A Maguzzano, nelle colline attorno a Lonato, importanti risultati dagli scavi condotti da una équipe dell’università di Padova

Riportato alla luce il cuore dell’Abbazia

22/04/2008 in Territorio
Di Luca Delpozzo
Valentino Rodolfi

Il pri­mo nucleo del­la rinasci­men­tale risale come min­i­mo al nono sec­o­lo, dunque ai tem­pi di Car­lo Mag­no, e non al dec­i­mo sec­o­lo come attes­ta­vano i più antichi doc­u­men­ti a dis­po­sizione sino a pochi giorni fa.Le «prove» di ques­ta più remo­ta orig­ine, solo ora ripor­tate alla luce, si cela­vano sot­to il chiostro ovest del vas­to com­p­lesso: qui gli arche­olo­gi han­no rin­venu­to i resti di una chiesa car­olin­gia, e un’area funer­aria con tombe anco­ra intat­te, data­bili queste ultime tra dec­i­mo e dodices­i­mo sec­o­lo. Tombe intat­te: sepol­ture, arre­di, vetri, dec­o­razioni scul­toree che era­no rimaste per mille anni ignote ad ani­ma viva.Sono gli impor­tan­ti risul­tati dell’ultima cam­pagna di scavi, in cor­so in questi giorni, nel­la vas­ta Abbazia sit­u­a­ta tra le , in ter­ri­to­rio di Lona­to, che così come la si vede oggi venne ried­i­fi­ca­ta dal 1490 dopo prece­den­ti, ripetute devastazioni.L’operazione di sca­vo ha avu­to inizio nel feb­braio del 2005 in occa­sione dei lavori di posa di nuovi sot­toservizi. A segui­to dei risul­tati si è inizia­to a prog­ettare un’indagine pro­gram­ma­ta, una serie di cam­pagne di sca­vo sot­to la direzione sci­en­tifi­ca di Gian Pietro Bro­gi­o­lo ( di Pado­va), con l’obiettivo di ricostru­ire la sto­ria di ques­ta abbazia e le vicende inse­dia­tive che por­tarono alla sua nascita.La terza cam­pagna, quel­la di questi giorni, ha per­me­s­so di resti­tuire un’articolata sequen­za: in pri­mo luo­go un’azienda agri­co­la altome­dievale (delle quale sono emer­si muri legati con argilla e mate­ri­ale arche­o­logi­co data­bile addirit­tura al set­ti­mo sec­o­lo), e in par­ti­co­lare una pri­ma chiesa con abside semi­cir­co­lare, data­bile ad epoca car­olin­gia, al nono sec­o­lo, con fram­men­ti scul­tor­ei apparte­nen­ti all’arredo liturgico.Dunque un edi­fi­cio ben più anti­co del­la pri­ma attes­tazione scrit­ta di una «Abba­ti­o­la Magonziani», che fu des­ti­nataria di un decre­to emana­to dal vesco­vo di Verona Rate­rio, attorno all’anno 966.Le sor­p­rese però non si lim­i­tano a questo. In relazione con questo impor­tante edi­fi­cio di cul­to, sconosci­u­to pri­ma d’ora, si svilup­pa poi un’area funer­aria di cui è sta­to rin­venu­to un com­p­lesso di tombe mon­u­men­tali per per­son­ag­gi di alto ran­go. Una di queste sepol­ture por­ta­va un’iscrizione real­iz­za­ta sull’intonaco rel­a­ti­va a un «Uber­tus laicus», plau­si­bil­mente iden­ti­fi­ca­bile con Uber­to, figlio di Aduino con­te di Par­ma, per­son­ag­gio che com­pare in due doc­u­men­ti del 1090, in uno dei quali dona un appez­za­men­to alla chiesa di S. Maria de Maguziano, men­tre nell’altro sot­to­scrive un atto nel­la .Gli scavi per­me­t­tono anche di capire lo svilup­po suc­ces­si­vo di queste strut­ture, l’ampliamento del­la chiesa ver­so est e la costruzione di nuovi edi­fi­ci legati al monas­tero (tra cui un edi­fi­cio affres­ca­to con una tom­ba mon­u­men­tale all’interno) che in fine ver­ran­no demo­lite per la costruzione dell’abbazia attuale, edi­fi­ca­ta dal 1490. Oltre ai fram­men­ti di scul­tura apparte­nen­ti all’arredo litur­gi­co altome­dievale, sono state rin­venu­ti numerosi fram­men­ti di intonaci dip­in­ti e le vetrate che face­vano parte del­la dec­o­razione inter­na del­la chiesa, tessere apparte­nen­ti alla sua pavi­men­tazione musi­va e var­ie­ga­to mate­ri­ale arche­o­logi­co tra cui recip­i­en­ti in vetro, ceram­i­ca e pietra ollare apparte­nen­ti alla cul­tura mate­ri­ale di ques­ta anti­ca abbazia. Più anti­ca, dunque, di quan­to dicessero le prove scritte.