Mentre Malcesine se ne va, il presidente individua una nuova linea istituzionale

Rifondare la Comunità del Garda

Di Luca Delpozzo
s. bot.

Un ruo­lo ges­tionale chiaro e inci­si­vo per la del prossi­mo futuro. È l’obiettivo del prog­et­to «isti­tuzionale» mes­so in cantiere dal nuo­vo Diret­ti­vo, un dis­eg­no già in atto con il lavoro di revi­sione del­lo Statu­to da parte di un’apposita Com­mis­sione inter­provin­ciale. L’intento è quel­lo di trasfor­mare la Comu­nità del Gar­da da asso­ci­azione volon­taria di Enti locali in Con­sorzio, per un riconosci­men­to giuridi­co più autorev­ole, per san­cire una svol­ta e fare del­la Comu­nità stes­sa un rifer­i­men­to con­cre­to, sui temi glob­ali, per le realtà locali del lago, ammin­is­tra­ti­va­mente divise in quat­tro Province. Lo annun­cia il pres­i­dente Giuseppe Mongiel­lo, in car­i­ca dal dicem­bre 2000, ed oggi alle prese con la pri­ma defezione. Il Con­siglio comu­nale di Mal­ce­sine ha infat­ti deciso di las­cia­re Comu­nità del Gar­da. «La cosa mi addo­lo­ra un po’ — dice Mongiel­lo — per­ché la deci­sione è giun­ta improvvisa, ma pos­so immag­inare che una scelta tan­to per­en­to­ria quan­to inequiv­o­ca­bile, abbia dietro di sé delle gius­ti­fi­cazioni. Del resto non è la pri­ma vol­ta che un fat­to sim­i­le suc­cede». Negli anni scor­si rescis­sero dal­la Comu­nità i Comu­ni di Peschiera, Lazise, Gar­da, Castel­n­uo­vo del Gar­da, Gargnano, la Provin­cia di Man­to­va e la Cam­era di com­mer­cio di Verona. «Allo­ra, si disse, le cause furono deter­mi­nate da con­tin­gen­ze politiche — con­tin­ua Mongiel­lo -, in alcu­ni casi da atteggia­men­ti per­son­al­is­ti­ci. In ogni caso, il fenom­e­no cos­ti­tu­isce il seg­nale di quan­to sia frag­ile e pre­caria la strut­tura del­la Comu­nità, così da riv­e­lare la vetustà dell’organismo nel­la sua con­fig­u­razione giuridi­ca, che, quan­do nacque, era sta­to invece sen­ti­to e volu­to come stru­men­to nec­es­sario di un coor­di­na­men­to uni­tario». Per il pres­i­dente del­la Comu­nità si è per­so di vista quel­lo spir­i­to orig­i­nario che pro­dusse una volon­tà con­di­visa e uni­taria di dife­sa del bene «acqua» e che, tra l’altro, diede avvio alla creazione di un cor­ret­to sis­tema di depu­razione. «Oggi — con­tin­ua Mongiel­lo -, mutate molte con­dizioni e situ­azioni leg­isla­tive, si pro­pon­gono alla nos­tra atten­zione altre, non meno impor­tan­ti, prob­lem­atiche di fronte alle quali, restando assen­ti, o insen­si­bili, o soli­tari, i Comu­ni potreb­bero trovar­si di fronte a con­seguen­ze delu­den­ti». Il prof. Mongiel­lo ricor­da i temi del­la ges­tione delle aree dema­niali, por­tu­ali ed extra (pas­sa­ta dal­la Regione ai Comu­ni), del­la , del­la sicurez­za in acqua e sulle spi­agge, del­la pro­mozione tur­is­ti­ca, del­la val­oriz­zazione dell’identità cul­tur­ale bena­cense, del­la ges­tione e del coor­di­na­men­to di gran­di even­ti di liv­el­lo nazionale e inter­nazionale, del­la pro­mozione e tutela ambi­en­tale e urban­is­ti­co-ter­ri­to­ri­ale, dei liv­el­li delle acque del lago, del­la via­bil­ità… «Temi for­ti per i quali la Comu­nità può met­ter­si a dis­po­sizione con prof­it­to per tutte le realtà ammin­is­tra­tive del lago, sem­pre che ad essa i Comu­ni riconoscano mag­giore autorev­olez­za. Pre­tendere che la Comu­nità sia un ente al quale, aven­do paga­to la quo­ta asso­cia­ti­va, cias­cun Comune pos­sa ved­er­sela dal­lo stes­so resti­tui­ta sot­to for­ma di con­trib­u­to per le pro­prie man­i­fes­tazioni, sig­nifi­ca non averne com­pre­sa la funzione».