Nuovo progetto del Centro aiuto vita di Desenzano del Garda.

Rinasce dalla terra il sogno dell’orto sociale

Di Francesca Gardenato

Un pen­siero, qua­si un sog­no. Quale grande oppor­tu­nità sarebbe sta­ta avere a dis­po­sizione un pez­zo di ter­ra da adibire a orto sociale? Se lo sono chi­esti, tem­po fa, i volon­tari del Cen­tro aiu­to vita (Cav) del bas­so Gar­da gui­dati da Bruna Fil­ip­pi­ni. Det­to fat­to, ques­ta estate, a sor­pre­sa, si è real­iz­za­to il prog­et­to gra­zie alla disponi­bil­ità del­la famiglia Vez­zo­la in un ter­reno a Desen­zano del Gar­da.

Nel par­co botan­i­co Bago­da (quell’ampio spazio verde sot­to il viadot­to), è ger­moglia­to a inizio estate l’orto sociale del Cen­tro aiu­to vita, ulti­ma novità del­la onlus con sede a Riv­oltel­la. E a fine giug­no, come un dono, è spun­ta­to il pri­mo pomodoro!

L’associazione dal 1988 è pun­to di rifer­i­men­to per molte gio­vani madri e famiglie del Bas­so Gar­da ed entroter­ra bres­ciano, sodal­izio pre­siedu­to da Bruna Fil­ip­pi­ni e ali­men­ta­to dal lavoro di una cinquan­ti­na di volon­tari impeg­nati nel­la dife­sa del­la vita. Con l’orto sociale si aggiunge un’ul­te­ri­ore tessera al mosaico degli aiu­ti che il Cav dis­pen­sa a sosteg­no delle famiglie in dif­fi­coltà.

Tre volon­tari orti­coltori sono pre­sen­ti per inseg­nare ai neo­colti­va­tori le tec­niche agri­cole appro­pri­ate, quali la rotazione delle col­ture, la dife­sa bio­log­i­ca… al fine di tute­lare la bio­di­ver­sità del luo­go. È vieta­to l’uso di sostanze chimiche. Un oper­a­tore sociale, volon­tario, segue inoltre l’aspetto socio-relazionale tra i fruitori del prog­et­to e fra questi e i volon­tari.

Tut­ti gli uten­ti sono coin­volti nell’attività di pro­gram­mazione e di ver­i­fi­ca tan­to che la sem­i­na e la colti­vazione del­la ter­ra seguono le modal­ità sta­bilite dal grup­po durante le riu­nioni prepara­to­rie, così come la rac­col­ta e la des­ti­nazione del rica­va­to, che in nes­sun caso può essere uti­liz­za­to a fini di lucro. Il Cen­tro aiu­to vita for­nisce ai colti­va­tori quan­to nec­es­sario per lavo­rare la ter­ra: zappe, badili, vanghe, ras­trel­li, pic­coni, for­bici, accette, forche, fal­cetti, palette, vasi, ter­ric­cio per la colti­vazione delle piantine, can­na per l’acqua, rac­cor­di, annaf­fi­a­toi, car­rio­la, sec­chi, fer­til­iz­zante bio­logi­co, semen­ti e piantine per l’orto…

«La gen­erosità del sign­or Gio­van­ni Vez­zo­la – ricor­da la pres­i­dente del Cen­tro aiu­to vita, Bruna Fil­ip­pi­ni – che ha mes­so a nos­tra dis­po­sizione una parte del ter­reno di sua pro­pri­età pres­so il Gia­rdi­no botan­i­co Bago­da, ci ha per­me­s­so di real­iz­zare questo prog­et­to. L’orto sociale intende con­tribuire al sos­ten­ta­men­to delle famiglie coin­volte, miglio­rare il benessere psi­co-fisi­co di uten­ti che con­sid­er­a­no calpes­ta­ta la loro dig­nità a causa del­la perdi­ta del lavoro e diventare anche fonte di ric­chez­za cul­tur­ale, sociale e umana per la comu­nità coin­vol­ta, poiché ogni azione ten­derà a far appren­dere o a con­sol­i­dare com­por­ta­men­ti che mira­no al rispet­to rec­i­pro­co, al mutuo aiu­to, alla con­di­vi­sione, allo svilup­po di relazioni pos­i­tive tra cul­ture diverse, favoren­do dial­o­go e il supera­men­to di pregiudizi, di ostil­ità e dif­fi­den­ze».

Ogni famiglia riceve in affi­da­men­to un pez­zo di ter­ra da colti­vare con frut­ta e ver­du­ra, des­ti­na­ta all’auto­con­sumo in base alle pro­prie neces­sità; il Cav for­nisce tut­ti gli attrezzi nec­es­sari al lavoro. Gli uten­ti coin­volti proven­gono da vari Pae­si e fan­no rifer­i­men­to allo sportel­lo riv­oltellese del Cen­tro aiu­to vita: ven­gono da Italia, Mol­davia, Brasile, Alba­nia, Maroc­co, Egit­to. Alcu­ni era­no già esper­ti, altri non ave­vano mai toc­ca­to la ter­ra. Tra loro ci sono anche due donne. Soprat­tut­to nelle aper­ture ser­ali, rag­giun­gono il par­co anche le mamme e i bim­bi e il luo­go si ani­ma.

«Gli uten­ti acce­dono agli orti in giorni e orari presta­bil­i­ti e vi è sem­pre la pre­sen­za di uno o più volon­tari», con­tin­ua Bruna Fil­ip­pi­ni. Tra i tan­ti pre­gi di ques­ta bel­la inizia­ti­va, ci sono senz’altro quel­lo di atti­vare una rete di aiutare le per­sone “chia­mate in cam­po” – molte delle quali dis­oc­cu­pate – a sen­tir­si utili e a con­tribuire, con le moro colti­vazioni, al sos­ten­ta­men­to del­la famiglia. Un ritorno alle orig­i­ni e alla tradizione, un filo diret­to con la natu­ra. Non a caso l’agricoltura è l’attività più vec­chia del mon­do. Una parte dei prodot­ti ottenu­ti viene poi affi­da­ta al Cen­tro aiu­to vita per la dis­tribuzione e ad altri uten­ti che ne han­no neces­sità.