Domenica al cimitero che ospita anche i boia nazisti la commemorazione dei caduti tedeschi. Il console: «Al loro posto lettera di condanna e mostra permanente»

Rimossi i libri con i nomi SS

15/11/2006 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Camilla Ferro

La morte livel­la tut­ti, recita­va Totò. Non è vero. I crim­i­nali di guer­ra sepolti nel cimitero mil­itare del paese non sono fratel­li dei 22mila sol­dati che riposano accan­to a loro. Chris­t­ian Wirth (tom­ba 716), Franz Reich­leit­ner (tom­ba 1192) e Got­tfried Schwarz (tom­ba 666) non pos­sono e non devono essere ono­rati. Per­chè: era­no Ss pro­gram­mate per elim­inare l’umanità; era­no «men­ti» del Ter­zo Reich; era­no coman­dan­ti dei campi di ster­minio di Sobi­bor, Belzec, Maj­danek e Tre­blin­ka; era­no gli ideatori del «Prog­et­to eutana­sia» per la sop­pres­sione di hand­i­cap­pati e malati (70mila ese­cuzioni tra il 1939 e il 1941); era­no i respon­s­abili del­lo ster­minio alla Risiera San Sab­ba a Tri­este (in un colpo solo 5.000 mor­ti). La morte non livel­la tut­ti e non può bastare, da sola, a per­donare chi si è mac­chi­a­to di tali nefan­dezze. Dopo anni di polemiche a Coster­mano, dove vit­time e carn­efi­ci sono sepolti insieme, domeni­ca, in occa­sione del­la Gior­na­ta di lut­to nazionale ded­i­ca­ta ai tedeschi cadu­ti nelle due guerre, la sto­ria cam­bierà: nes­sun onore a Wirth, Reich­leit­ner e Schwarz ma la loro esplici­ta con­dan­na. «Tir­ere­mo via i gran­di lib­ri di bron­zo con incisi i nomi delle tre SS», spie­ga il con­sole gen­erale aggiun­to in Italia Felix Kleine, «e col­locher­e­mo dei cartel­loni per­ma­nen­ti in cui si rac­con­tano i fat­ti accadu­ti in Italia tra il 1943 e il 1945, denun­cian­do la per­se­cuzione nazista con­tro gli ebrei. Cre­do che queste siano due novità impor­tan­ti, due atti dovu­ti all’Italia: riconoscere gli errori e con­dan­narli pub­bli­ca­mente è dimostrazione di civiltà e, soprat­tut­to, di rispet­to per col­oro che han­no sub­ì­to tan­ta vio­len­za e per chi oggi, super­stite o famil­iare, sof­fre per le atroc­ità del pas­sato». Se è impos­si­bile pre­tendere che le spoglie dei tre gen­er­ali nazisti siano rim­pa­tri­ate (le ossa di un solda­to diciot­tenne si trovano nel­la stes­sa tom­ba di Wirth e non si riesce più a dis­tinguerne l’appartenenza), è però pos­si­bile ricor­dare a chi­unque entri al cimitero che lì si trovano anche le spoglie di crim­i­nali di guer­ra. «I mor­ti sono mor­ti, anche quel­li che in vita sono sta­ti dei crim­i­nali», aggiunge Klein, «capis­co benis­si­mo l’ostilità di chi protes­ta per la loro pre­sen­za ma non pos­si­amo rispon­dere all’ingiustizia con altra ingius­tizia: can­cel­lare il nome di questi tre mil­i­tari è vol­er can­cel­lare la loro memo­ria per­chè non ven­ga mai ono­ra­ta. Questo è quan­to la Ger­ma­nia ha deciso di fare domeni­ca», spie­ga Klein, «e questo ci auguri­amo pos­sa bastare per far capire agli ital­iani che noi non solo non gius­ti­fichi­amo azioni atro­ci commesse dai nos­tri con­nazion­ali ma li riconos­ci­amo come respon­s­abili davan­ti alla sto­ria». I lib­ri di fer­ro con i nomi e i gra­di di haupt­sturm­führer (cap­i­tano SS) per Reich­leit­ner, unter­sturm­führer (sot­tote­nente SS) per Schwarz e sturm­ban­n­führer (mag­giore SS, il liv­el­lo più alto di tut­ti) per Wirth, sono già sta­ti tolti e spedi­ti in Ger­ma­nia. Che fine faran­no in patria, non è dato sapere. Rimane invece il reg­istro car­taceo con l’elenco di tut­ti gli oltre 22mila sol­dati sepolti e il numero del­la tom­ba di cias­cuno, così da per­me­t­tere a chi lo voglia di andare a dire una preghiera o portare un fiore. «Su ques­ta specie di librone», sot­to­lin­ea Klein, «in orig­ine era­no inser­i­ti anche i tre rap­p­re­sen­tan­ti del Ter­zo Reich, ora non più, li abbi­amo can­cel­lati». Una lun­ga striscia bian­ca di con­dan­na sul nome degli aguzzi­ni: a qual­cuno non sem­bra suf­fi­ciente. «Inutile tirar­li via da una parte se poi res­ta il nome sul­la lapi­de», protes­tano da sem­pre i paci­fisti e i volon­tari dell’iniziativa ita­lo-tedesca «Per la memo­ria a Coster­mano», ma quel­lo «non pos­si­amo toglier­lo», rib­at­te Klein, «restano pur sem­pre dei mor­ti.…». «Vogliamo fare dell’altro in seg­no di rispet­to», con­clude il con­sole aggiun­to, «alles­ten­do una mostra per­ma­nente nell’edificio appe­na den­tro al cimitero, sul­la destra, dove si trovano gli uffi­ci, con l’esposizione di foto di momen­ti cru­ciali del con­flit­to, tipo la lib­er­azione da parte dei tedeschi di Mus­soli­ni o del­la battaglia di Monteccassino.Vogliamo che i vis­i­ta­tori abbiano tut­ti gli ele­men­ti per capire la sto­ria e per con­dan­narla là dove è tes­ti­mone di fat­ti ese­cra­bili. Ci auguri­amo che tut­to questo ser­va come moni­to alla pace e alla ric­on­cil­i­azione». La morte non livel­la tut­ti e tut­to. Totò non ave­va ragione.