Il gruppo Gasv ha presentato un progetto di recupero della cavità dei Bruschi, chiedendo soltanto 3.600 euro per le spese

Rifiuti e acque di fogna. La grotta è una discarica

25/03/2008 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

Arri­va dal pro­fon­do di una grot­ta l’allarme per l’inquinamento falde; quelle che si snodano tra il cuore del e le rive dell’alto lago di Gar­da. A lan­cia­r­lo sono i volon­tari del Grup­po attiv­ità spele­o­log­i­ca veronese di Verona (Gasv) che han­no deposi­ta­to in Provin­cia un «Prog­et­to inter­ven­ti di restauro’della grot­ta-ghi­ac­cia­ia dei Bruschi», che si apre a Pra­da, nel Comune di Bren­zone, e il cui inghiot­ti­toio si tro­va nel gia­rdi­no del con­do­minio «Prada-Residence».«Restauro» vale come eufemis­mo, vis­to che, pri­ma, i volon­tari pun­tano a elim­inare «il degra­do» che li ha las­ciati basiti quan­do vi si sono calati. L’obiettivo finale è di «uti­liz­zare la grot­ta Bruschi a fini di stu­dio nat­u­ral­is­ti­co e stori­co, a val­oriz­zarla ren­den­dola vis­itabile e apprez­za­ta come bene ambientale».L’anfratto è carat­ter­iz­za­to da due pozzi con­tigui e da un breve trat­to di gal­le­ria. Il muro di cin­ta del gia­rdi­no scav­al­ca l’accesso al poz­zo prin­ci­pale, pro­fon­do 15 metri, dove si scende tramite una scala in muratu­ra a sec­co, quan­to res­ta di una grande scali­na­ta in parte crol­la­ta. In pas­sato la base del­la grot­ta era infat­ti usa­ta come vano refrig­er­a­to e ghi­ac­cia­ia. «Oggi una parte del­la cav­ità è sta­ta trasfor­ma­ta in una dis­car­i­ca per mate­ri­ale pesante, l’altra è resa imprat­i­ca­bile per un forte odore che emana da alcune perdite fog­nar­ie prove­ni­en­ti dal­la parte infe­ri­ore di una pic­co­la cab­i­na, in cemen­to e mat­toni, che si tro­va sull’orlo del poz­zo», spie­ga David Hosk­ing, volon­tario del Gasv, geologo.«Il prob­le­ma grave è quel­lo degli scarichi fog­nari e potremo affrontar­lo solo con la col­lab­o­razione dell’amministrazione comu­nale e dei respon­s­abili con­do­miniali», pre­cisa. «Le perdite che van­no a finire nel­la cav­ità, dove sono vis­i­bili sulle pareti roc­ciose, finis­cono prob­a­bil­mente nelle falde acquifere per giun­gere fino al lago, nei pres­si di Castel­let­to di Brenzone».Da tem­po quel­li del Gasv sono impeg­nati sul fronte grotte: «Ma mai abbi­amo vis­to nul­la di sim­i­le», com­men­ta Hosk­ing, ricor­dan­do come da alcu­ni anni, «per motivi eco­logi­ci e sportivi», il grup­po si stia occu­pan­do del­la pulizia e del ripristi­no del­la cav­ità car­siche del Bal­do. Pre­cisa il pres­i­dente Rober­to Accor­di: «Siamo inter­venu­ti a La Tanel­la di Tor­ri, alla Grot­ta Cervi di San Zeno di Mon­tagna, alla Risor­gen­za San Zeno e a Le Fasse di Bren­zone». Ora che han­no in prat­i­ca rip­uli­to e dis­ostru­ito tut­ti i «buchi» del Bal­do, res­ta fuori soltan­to la Bruschi. I volon­tari, che ulti­ma­mente vi sono entrati più volte, anche per redi­gere un prog­et­to det­taglia­to mira­to ad ottenere i con­tribu­ti provin­ciali per l’intervento, denun­cian­do così pub­bli­ca­mente il fat­to, spie­gano che il lavoro si farebbe in tre fasi.Prima si dovran­no togliere i rifiu­ti, anche ingom­bran­ti, accu­mu­latisi negli anni: «La grot­ta è sta­ta usa­ta come una dis­car­i­ca domes­ti­ca», dice Alfon­si­na Cuc­ca­to del Gasv. «Vi sono sta­ti get­tati reti di let­ti, tubi, con­teni­tori di plas­ti­ca e lat­ta, bot­tiglie, persi­no elet­trodomes­ti­ci e mobili. Pro­poni­amo di rip­ulir­la speran­do nel­la col­lab­o­razione del Comune per il suc­ces­si­vo trasporto dei rifiu­ti». Poi, prog­et­to alla mano, «Si dovrà sis­temare l’impianto fog­nario del con­do­minio e, anco­ra una vol­ta, sarà nec­es­saria la col­lab­o­razione dell’amministrazione locale e delle autorità condominiali».A quel pun­to gli spele­olo­gi sono pron­ti a sis­temare anche la scali­na­ta d’accesso: «Ci piac­erebbe ripor­tar­la al suo aspet­to orig­i­nario, anche per il val­ore stori­co che riveste quale tes­ti­mo­ni­an­za di un attiv­ità lega­ta alla pro­duzione del ghi­ac­cio, tipi­ca del­la mon­tagna veronese», dice Hosk­ing. «Al ter­mine», chi­ude Accor­di «sarà indis­pens­abile real­iz­zare e porre un can­cel­lo a chiusura dell’imbocco per ovvi motivi di sicurezza».A con­ti fat­ti il Gasv chiede adesso alla Provin­cia un con­trib­u­to spese per un totale di 3.600 euro. Tre­cen­to per elim­inare le strut­ture e le tuba­ture fog­nar­ie, 900 per la rac­col­ta e lo smal­ti­men­to dei rifiu­ti domes­ti­ci, 2.000 per il restau­ro del­la scali­na­ta e 400 per il can­cel­lo. Con­seg­na «chi­avi in mano».

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