Un libro ripercorre la vita dell’associazione per la promozione della lingua italiana. Scritto da Mario Ebranati, racconta una storia centenaria

Riflettori sulla «Dante Alighieri»

04/01/2002 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Salò

«Pagine di vita del­la soci­età Dante Alighieri a Salò» è il tito­lo del­l’ul­ti­mo lavoro di Mario Ebra­nati. Fon­da­ta da Giuseppe Venez­ian e da altri esuli tri­es­ti­ni nel 1889, l’as­so­ci­azione pun­ta a tute­lare e dif­fondere la lin­gua e la cul­tura ital­iana fuori dal­lo Sta­to. All’inizio ind­i­riz­za il pro­prio sguar­do ver­so le terre ital­iane soggette all’Aus­tria, pro­muoven­do una mod­er­a­ta cam­pagna irre­den­tista. Poi estende la sua attiv­ità alla tutela del­l’em­i­grazione, cre­an­do scuole all’es­tero. A Salò la «Dante Alighieri» sorge nel 1902, gius­to cen­to anni fa. Come pres­i­dente in pec­tore viene indi­ca­to Giuseppe Solitro, orig­i­nario di Spala­to (1855), inseg­nante di Let­tere nel­l’Is­ti­tu­to tec­ni­co comu­nale (ha fat­to risorg­ere il vec­chio col­le­gio di S.Giustina, e guida­to l’Ate­neo e la «Car­ità laicale», trasfer­en­dosi poi a Pado­va). All’in­au­gu­razione uffi­ciale inter­ven­gono i rap­p­re­sen­tan­ti dei comu­ni del lago: Mader­no, Gargnano, Riva, Arco, Lazise, , Gar­da. Al pos­to del dimis­sion­ario Solitro, l’assem­blea dei soci nom­i­na Mar­co Leone­sio. Nel novem­bre del 1903 nasce il Comi­ta­to di Desen­zano, pre­siedu­to da un ex garibaldino, il dep­u­ta­to Ulisse Papa, dis­tin­tosi nel­la lot­ta con­tro la pel­la­gra (ma ha dato anche un con­trib­u­to alla stesura delle leg­gi su pesca e por­ti). Nel­l’aprile 1905 l’As­so­ci­azione salo­di­ana cam­bia anco­ra… cav­al­lo, sos­tituen­do Leone­sio con Gero­lamo Toma­cel­li. Tra i soci, Dona­to Fos­sati, Pietro Rini, Giuseppe Castel­li (sin­da­co dal 1888 al ’91), Alfre­do Guastal­la (diven­terà pri­mo cit­tadi­no nel 1910, e fino al ’14), Pietro Castagna (gli suc­ced­erà, dal ’20 al ’23), Ste­fano Bersat­ti, Francesco Zane, Pietro Zano­li, ecc. L’at­tiv­ità pros­egue fino al 1909, con incon­tri, con­feren­ze, rac­colte di fon­di. «Si cer­ca soprat­tut­to di creare un ponte di ital­ian­ità con le terre anco­ra soggette al dominio aus­tri­a­co — spie­ga Alfre­do Bono­mi nel­la pre­sen­tazione -. Il fer­vore di quei dibat­ti­ti oggi può sem­brare un retag­gio stori­co, ma tale non è la neces­sità di col­lo­qui­are con le radi­ci del­la cul­tura, per riconoscer­si in una iden­tità di fon­do». Nel suo libro, Ebra­nati ripor­ta alla luce un abbon­dante mate­ri­ale archivis­ti­co. Come del resto ave­va fat­to nelle prece­den­ti numerose pub­bli­cazioni (ben ven­tidue): dal­la sto­ria del teatro locale a quel­la del­la ban­da, dal tram ai medici, dalle donne illus­tri ai par­la­men­tari, dai preti all’ospedale mil­itare, da «Cam­pov­erde nei tem­pi» a «Pieri­no Ebra­nati», da «Fede arte curiosità» a «Per conoscere meglio», da «Uomi­ni e realtà» a «Ieri e oggi», ecc. Cresci­u­to nel­l’am­bi­ente cat­toli­co, ex imp­ie­ga­to comu­nale, ora in pen­sione, Ebra­nati è diret­tore-con­ser­va­tore del stori­co del Nas­tro Azzur­ro e bib­liote­cario dell’Ateneo.

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