Approvato il Piano della Comunità montana che intende dare concretezza ai progetti economici per il pieno decollo del Parco

Rilanciare l’Alto Garda con l’agricoltura biologica certificata

09/02/2003 in Attualità
Parole chiave:
Di Luca Delpozzo
Simone Bottura

Ripristi­no e con­ser­vazione degli ele­men­ti nat­u­rali del pae­sag­gio agri­co­lo, aumen­to del­la bio­di­ver­sità e incen­ti­vazione del bio­logi­co, dif­fu­sione dell’assistenza tec­ni­ca in azien­da per garan­tire la cor­ret­ta ese­cuzione delle pratiche agro­nomiche. Sono in sostan­za queste le final­ità del «Prog­et­to spe­ciale agri­coltura 2002–2004» approva­to in questi giorni dal Con­siglio diret­ti­vo del­la Comu­nità mon­tana bres­ciano. Il prog­et­to seg­na una svol­ta nel­la filosofia delle inizia­tive di sosteg­no all’attività agri­co­la, sino ad ora sostanzial­mente final­iz­zate al miglio­ra­men­to delle pro­duzioni. Oggi tale impostazione non è più suf­fi­ciente, soprat­tut­to in un’area tute­la­ta come il Par­co, dove gli aspet­ti legati al man­ten­i­men­to dei val­ori cul­tur­ali e tradizion­ali e gli aspet­ti pae­sag­gis­ti­co ambi­en­tali rive­stono un peso sem­pre mag­giore. L’obiettivo vero del prog­et­to diven­ta dunque quel­lo di cer­ti­fi­care non solo i prodot­ti, ben­sì l’intera area, facen­do del Par­co altog­a­rde­sano una vera e pro­pria risor­sa inte­gra­ti­va, il val­ore aggiun­to dell’economia locale. La dif­fu­sione di pratiche agri­cole “sosteni­bili” dovrà insom­ma diventare una delle pre­messe nec­es­sarie in vista dell’attivazione di un per­cor­so di “cer­ti­fi­cazione ambi­en­tale”, pos­to come obi­et­ti­vo gen­erale qual­i­f­i­cante. «Nell’impostare il pro­gram­ma di inter­ven­to per il prossi­mo tri­en­nio — ha spie­ga­to l’assessore all’Agricoltura Giampiero Zanet­ti — è sta­ta priv­i­le­gia­ta l’opportunità di pro­muo­vere con­ven­zioni o con­trat­ti con gli agri­coltori final­iz­za­ti alla manuten­zione di alcu­ni man­u­fat­ti tradizion­ali fon­da­men­tali per il man­ten­i­men­to del ter­ri­to­rio, al recu­pero di deter­mi­nate col­ture e pratiche agri­cole tradizion­ali, al sosteg­no di prog­et­ti pilota». Per quan­to riguar­da il rilan­cio delle col­ture tradizion­ali, dopo le azioni volte al recu­pero dei castag­neti e degli oliveti attuate nel 2002, quest’anno si pun­terà al sosteg­no delle antiche colti­vazioni del melo e del pero, un tem­po molto dif­fuse nei ter­ri­tori dell’Alto Gar­da, soprat­tut­to nelle zone interne di Tig­nale e Tremo­sine. L’intervento si incen­tr­erà su un lavoro pre­lim­inare di indi­vid­u­azione delle vec­chie vari­età di mele e pere tradizional­mente pre­sen­ti sul ter­ri­to­rio ed un’attività di ripro­duzione del mate­ri­ale veg­e­ta­ti­vo ritenu­to inter­es­sante. Il pri­mo obi­et­ti­vo sarà quel­lo di pro­cedere all’impianto di almeno 150 piante. Dal­la Comu­nità mon­tana giunger­an­no inoltre sosteg­ni per il recu­pero e la manuten­zione dei “muret­ti a sec­co”, uno degli ele­men­ti pae­sag­gis­ti­ci tipi­ci del ter­ri­to­rio agri­co­lo altog­a­rde­sano. La loro manuten­zione risul­ta fon­da­men­tale non cer­to per fini pro­dut­tivi ma per il man­ten­i­men­to di un trat­to carat­ter­is­ti­co del pae­sag­gio locale. Con­tin­uer­an­no inoltre le inizia­tive di sosteg­no e con­sulen­za tec­ni­ca per gli agri­coltori inten­zionati a pas­sare al meto­do bio­logi­co. Sono pre­visti aiu­ti anche per le attiv­ità zootec­niche tradizion­ali: saran­no ero­gati con­tribu­ti a quegli all­e­va­tori che prat­i­can­do l’alpeggio trasformi­no diret­ta­mente il lat­te a quote alti­met­riche supe­ri­ori ai 1.000 metri. Par­ti­ran­no anche prog­et­ti pilota, nel­la fas­cia inter­na del Par­co, riguardan­ti la cos­ti­tuzione di aziende di all­e­va­men­to con­dotte con meto­di bio­logi­ci. Il finanzi­a­men­to del Piano tri­en­nale prevede per la pri­ma annu­al­ità una spe­sa di 50mila euro.

Parole chiave: