, dove e sentito come un recupero delle tradizioni. Negli Stati Uniti è anche un modo per cementare il sentimento di appartenenza alla nazione. E infatti, ogni anno, sono quasi 40 mila gli americani che a Gettysburg ricreano le fasi salienti della battaglia fra nordisti e sudisti, che mise fine alla guerra civile.«Da noi in Italia c’è una cultura diversa e questo hobby si è diffuso da una decina d’anni a questa parte», spiega Casolari. Un impulso notevole è stato dato, quattro anni fa, dalla rievocazione della battaglia di Rivoli, di cui scadeva il bicentenario. «Un evento che ha determinato il successo della campagna napoleonica in Italia». In quella data sono stati circa 400 gli appassionati che hanno rappresentato le fasi salienti della battaglia, con tanto di attacco degli Ussari della morte, lo spieiato battaglione di cavalleria del1’esercito di Napoleone nelle sue guerre.La decisione di vestire i panni delle truppe francesi o di quelle austriache è del tutto personale. Ma la ricostruzione storica è esatta nei dettagli. Le divise sono fatte a mano, copiate da riproduzioni dell’epoca, lo stesso dicasi per calzature, camicie, cappelli e persino bottoni. Armi come le sciabole spesso sono cimeli d’epoca, scovati in mercatini specializzati; i fucili costruiti a mano e caricati a salve. “Armi ad avancarica, che sparavano solo un colpo per volta. Un bravo soldato poteva sparare un colpo al minuto e gli altri dovevano coprirgli le spalle mentre lo ricaricava”. Esatta quindi anche la riproduzione della tattica di combattimento dell’epoca. Ogni soldato ha un nome di battaglia, crea un vero e proprio personaggio, con una vita e un temperamento propri, in cui si identifica. «Personalmente lo sarei Lucien Chabert, capitano comandante la I brigata compagnia di servizio dello Stato Maggiore», dice Casolari. «Chabert era effettivamente un colonnello napoleonico che ha comandato la 76esima demibrigade, l’equivalente del reggimento in epoca rivoluzionaria».Tutto questo richiede una ricerca continua, lo studio di testi e manoscritti che spiegano gli usi, i costumi e le tattiche militari dell’epoca. L’addestramento poi è continuo. Rivoli, Caprino e i loro dintorni sono diventati un punto fisso per gli iscritti dell’Ens, che spesso si trovano qui per fare i campi. Dormono in tenda sulla paglia, il mangiare viene preparato sul fuoco del bivacco dalle vivandiere, per lo più mogli o fidanzate degli improvvisati soldati, l’unico ruolo che le donne possono interpretare, in linea con i costumi dell’epoca.«Fare reenactment vuoi dire amare molto la storia ma è anche un modo per esprimere se stessi», spiega Casolari. «Spesso fa emergere ciò che hai dentro e che non puoi esprimere nella vita quotidiana. Inoltre la vita di gruppo ha anche una funzione educativa. Persone timide e introverse sono riuscite a diventare più socievoli, ad acquistare sicurezza».Il divertimento principale? «Accettare le regole del gioco, chi tenta di imporsi con la prepotenza e l’arroganza non regge e se ne va. Ognuno ha una parte, un ruolo e deve viverlo fino in fondo. Solo se rispetti queste regole ti diverti», replica Casolari. «Per diventare ufficiale, ad esempio, bisogna studiare molto e avere talento innato per la leadership. I campi d’addestramento poi sono spesso massacranti. Si vive come due secoli fa con qualunque tempo, sole, acqua o neve. Ma e un’esperienza che da carica. Quando si rientra nella vita di tutti i giorni all’inizio si avverte un senso di straniamento, il quotidiano lascia quasi insicuri, perplessi».Per questa passione si sacrificano ferie, famiglia e amici. Il calendario dell’anno è cadenzato sulle varie manifestazioni, commemorazioni, campi d’addestramento a cui i figuranti partecipano. Pochi giorni fa è caduto il bicentenario della battaglia di Marengo. Una degli scontri più importanti combattuti da Napoleone. Un appuntamento a cui l’Ens non poteva ovviamente mancare e infatti sul campo di battaglia alle porte di Alessandria i soldati napoleonici erano circa duemila.Antonella Traina

Antonella Traina

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