L’assessorato all’agricoltura della Provincia lancia la promozione e la riscoperta di un prodotto tipico. Dieci ettari di mais Marano a Bedizzole e macinatura in un mulino a pietra di Gavardo

Rinasce l’antica polenta del Garda

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Di Luca Delpozzo
Sergio Botta

Dopo vini, oli, salu­mi, un altro prodot­to va ad arric­chire il quadro delle pro­duzioni tipiche. Sti­amo par­lan­do del­la Polen­ta del Gar­da Bres­ciano che ave­va un tem­po carat­ter­iz­za­to la tavola delle famiglie. «Pros­egue il nos­tro impeg­no — ha sot­to­lin­eato , asses­sore provin­ciale all’A­gri­coltura — di val­oriz­zare le antiche abi­tu­di­ni ali­men­ta­ri del ter­ri­to­rio. Ripresen­ti­amo un prodot­to, rimas­to solo nel­la mente dei più anziani, nel­l’am­bito di un inter­ven­to volto a ricreare l’am­bi­ente tipi­co del Gar­da bres­ciano». «Con questo prog­et­to sul­la fari­na da polen­ta — osser­va il respon­s­abile Gior­gio Sar­tori — si inserisce un ulte­ri­ore prodot­to di qual­ità nel panora­ma enogas­tro­nom­i­co del­la Provin­cia. La tipic­ità va perse­gui­ta attra­ver­so l’in­cen­ti­vazione alla ven­di­ta diret­ta e alla pro­mozione del­l’im­mag­ine agri­co­la». Nel­la cam­pagna 2004 sono sta­ti investi­ti 10 ettari di ter­reno nel Comune di Bedi­z­zole, mes­si a dis­po­sizione da 5 aziende, men­tre la maci­natu­ra avviene tramite un muli­no a pietra del 1790, di pro­pri­età Enzo Bruschi di Gavar­do che, uni­co in Italia, pro­duce al mas­si­mo un quin­tale l’o­ra di fari­na. «Si tor­na all’an­ti­co — ha evi­den­zi­a­to Rober­to Tagliani, sin­da­co di Bedi­z­zole -. Più che un prodot­to, vor­rei esprimere che si trat­ta di un con­cet­to di vita in quan­to è avvenu­ta la riscop­er­ta di un prodot­to di nic­chia». «Ricom­in­cia­re a pro­durre una vari­età sim­i­le — ha spie­ga­to Ste­fano Ambro­gio, tito­lare del­l’azien­da omon­i­ma — è sta­to e sarà uno sfor­zo notev­ole anche per la man­can­za di irrigazione. Negli anni di sic­c­ità, non si può rac­cogliere nem­meno la quan­tità sem­i­na­ta e anche nel­la migliore delle ipote­si, non supe­ri­amo mai i 45 quin­tali per ettaro». Tut­tavia a con­tro­bi­lan­cia­re la dif­fi­coltà, c’è l’al­ta qual­ità e «la sod­dis­fazione di aver colti­va­to un prodot­to che fa parte del­la nos­tra sto­ria: bel­lo da vedere ma soprat­tut­to da gustare». Ma come si arri­va alla con­fezione finale di 1 kg? Il proces­so parte dal­la sem­i­na, rac­col­ta e maci­natu­ra di un ibri­do di mais di tipo Mara­no che pro­duce una granel­la vit­rea di otti­ma qual­ità, di pic­cole dimen­sioni, con col­orazione inten­sa. Da quest’an­no si potrà degustare la polen­ta bres­ciana da un ibri­do intera­mente colti­va­to nell provin­cia di Bres­cia e con orig­ine da antiche vari­età locali. Da sot­to­lin­eare, infine, la moli­tu­ra a pietra che garan­tisce le qual­ità nutri­tive del mais, con­fer­en­do alla fari­na inte­grale un sapore di antiche tradizioni. Le con­fezioni del prodot­to saran­no disponi­bili, a rac­col­ta ter­mi­na­ta nelle 5 aziende agri­cole e nel moli­no parte­ci­pan­ti al prog­et­to. Per infor­mazioni tele­fonare allo 0365/372005.

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